Karrenbauer nuova leader della Cdu, Merkel esulta

Karrenbauer nuova leader della Cdu, Merkel esulta.
Karrenbauer nuova leader della Cdu, Merkel esulta. (ANSA/AP Photo/Michael Sohn)

AMBURGO. – Ancora una volta, una donna. Annegret Kramp-Karrenbauer vince la sfida per la presidenza della Cdu, e sarà lei a succedere ad Angela Merkel, che l’ha sostenuta e le cede il testimone dopo 18 anni alla guida del partito popolare tedesco. Ad Amburgo, Annegret piange apertamente quando la cancelliera chiude il suo ultimo discorso davanti alla plenaria ma poi, gli occhi ancora rossi e gonfi di lacrime, riesce a strappare la maggioranza dei delegati battendo l’avversario Friedrich Merz al ballottaggio, l’uomo riportato in campo da Wolfgang Schaeuble dopo 10 anni di assenza dalla politica.

E con questo successo blinda la sua madrina-alleata: è chiaro che la Bundeskanzlerin esce rafforzata dalla sconfitta dei falchi, che prima o poi avrebbero tentato di sfilarle la cancelleria. “Il mio legame con il partito non dipende dalla presidenza, e resto cancelliera”, aveva chiarito d’altra parte fin da subito subito la Merkel. La partita è rimasta sul filo fino all’ultimo metro. Fatto fuori al primo turno il ministro 38enne Jens Spahn, che ha raggiunto comunque 157 dei 999 voti espressi, si era vista la forza della candidata donna: 450 voti per ‘Akk’, 392 per Merz.

Ma l’avvocato finanziario, che a 62 anni voleva rientrare dalla porta principale dopo essere stato silurato proprio da Merkel, aveva ottime possibilità di spuntarla, contando sul sostegno dei conservatori amici di Spahn. Non è andata così: Karrenbauer si è imposta con 517 voti, Merz si è fermato a 482. “Sento dire che sono una copia. Ma io sono il risultato di come mi ha formato la vita. Sono una madre di tre figli che sa quanto sia difficile conciliare lavoro e famiglia. E sono una che in 18 anni di politica ha imparato a essere leader”, aveva scandito nel suo discorso prima del voto la Karrenbauer.

A 56 anni, con un’esperienza alle spalle di amministratrice nel piccolo Saarland di cui ha lasciato la presidenza per diventare segretaria generale della Cdu, ‘Akk’ (l’acronimo cui tutti ricorrono per aggirare l’insidia di un cognome lungo e difficile) ha ricordato il partito di Kohl, in cui era entrata spinta dall’ottimismo, dal coraggio, da quell’attitudine a non inseguire chi dipinge tutto di nero. “Questa deve essere anche la Cdu del futuro, la mia, la nostra Cdu”, aveva incalzato.

Merkel le aveva tirato la volata nel suo discorso di addio: “La Cdu non deve ripiegarsi sul passato, deve proiettarsi nel futuro, con nuovi leader, nuove strutture, mentre i valori restano”. Alla paura del populismo la cancelliera ha replicato con una frecciata alla vecchia dirigenza: “L’ora del destino per questo partito fu lo scandalo dei fondi illegali”, ha affermato, citando fra l’altro la Dc italiana. Un messaggio fra le righe anche al rivale Schaeuble, che ha guidato la resa dei conti dei conservatori nell’arena di Amburgo, scendendo apertamente in campo a sostegno di Merz.

“Temo per la stabilità del paese, serve una svolta”, aveva detto invece Merz, raccogliendo molti applausi. L’ascesa del populismo è “inaccettabile”, così come l’erosione di voti verso i populisti dell’Afd e i Verdi, aveva incalzato, vedendo a rischio la tenuta dell’ultimo grande partito popolare d’Europa. Ma l’assemblea non si è fatta guidare dal timore dell’ultradestra nella sua scelta. “Gli altri partiti faranno bene a cautelarsi, è chiaro che Akk sa parlare anche ai conservatori”, secondo il presidente dello Schleswig-Holstein Daniel Guenther, sentito dall’ANSA a margine.

“Siamo delusi in Sassonia, ma non siamo feriti”, ha affermato da parte sua il governatore della Sassonia Michael Kretschmer, che ha vissuto l’incubo degli scontri nazi di Chemnitz. “Il problema con Afd? Dobbiamo risolverlo noi, la soluzione non deve arrivare da Berlino”. Il partito insomma ha scelto la continuità, evitando rotture con lo stile Merkel. Che si è imposta ancora una volta contro l’eterno avversario, Schaeuble. Lui però afferma di non sentirsi affatto sconfitto. La Cdu ha tratto vantaggio da questa esemplare gara di democrazia. E almeno su questo sono tutti d’accordo.

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