Ankara chiede l’arresto di due fedelissimi di bin Salman

Il principe saudita Mohammad Bin Salman
Ankara chiede l'arresto di due fedelissimi di bin Salman. EPA/STR

STANBUL. – La Turchia non molla bin Salman. A più di due mesi dall’uccisione di Jamal Khashoggi nel consolato saudita, la procura di Istanbul ha chiesto l’arresto di due fedelissimi del principe ereditario in base al “forte sospetto” che siano stati tra i “pianificatori dell’omicidio”.

Nel mirino dei magistrati sono finiti Saud al Qahtani, stretto consigliere ed ex responsabile della comunicazione sui social di Mbs, e il generale Ahmed al Asiri, già numero 2 dell’intelligence. Entrambi erano stati rimossi una ventina di giorni dopo l’omicidio, nel primo dei tentativi di Riad di calmare le acque. Ma consegnarli alla giustizia turca è tutta un’altra storia.

I due si troverebbero in Arabia Saudita e il Regno aveva già respinto con decisione le ripetute richieste di estradizione formulate da Ankara dei 15 presunti agenti dello ‘squadrone della morte’. Ma dopo questa nuova mossa della procura, potrebbe arrivare la richiesta formale all’Interpol di emettere un mandato di cattura.

“L’inchiesta della Turchia prosegue, andremo fino in fondo” e “in caso di ostruzioni non esiteremo a ricorrere a un’inchiesta internazionale”, ha avvertito ancora una volta il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. Parole in linea con quelle dell’Alto commissario Onu per i Diritti Umani Michelle Bachelet: “Credo che ci sia davvero bisogno” di un’indagine internazionale “per accertare ciò che è realmente accaduto e chi sono i responsabili di quel terribile omicidio”, ha spiegato Bachelet, precisando però di non avere l’autorità per avviarla autonomamente.

La Corona continua intanto a rispedire le pressioni al mittente. Dopo che il Washington Post aveva scritto di messaggi scambiati da bin Salman con i suoi sottoposti nelle ore dell’omicidio, ieri alcuni senatori americani non hanno esitato ad accusarlo direttamente dopo l’audizione della Cia, parlando di una “sega fumante” al posto della proverbiale pistola. Ma Riad insiste nella difesa a oltranza.

“In nessun momento Sua Altezza Reale il Principe Ereditario ha avuto comunicazioni con alcun funzionario saudita per far del male a Jamal Khashoggi, un cittadino saudita. Respingiamo categoricamente ogni accusa che mira a collegare il Principe a questo orribile incidente”, scrive su Twitter la portavoce dell’ambasciata negli Usa.

“Il Regno dell’Arabia Saudita è stato franco nell’affrontare questo tragico errore, sta portando davanti alla giustizia le persone responsabili e mettendo in campo misure correttive per garantire che un buco istituzionale di tale catastrofica natura non si ripeta”, aggiunge, riferendosi ai 21 fermi e alle 5 richieste di condanna a morte dei sospetti.

Il caso sembra destinato a durare ancora a lungo e sta attirando anche l’attenzione di Hollywood. Nelle scorse ore, davanti al consolato di Riad a Istanbul è comparso l’attore premio Oscar Sean Penn, impegnato in alcune riprese per il progetto di un documentario sull’uccisione del reporter.

(di Cristoforo Spinella/ANSA)