Kim lascia a sorpresa la presidenza della Banca Mondiale

Il presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim.
Il presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim. (Ap Photo/Jose Luis Magana)

NEW YORK. – Jim Yong Kim lascia a sorpresa la presidenza della Banca Mondiale tre anni prima della scadenza del suo mandato, lasciando una delle maggiori istituzioni multilaterali al mondo nella confusione e nell’incertezza. Le sue dimissioni, effettive dal 1 febbraio, aprono un nuovo dossier, e probabilmente un nuovo fronte di scontro, per Donald Trump.

Per una tradizione non scritta il presidente della Banca Mondiale è un americano: è cosi da quanto l’istituto è stato fondato. Se la norma sarà rispettata, spetterà al presidente americano a nominare il suo successore. Ma date le tensioni intorno alle ultime nomine è possibile che la nomina si traduca in uno scontro frontale fra l’amministrazione e i paesi emergenti, che reclamano da anni un maggior peso all’interno della Banca Mondiale e chiedono di essere ascoltati. E questo perché – è la loro tesi – l’istituto ha un ruolo fondamentale nello sviluppo e quindi dovrebbe dare maggior spazio e maggiore voce agli emergenti.

Quando Kim è stato scelto da Barack Obama, la sua nomina si è scontrata, in una prima assoluta, con i candidati di Nigeria e Colombia. Ma alla fine Kim l’ha spuntata e questo anche perché gli Stati Uniti sono il maggiore ‘azionista’ della Banca Mondiale con il 16% dei diritti di voto. A meno di una vera e propria rivolta, non da escludere del tutto, quindi anche il candidato di Trump dovrebbe farcela.

Le dimissioni di Kim arrivano totalmente inattese e senza spiegazioni sul perché della sua uscita dal 1 febbraio. Il suo posto sarà preso ad interim dall’amministratore delegato della Banca Mondiale, Kristalina Georgieva. Kim passerà al settore privato, entrando a far parte di un fondo di investimenti nelle infrastrutture.

Il suo addio arriva dopo sei anni alla guida: sei anni con molte critiche, molti problemi e alcuni successi. Fra questi ultimi l’aver incassato a sorpresa nell’aprile 2018 il sostegno americano per un aumento di capitale della banca da 13 miliardi di dollari. Durante il suo mandato Kim è però soprattutto criticato.

Una pioggia di polemiche è piovuta dopo la sua riorganizzazione dell’istituto. Lo staff della banca ha denunciato nel 2016 una “mancanza di leadership” e chiesto, in una lettera al consiglio di amministrazione, la scelta sulla base del merito del successivo presidente. Lo scandalo maggiore avvenuto sotto la sua guida sono state le dimissioni del capo economista Paul Romer, assunto proprio da Kim. Romer lasciando l’istituto ha spiegato come a suo avviso l’integrità scientifica della banca era compromessa.