Calenda lancia Manifesto, Pd in campo ma lite sul simbolo

Nella foto Carlo Calenda, ex-ministro dello Sviluppo economico.
Nella foto Carlo Calenda, ex-ministro dello Sviluppo economico. (foto IPP/Mario Romano)

ROMA. – Il ritorno in campo di Carlo Calenda smuove le acque del Pd e di tutte le forze di centrosinistra in vista delle elezioni europee. L’ex ministro sta lavorando ad un Manifesto, coinvolgendo personalità della società civile, in vista dell’appuntamento di maggio. Un’iniziativa che ha spinto Nicola Zingaretti e Maurizio Martina, candidati alla segreteria del Pd, a preconizzare per il loro partito “liste aperte”. Un approccio che li accomuna mentre a distanziarli è la presenza o meno del simbolo del Pd. L’iniziativa di Calenda interpella anche +Europa che a fine mese terrà il proprio congresso.

A far emergere quanto si stava muovendo dietro le quinte è stato Zingaretti che, parlando delle europee del 26 maggio, ha indicato per il partito la necessità di “una lista forte, unitaria e aperta: dobbiamo aprirci e allargarci, aggregare forze culturali, economiche e sociali per dare un’idea che c’e’ un’Europa da rifondare”. Una idea analoga a quella che Martina aveva lanciato e che oggi ha ribadito: quella di “una lista aperta che si rivolga ai tanti democratici e riformisti che vogliono battersi per la nuova Europa”.

Martina ha anche detto di “guardare con interesse” a Calenda che “insieme a tanti altri sta lavorando a un Manifesto di progetto”. L’ex ministro dell’Industria ha confermato, rivelando di essersi già “confrontato nei giorni scorsi” con Zingaretti e Martina: “Con tante personalità della società civile e amministratori locali stiamo lavorando a un Manifesto e ad alcuni punti programmatici che presenteremo nei prossimi giorni. Ora la cosa fondamentale sono i contenuti e la mobilitazione delle forze del lavoro, della produzione, della cultura e della scienza. Vinceremo le Europee se ci sarà una reazione del paese e non solo dei partiti”.

E sono le ultime parole che contano: una eventuale lista aperta non deve coinvolgere “solo i partiti”, ma appunto personalità della società civile, e a queste condizioni Calenda potrebbe candidarsi. Su questo è stato chiaro con i due suoi interlocutori. Una lista Pd allargata a Leu a Calenda non interessa, mentre da sinistra, a partire da Laura Boldrini, si plaude alle parole di Zingaretti. Queste iniziative interpellano anche +Europa, che a fine gennaio terrà il congresso in cui eleggerà il segretario (Marco Cappato o Benedetto Della Vedova).

Finora il nuovo partito dava quasi per scontata una corsa in solitaria, o al più con i Verdi, ma una iniziativa come quella di Calenda diverrà tema congressuale. Una eventuale lista europeista animata dal Pd e da Calenda, infatti, metterebbe a rischio per +Europa il raggiungimento della soglia del 4%. I Verdi invece si son tirati fuori da una alleanza con il Pd benché corteggino +Europa.

Un tema non secondario riguarda poi il simbolo del Pd. Zingaretti ha detto che “non è un dogma, ma questo poi lo decideremo”, mentre Martina non intende rinunciarvi: “per me il simbolo del Pd è un patrimonio di cui andare orgogliosi. Il punto non è rinunciarvi ma metterlo al servizio insieme ad altri per una grande battaglia per la nuova Europa”. Con Zingaretti Francesco Boccia: lui il simbolo Dem lo ha “nel cuore”, ma non lo ritiene “un tabù” pur di favorire l’apertura. Domani comunque tutti i candidati saranno presenti nelle città italiane dove ci saranno 2.000 banchetti per spiegare il “no” alla manovra.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)