Sottosegretario Merlo alla “Voce”: “Preoccupati per gli italiani in Venezuela”

Il sottosegretario agli Affari Esteri Ricardo Merlo.
Il sottosegretario agli Affari Esteri, Ricardo Merlo.

ROMA –Il Venezuela continua ad essere al centro dell’attenzione. Lo è stato quando era ministro degli Affari Esteri Angelino Alfano, e lo è tutt’oggi. Lo assicura Ricardo Merlo, sottosegretario agli Esteri con delega per gli italiani nel mondo.  Intervistato dalla “Voce”, il sottosegretario Merlo afferma di conoscere molto bene le difficoltà che oggi vive il Venezuela e ammette che “è assai difficile aiutare un governo che non vuole essere aiutato”.

– Quando ascolti il presidente Maduro non sai se sta parlando del Venezuela o della Svizzera – è il suo sfogo.

Lo incontriamo nel suo ufficio, nella sede della Farnesina, in un tiepido pomeriggio romano. Ci accompagna l’ex Console Generale d’Italia a Caracas, Giovanni Davoli, oggi responsabile dell’ufficio stampa del sottosegretario. Alla fine dell’anno, è consuetudine tirare le somme; fare un bilancio del proprio lavoro. Sebbene sia vero che il Sottosegretario Merlo abbia ricevuto il delicato incarico da pochi mesi, chiediamo comunque una sua prima valutazione del lavoro svolto fino ad oggi.

– E’ stato molto intenso, dinamico, stressante; un lavoro di tanta responsabilità – confessa immediatamente -. Ho cercato di fare da pompiere. Siamo il partito più piccolo della coalizione. Ci sono alcuni elementi della maggioranza che hanno idee che noi non condividiamo, soprattutto per quanto riguarda il tema degli italiani all’estero.

– Ad esempio?

– La questione della stampa italiana all’estero – ci dice -. Non condividiamo la posizione del Movimento 5 Stelle. Ho cercato di avvicinare la Fusie, la vostra Federazione, con chi sostiene una politica diversa da quella che noi proponiamo. Ho promosso incontri. Il nostro è un sistema parlamentare – prosegue -. E nei sistemi parlamentari è normale che si formino coalizioni; quindi non deve meravigliare se al suo interno spesso convivano opinioni diverse. Nella maggioranza ci possono essere differenze. Bisogna avere pazienza, altrimenti non si potrebbe governare neanche un giorno. E’ accaduto nei governi precedenti. A dir la verità,  sempre da quando sono in Parlamento.

Ricardo Merlo, Sottosegretario All'Estero

 

– Che cosa pensa di fare il governo a favore dei connazionali che risiedono in Venezuela; un Paese che, come lei ben sa, vive una profonda crisi economica e politica?

– Intanto abbiamo rafforzato il nostro organico con 7 contrattisti – spiega -. Oggi il Venezuela è il Paese che ne ha di più…

– Questi contrattisti però non sono ancora arrivati – obiettiamo.

– Se non sono arrivati, arriveranno – assicura -.  La decisione è stata presa. Però, come già sa, ci sono i tempi della burocrazia. Posso assicurare che dei 102 contrattisti approvati, ne ho fatti aggiungere 2 per Montevideo, il numero maggiore è stato destinato a Caracas e a Londra. Al Venezuela ne sono stati assegnati ben 7.

– Se ne sta parlando ormai da tanto tempo, sicuramente da almeno un anno, e si continua ad aspettare –insistiamo.

– No, da un anno no. Io l’ho annunciato tre mesi fa…

– Il ministro Alfano, a suo tempo, aveva già comunicato la decisione di incrementare l’organico in Venezuela.

– Sì. Però io sto spingendo da tre mesi. Penso che a breve arriveranno.

– Due mesi, tre mesi… fra quanto tempo?

– I tempi della burocrazia…

Il sottosegretario Merlo conosce molto bene la realtà latinoamericana. Eletto Senatore nella Circoscrizione America Meridionale, è il primo sottosegretario espressione delle nostre comunità all’estero. E’ questa una pesante responsabilità; responsabilità che richiede tutto il suo impegno.

