Il tè

Ragazzi seduti in panchina. Tè
In panchina non si sta troppo bene... (Foto di matimix)

In campo c’è un’umidità pazzesca.

Eppure si gioca.

Il mister urla da bordo campo e le sue indicazioni scandiscono il nostro gioco con l’instancabile costanza della sirena del porto che guida i marinai nelle giornate di nebbia.

In panchina non si sta troppo bene: le giacche a vento sono ben allacciate, ma stare fermi non aiuta a difendersi dal freddo.

Il duplice fischio dell’arbitro ci manda tutti negli spogliatoi: è finito il primo tempo.

Inizia l’intervallo.

Siamo in vantaggio e il risultato è già in cassaforte; il secondo tempo sarà tranquillo.

Nello spogliatoio l’allenatore ci spiega cosa si aspetta da tutti noi: dobbiamo continuare a pressare, a creare gioco, a chiudere gli spazi all’avversario,…

… ma la mia attenzione è rivolta al termos del tè caldo.

Il tè è per tutti: per chi era in campo e per chi scaldava la panchina, per il mister e per i suoi collaboratori. Quel tè non dovevamo meritarcelo: era un dato di fatto. Ci aspettava fumante nello spogliatoio…

Oggi, a distanza di molti anni, sono io a portarmi il fischietto alle labbra per decretare l’inizio dell’intervallo. Il campo è quello della vita quotidiana: a volte è d’erba, a volte di sabbia, altre volte è di sassi; a volte si gioca in pianura, altre in salita; a volte si gioca in casa e la curva ti sostiene, altre volte fuori casa e piovono fischi a tutt’andare,…

Fischio e mi avvio verso lo spogliatoio, mi siedo e mi verso una tazza di tè caldo.

Il freddo invernale è lo stesso di quella volta.

Le partite a volte le vivi da giocatore, altre da panchinaro, altre ancora da mister,…

… mai da semplice spettatore.

E poi c’è il tè che ti aspetta.

E ti spetta sia quando sei vincitore, sia quando sei perdente, sia quando giochi bene, sia quando giochi male, sia quando hai dato tutto, sia quando non hai ancora dato niente.

L’intervallo dura giusto il tempo di tirare il fiato, di riprendere le forze.

Ma se non ci fosse, quei novanta minuti di partita non sarebbe possibile giocarli tutti.

Durante l’intervallo ti guardi attorno e senti l’importanza d’essere squadra, ascolti l’allenatore e ritrovi sicurezza: se ti fidi di lui e dei tuoi compagni, giochi meglio.

Sorseggio il mio tè e mi riscalda, oggi come quella volta.

Poi mi sistemo i parastinchi, appoggio il bicchiere sul tavolo dello spogliatoio e rientro in campo.

don Gian Luca