Un attico a Mosca, il “dono” di Trump per Putin

Donald J. Trump riceve il pallone della Coppa del Mondo 2018 FIFA dal presidente russo Vladimir Putin
Donald J. Trump riceve il pallone della Coppa del Mondo 2018 FIFA dal presidente russo Vladimir Putin durante l'incontro a Helsinki. EPA/MAURI RATILAINEN

WASHINGTON. – Un attico da 50 milioni di dollari per Vladimir Putin: è il ‘regalo’ – la tangente secondo i dem – che la Trump Organization voleva fare al leader del Cremlino in piena campagna presidenziale Usa per realizzare una Trump Tower a Mosca, un progetto inseguito per 30 anni ed ora all’attenzione del procuratore speciale Robert Mueller che indaga sul Russiagate.

La rivelazione del sito BuzzFeed News imbarazza ancora di più Trump sul palcoscenico del G20 argentino, dopo che Michael Cohen, l’ex avvocato personale del presidente, si è dichiarato colpevole di aver mentito al Congresso, rivelando che i negoziati per il progetto proseguirono sino a giugno ’16, quando il tycoon era ormai virtualmente il ‘nominee’ repubblicano per la Casa Bianca.

L’offerta del super attico fu discussa dallo stesso Cohen con una assistente di Dmitri Peskov, portavoce di Putin. La Casa Bianca è stata costretta a ribadire che l’incontro fra Trump e Putin è saltato per la crisi ucraina, non per il Russiagate, pur ammettendo che esso forse “mina le nostre relazioni”.

Nell’operazione immobiliare moscovita era coinvolto il chiacchierato imprenditore di origine russa Felix Sater, ex socio d’affari di Trump, gia’ condannato per frode finanziaria e poi informatore Fbi: “tutti gli oligarchi si sarebbero messi in fila per vivere nello stesso edificio di Putin”, ha spiegato, spacciandola per una tecnica di marketing. Fu lui ad ingaggiare a fine 2015 l’ex generale dell’intelligence militare Ievgheni Shmykov, per procurare i visti a Cohen e allo stesso Trump, anche se alla fine nessuno dei due andò a Mosca.

Le dichiarazioni di Cohen non dimostrano che il tycoon ha cospirato con Mosca per vincere le elezioni ma intanto smentiscono quanto da lui sostenuto durante e dopo la campagna elettorale, ossia che non avesse nulla a che fare con la Russia. Se poi avesse ribadito questa posizione anche nelle sue risposte scritte a Mueller rischierebbe l’accusa di falso. Un’accusa che, secondo i media Usa, rischia anche il primogenito Donald jr per la sua testimonianza al Congresso, non solo per aver sostenuto di aver avuto una conoscenza “periferica” del progetto russo ma anche per aver negato l’aiuto di governi stranieri, mentre risulta abbia ricevuto proposte da Arabia Saudita ed Emirati Arabi.

Muller starebbe indagando anche sul ruolo di Ivanka nei negoziati per la Trump Tower moscovita. Il presidente, dice chi gli è vicino, è arrivato di umore nero al vertice G20, dopo che Mueller sembra voler varcare la ‘linea rossa’ dei suoi affari e della sua famiglia. Ma il procuratore speciale ha altre carte nelle mani: l’incontro alla Trump Tower tra lo staff elettorale del tycoon (compreso il figlio primogenito) ed emissari russi che promettevano materiale compromettente contro Hillary, nonché il possibile coordinamento con Wikileaks, tramite il suo ex consigliere informale Roger Stone, sulla diffusione delle email dem trafugate da hacker russi.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)