Il Qatar lascia l’Opec, pesa la tensione con l’Arabia

Un arabo in primo piano a riunione dell' Opec. Petrolio
Il Qatar lascia l'Opec, pesa la tensione con l'Arabia

ROMA. – Concentrarsi sulla produzione di gas. Con questa motivazione ufficiale, dietro cui si nasconde però un aspro scontro con l’Arabia Saudita, il Qatar fra poche settimane lascerà l’Opec, il cartello dei Paesi produttori di petrolio nel quale militava dal lontano 1961. La notizia piomba con un fulmine a ciel sereno, del tutto inaspettata, sul mercato del greggio, che è in attesa proprio delle decisioni dell’Opec in merito alle quote di produzione nel meeting in programma a Vienna giovedì prossimo, 6 dicembre.

Ad annunciare l’addio all’organizzazione, che avverrà a gennaio, è stato il ministro degli Affari energetici, Saad Sherida al-Kaabi: “Il Qatar – ha detto in una conferenza stampa a Doha – ha deciso di ritirare la propria appartenenza all’Opec con effetto da gennaio 2019. Non abbiamo un grande potenziale (sul petrolio, ndr), siamo realistici. Il nostro potenziale è nel gas”, in particolare in quello liquefatto, di cui il Paese è il primo esportatore mondiale.

“Continueremo a dominare il mercato del gas e ad essere dei leader nel mercato del gas per il prossimo futuro” ha aggiunto. Il ruolo dell’emirato sul mercato del petrolio, effettivamente, non è centrale, con la sua 11ma posizione tra i produttori del cartello con una quota inferiore al 2% delle estrazioni totali.

La sua decisione, pertanto, non potrà avere un impatto significativo sulle decisioni che l’organizzazione sarà chiamata a prendere fra pochi giorni, tuttavia si tratta di un gesto non solo sorprendente, ma spia di una situazione geopolitica incandescente: “Il simbolismo – ha spiegato all’agenzia Bloomberg Helima Croft, analista di Rbc – è profondo. Dal momento che concentrarsi sul Gnl (gas naturale liquefatto) non dovrebbe essere incompatibile con l’appartenenza all’Opec, la mossa condurrà invariabilmente molti a concludere che le divisioni geopolitiche sono diventate ingestibili”.

Il pensiero non può che andare alla lunga guerra diplomatica, con tanto di embargo, che da un anno e mezzo oppone il Qatar, accusato sostenere il terrorismo internazionale, ad Arabia Saudita, Emirati arabi uniti, Bahrain ed Egitto. Ma anche alle tensioni interne alla stessa Opec, stretta tra il crollo recente del prezzo del petrolio, lo strapotere dell’Arabia, il ruolo sempre più ‘ingombrante’ della Russia (una sorta di partner esterno tra nel cosiddetto Opec Plus) e i recenti e continui attacchi del presidente Usa Donald Trump.

Una matassa di problemi che mettono a rischio la stessa sopravvivenza del cartello e che certamente finiranno sul tavolo del meeting di Vienna di giovedì, chiamato a decidere un eventuale taglio della produzione per far salire i prezzi: ancora una volta, però, l’Iran, secondo il quale altri piccoli Paesi potrebbero lasciare l’Opec, si è detto chiaramente contrario. Prezzi che, nel frattempo, viaggiano un po’ per conto loro grazie alla tregua Usa-Cina sui dazi: il Wti si aggira intorno ai 54 dollari e il Brent è tornato sopra i 62 dollari.

(di Francesca Paggio/ANSA)