– Il Venezuela è un caso molto speciale – sostiene -. Ad esempio, tutti gli italo-venezolani vorrebbero acquistare la cittadinanza subito. Io conosco bene il valore della cittadinanza…

Si accusa spesso i connazionali sparsi per il mondo di ricordarsi delle proprie origini solo nei momenti di difficoltà. E sarà anche vero. Ma lo è anche che le nostre comunità, nei momenti di necessità sono sempre state vicine all’Italia e ai propri corregionali. Basta ricordare le cordate di solidarietà promosse all’interno delle nostre comunità ogni volta che una città o una regione è colpita da una catastrofe naturale.

– In un momento di crisi, soprattutto in un momento di crisi politica, il passaporto diventa un documento importante. Perché fare attendere tanto tempo un cittadino prima di riconoscergli il diritto alla cittadinanza?

– Io ho vissuto la crisi del 2001 in Argentina.

– Quindi sa cosa vuol dire avere il passaporto italiano, dell’Unione Europea.

– Certo, lo so. So cosa accade quando esplode una crisi – commenta -. Ho vissuto la crisi argentina. Quella del Venezuela, oggi, è peggiore. Migliaia di persone fanno richiesta di cittadinanza. Alcune probabilmente non hanno tutta la documentazione. Ma sono disperate. Stiamo preparando una visita in Colombia, per essere più vicini al Venezuela. In Colombia voglio incontrare gli italo-venezuelani che vi si sono recati. Posso assicurare che sono tanti. In una data successiva, ma questo dipenderà anche dal governo, visiterò il Venezuela. Spero che il giorno in cui mi recherò in Venezuela, i sette contrattisti stiano già lavorando.

– Gli italo-venezuelani, specialmente i giovani, stanno emigrando un po’ ovunque. Ad esempio, l’Istituto spagnolo di Statistica, il corrispondente dell’Istat, ha rivelato che gli italo-venezuelani in Spagna sono oggi circa 12, 15 mila.

Conferma con un movimento della testa. E afferma:

– Stiamo valutando l’apertura di un’agenzia consolare a Tenerife. Gli italo-venezuelani sono tanti, la stragrande maggioranza. Conosco il problema ed è per me una preoccupazione di tutti i giorni. Abbiamo aumentato i fondi alla cooperazione.

Poi, riferendosi al governo del presidente Nicolás Maduro, commenta:

– Devo confessare che è molto difficile lavorare con un governo che non si lascia aiutare. Come farlo? In Venezuela ci sono tanti nostri concittadini. La situazione è disperata e sono preoccupatissimo. Tutti i giorni mi chiedo come aiutare il Venezuela.

Ci dice che “a giugno ci sarà più personale di ruolo, tanti andranno in Venezuela”. E prosegue:

– La soluzione ai problemi del Venezuela la deve trovare il Governo del Venezuela. Noi aiutiamo, vogliamo aiutare. L’ostacolo è il governo venezuelano che non vuole.

– La nostra comunità ha bisogno di medicine.

– Lo so. Il problema è che non arrivano – spiega -. Le stiamo mandando ma non arrivano. Stiamo cercando alternative. Ad esempio, creare un corridoio umanitario nei paesi limitrofi. Ma, ripeto, come aiutare un paese che ha un presidente che sostiene che il Venezuela è la Svizzera? Quando ascolti il presidente Maduro non sai se sta parlando del Venezuela o della Svizzera. Così è molto difficile lavorare. Ho tanti amici in Venezuela. Sono in costante contatto con loro. Mi creda, stiamo facendo tutto il possibile.

– Conosce la realtà latinoamericana, come vede lo sviluppo della crisi venezuelana?

– L’economia non esiste più ma il Venezuela resta un paese sovrano – sostiene -. Non possiamo intervenire.

– Che strumenti ha l’Italia per promuovere un’alternanza di governo in Venezuela; un vero dialogo tra Governo e Opposizione? Come può l’Italia favorire il ritorno a un sistema politico in cui esista il rispetto per quelle libertà che in Italia costituiscono la base della democrazia e del benessere?

– L’Italia è un paese rispettoso della sovranità delle altre nazioni. Vorremo che il governo venezuelano prendesse coscienza della gravità della situazione.

