L’appello di Trump si infrange sul muro dei democratici

L'ironico applauso di Nancy Pelosi alla fine del discorso di Donald Trump.
L'ironico applauso di Nancy Pelosi alla fine del discorso di Donald Trump. Credit: Doug Mills / Pool, via CNP /MediaPunch

WASHINGTON. – Promosso dai telespettatori, bocciato dai democratici. Donald Trump nel suo secondo discorso sullo stato dell’Unione tenuto davanti al nuovo Congresso gioca la carta dell’appello bipartisan, invitando le forze politiche ad unirsi per uscire dalla situazione di stallo che ha portato allo shutdown più lungo della storia. E per trovare una soluzione condivisa al confine col Messico, senza rinunciare al muro promesso ai suoi elettori: “Si farà”, ribadisce con forza.

Ma Trump, che fino all’ultimo ha limato il testo preparato dai suoi collaboratori considerandolo troppo morbido, sferza anche gli avversari che minacciano di votare l’impeachment: “Basta con le vendette, le stupide guerre politiche e le indagini ridicole e di parte”, perchè – ammonisce – sono queste che bloccano il futuro del Paese.

Alle sue spalle la speaker della Camera Nancy Pelosi, dimostratasi già un osso durissimo per il presidente, alza gli occhi al cielo, mentre in aula scuotono la testa tanti di quelli che sfideranno il tycoon nel 2020, dalla senatrice Kamala Harris al senatore Cory Booker.

Quello del tycoon è un discorso che molti osservatori definiscono ‘a zig zag’, che in oltre un’ora alterna inusuali toni conciliatori con quelli di sfida a lui più congeniali, con lo sguardo ormai rivolto all’appuntamento del prossimo anno in cui in gioco c’è la rielezione.

E se i sondaggi dicono che oltre il 70% degli americani ha apprezzato il messaggio lanciato da Trump e il suo tentativo di accreditarsi come presidente capace di muoversi tra le linee di partiti, Nancy Pelosi, sua principale interlocutrice in Congresso, ha stroncato senza mezzi termini l’intervento: “Ci vorranno giorni per controllare tutte le falsità e le rappresentazioni ingannevoli fatte dal presidente”, compresa quella di una nuova “terribile invasione” di immigrati in arrivo dal Centro America.

“Invece di generare paura – incalza Pelosi – il presidente dovrebbe impegnarsi a firmare la legge bipartisan per tenere aperto il governo e trovare soluzioni intelligenti per la sicurezza”.

Dunque, se la scadenza del 15 febbraio per trovare un compromesso ed evitare un nuovo shutdown è dietro l’angolo, la via del dialogo appare più che mai in salita, con il tycoon che rischia di infilarsi di nuovo in un vicolo cieco. Ma stavolta il tonfo potrebbe essere più fragoroso, visto che di traverso potrebbero mettersi molti repubblicani ribelli, quelli che in Senato sono pronti a votare con i dem. Gli stessi che hanno già dato uno schiaffo alla Casa Bianca appoggiando un testo contro il ritiro immediato da Siria e Afghanistan.

Il presidente sa il pericolo che corre, e per questo evita di fare ogni riferimento a quella proclamazione dell’ emergenza nazionale al confine sud tante volte minacciata ma fortemente avversata tra i suoi. Intanto la carica delle donne dem nel nuovo Congresso – vestite tutte di bianco per rendere omaggio alle suffragette – si fa sentire.

E se le neoelette non negano la standing ovation quando il presidente si congratula per il numero record parlamentari elette, senza appello sono le critiche al discorso. “L’appello di Trump all’unità è traballante”, sostiene Kamala Harris, che attacca il presidente anche per la sua richiesta di una stretta sul fonte dell’aborto. Per l’ex candidata alla poltrona di governatrice in Georgia, Stacey Abrams, che ha tenuto il contro-discorso ufficiale dei dem, “con Trump l’America rischia di perdere i suoi valori”. Mentre l’astro nascente dei progressisti Alexandra Ocasio-Cortez parla di “un discorso imbarazzante e una notte inquietante per il Paese. Voliamo senza pilota”.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)