– Sì, certo, ma l’Italia è un paese democratico che difende certi valori…

– Sì, ma noi non possiamo intervenire…

– Non stiamo certo parlando d’invasioni militari, ma di interventi ad alto livello diplomatico..

– Stiamo cercando di lavorare assieme ad altri paesi per far capire al governo venezuelano che ha intrapreso una strada sbagliata. In America Latina saranno molte le nazioni che non riconosceranno il prossimo governo del presidente Maduro.

– Ad esempio, il “Grupo de Lima”…

– Non so cosa faranno Brasile e Argentina – ammette -. E’ una situazione molto complessa e noi agiamo nel contesto dell’Unione Europea. L’Italia è molto critica nei confronti del Governo venezuelano e tutta l’Europa è preoccupata. Stiamo cercando di promuovere un gruppo che favorisca il dialogo tra governo e opposizione. Dobbiamo renderci conto della realtà. Il sistema imposto dal governo venezuelano è insostenibile.

 

I nostri giovani, un valore aggiunto

I paragoni sono sempre odiosi. Questo non è l’eccezione: Spagna e Italia sono due nazioni con grosse comunità di connazionali in Venezuela e nel mondo. Facciamo presente al sottosegretario Merlo che oggi tanti nostri giovani decidono di emigrare perché il Venezuela non offre loro un futuro. Tanti preferiscono la Spagna all’Italia e non solo, come si sostiene troppo spesso senza ragione, per la lingua.

– Molti – sottolineiamo – sono giovani preparatissimi; un valore aggiunto che l’Italia si sta lasciando scippare. Non ne approfitta, a differenza di altri paesi come Spagna, Canada, Stati Uniti, Australia.

– Mi sono riunito con l’Ambasciatore spagnolo. Non hanno coscienza della quantità d’italo-sudamericani, d’italo-venezuelani che vivono in Spagna. Non hanno censito…

– I nostri Consolati, nonostante gli sforzi dei funzionari, non hanno cifre precise. E’ vero. Non le hanno anche perché, per ignoranza, per disinteresse, per pigrizia gli italiani non sempre si registrano all’Aire.  L’Ine, invece, ha informazioni molto precise.

– Posso assicurare – insiste il sottosegretario – che hanno coscienza della metà degli immigrati. Quelle cifre rappresentano il 50 per cento della realtà.

– Comunque, resta il fatto che tanti giovani, validi professionisti, non sono apprezzati in Italia come lo sono altrove. Per questo le chiedo se in Italia esiste una politica di rientro…

– Se un connazionale torna in Italia, avrà gli stessi diritti di qualunque italiano che vive nel Paese – è la risposta.

– La Spagna – insistiamo – elargisce un aiuto finanziario all’emigrato che vuole tornare. Ciò aiuta al suo reinserimento nel mondo del lavoro e nel tessuto sociale del Paese.

– Non siamo in condizioni economiche per farlo – ammette il sottosegretario Merlo -. Comunque, c’è una legge, quella del “reddito di cittadinanza”. Se i nostri connazionali tornano e sono residenti in Italia, vi potranno accedere. Se i cittadini italiani residenti all’estero decidono di tornare potranno fare richiesta del “reddito di cittadinanza” – insiste -.  Prima questa possibilità non esisteva. E’ un provvedimento per aiutare chi non ha lavoro. Se tornano in Italia e dimostrano di averne i requisiti, riceveranno questo sussidio di disoccupazione. Il reddito di cittadinanza – aggiunge – è una politica che vale per tutti, anche per gli italiani all’estero. E’ un provvedimento sociale che i governi di sinistra non avevano promosso. Questo governo sì.

 

Le attese per la cittadinanza

Cambiamo tema. Affrontiamo quello della cittadinanza, ma sotto un altro aspetto. Una volta presentata la documentazione, il cittadino deve attendere almeno due anni prima di avere una risposta. Capita sempre più spesso, però, che di anni ne passino tre e anche di più senza che il connazionale sappia se gli è gli è stata concessa o no la cittadinanza. Perché si tarda tanto? Lo chiediamo al nostro sottosegretario.

Passaporto elettronico, acquisizione delle impronti digitali

– Mandami l’elenco di queste persone ed io ti risolvo il problema – è la sua risposta -. Forse alcuni sono già italiani e non lo sanno. Conosco migliaia di casi. La settimana scorsa, ad esempio, mi ha chiamato un connazionale che aveva fatto la pratica nel viceconsolato in Argentina. Era cittadino italiano da 6 anni e non lo sapeva. Mandami la lista, nome e cognome, la data in cui è stata presentata la domanda. Ti assicuro che attraverso “La Voce d’Italia” avranno una risposta.

– Parliamo del Brexit, cosa accadrà? Quali precauzioni sta prendendo l’Italia per affrontare una situazione inedita che avrà riflessi anche sulle nostre comunità che risiedono in Inghilterra? E’ pronta l’Italia nel caso che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea avvenisse in maniera brusca?

– Il 14 gennaio andrò in Inghilterra – commenta -. Voglio capire bene quali sono i problemi reali. Tante volte, la realtà è assai differente dalle notizie che ci giungono. Avrò riunioni con i rappresentanti del Comites, del Cgie e delle associazioni. Sarà una missione orientata a conoscere la situazione dal vivo e analizzarla. Noi garantiremo un sostegno a tutti gli italiani che vivono in Inghilterra. E’ comunque necessario seguire le dinamiche interne dell’Inghilterra. Vedremo cosa accadrà

– Tanti giovani italiani oggi emigrano. Lo fanno con grande dolore. Tanti con la promessa di non tornare. Cosa pensa di fare il Governo per frenare questo flusso migratorio che sta prendendo forza?

– E’ un fenomeno recente – ammette -. L’Italia non riesce a porvi rimedio. Questo governo sta proponendo provvedimenti economici per favorire una crescita del 2 o del 3 per cento. Ma è in carica da 6 mesi appena. La crescita economica permetterà di creare nuove fonti di lavoro. Se l’Italia non cresce molti giovani continueranno a emigrare.

Il sottosegretario Merlo sostiene convinto che è necessario “aggiornare la legge di cittadinanza, per rendere il sistema giusto e sostenibile”. Riferendosi poi al voto degli italiani all’estero e alle varie proposte discusse in seno all’ultima Assemblea del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, commenta:

– Ci sarà un cambio, ma questo avverrà a seguito di un’iniziativa parlamentare. Ancora non sappiamo cosa accadrà. C’è consenso sul voto elettronico. Vogliamo cambiare per dare trasparenza assoluta e risparmiare energie e soldi. A cosa serve spedire milioni di buste se poi votano meno della metà? La legge dovrà essere cambiata. Ci sono delle proposte. Il Parlamento le analizzerà.

 

Un nuovo Ambasciatore

Passaggio di consegne. Dopo una difficile missione, l’Ambasciatore Silvio Mignano lascia il Venezuela. A sostituire uno dei migliori Ambasciatori che abbiamo avuto, sarà un diplomatico altrettanto bravo. È ciò che emerge dalla fama che lo precede. Si tratta di Placido Vigo, grande conoscitore dell’America Latina, esperto di geopolitica. E’ attualmente Ambasciatore in Bolivia. Avrà davanti a sé una missione assai difficile e avrà bisogno della collaborazione di tutte le nostre istituzioni.

L’Ambasciatore Silvio Mignano

– Così come avete un console molto bravo – assicura il sottosegretario Merlo per concludere -, tra poco avrete anche un grande ambasciatore; un ambasciatore con una grande sensibilità sociale. Placido Vigo è bravissimo. Non è casuale che sia stato assegnato al Venezuela. È stata una decisione ponderata. Vigo è un ambasciatore abituato a situazioni di guerra. E’ stato in Argentina nel 2001. L’ho visto all’opera come console a Buenos Aires. Credo che sia l’Ambasciatore giusto per affrontare la difficile realtà che vive il Venezuela.

Speriamo proprio di sì. Auguriamo all’Ambasciatore Silvio Mignano, che presto ci lascerà, il successo nella sua prossima missione e, all’Ambasciatore Vigo, che avremo presto tra noi, un sincero “in bocca al lupo”.

Mauro Bafile