Campagna avvelenata, duello M5S e Lega anche su Bankitalia

Rottura: I due vicepremier: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. M5s e Lega. Roma
I due vicepremier: Luigi Di Maio e Matteo Salvini

MONTESILVANO (PE) . – Quasi come se fosse un antipasto delle Europee, la campagna elettorale in Abruzzo avvelena i pozzi del governo giallo-verde. L’esito di Regionali incertissime agita infatti il M5S convinto del fatto che, su alcuni dossier chiave, non sia il momento di cedere alla Lega. E la tensione, in Consiglio dei ministri, è scoppiata su un nuovo fronte, la conferma del vicedirettore generale in Bankitalia.

Con Luigi Di Maio che si è opposto al via libera a Luigi Federico Signorini, sostenuto – oltre che da Bankitalia – dal ministro del Tesoro Giovanni Tria e dalla Lega. L’incarico di Signorini scade l’11 febbraio e il 16 gennaio scorso il Consiglio Superiore di Via Nazionale aveva proposto la sua conferma. Ma spetta al premier Giuseppe Conte, di concerto con il titolare del Mef e sentito il Cdm, trasferire la proposta al presidente della Repubblica, che con un decreto formalizza la nomina.

Nel Cdm notturno di ieri, tale proposta ha visto salire in trincea il M5S, che vuole andare a fondo nell’opera di “spoil system” dei tecnici. E, non a caso, Di Maio annuncia la rotazione di 10 direttori generali del Mise, spiegando che i restanti 5 ruoteranno entro marzo. “Per alcune direzioni ciò non avveniva da 17 anni, finalmente arriverà un po’ d’aria fresca”, sottolinea il vicepremier. Parole che, di fatto, sono traducibili per il “caso Signorini”. Con un’appendice. Le considerazioni, non certo morbide, che il vice direttore di Bankitalia ha dedicato lo scorso ottobre in audizione in Parlamento sul reddito di cittadinanza. “Una misura dagli effetti graduali e modesti”, era stato il suo giudizio.

La Lega, però, non ci sta. E si è fatta sentire, contestando, con Tria, due punti al M5S: un simile diniego va motivato e, anche se così fosse, si rischierebbe di ledere l’indipendenza della banca centrale, fissata dai Trattati Ue. Ma il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, partendo dal nodo Signorini, avrebbe anche fatto una riflessione sulla tenuta del governo: “Così non arriviamo neanche a fine mese”, avrebbe avvertito agli alleati, che contano, come altre volte, sulla sponda di Matteo Salvini. Al momento, però, l’iter per il rinnovo di Signorini resta aperto, non essendo giunto nessun diniego formale.

Il caso Bankitalia è un ulteriore spia delle fibrillazioni di M5S e Lega. L’offensiva anti-Macron di Di Maio si inscrive in questo binario. “Non c’è nessuna lite con la Francia ma Macron è un avversario politico”, ribadisce il vicepremier da Pescara, dove si reca con Paola Taverna e diversi altri parlamentari per sostenere la candidata Sara Marcozzi. E dall’Abruzzo Di Maio rivendica il “gemellaggio” con i gilet gialli ponendosi così in una posizione simile – ma da un punto di vista diverso – a quella di Salvini, in chiave Europee.

Di Maio, in Abruzzo, non cita il Tav. Ma lo fa Beppe Grillo, che in un post attacca le “madamine” Si Tav bollandole “come passatelle che sfilano come api pacchiane” e boccia anche la mini-Tav dello “sceriffo Salvini”. Il voto in Abruzzo, in fondo, potrebbe anche fare da grimaldello per risolvere, in un senso o nell’altro, i grandi nodi giallo-verdi.

Con la Lega pronta alla sua “opa” sul centrodestra anche sotto il Gran Sasso e il M5S che, sfruttando il ritorno dell’alleato in coalizione, si pone come “unica alternativa” calcando la mano “sull’imbarazzo” di Salvini a stare con Silvio Berlusconi al suo fianco.

Ma, al di là dei proclami, a segnare la chiusura della campagna del M5S è un timore: arrivare terzi dopo il centrodestra e Giovanni Legnini. “Sarebbe un incubo”, ammette un esponente del Movimento. Non escludendo ripercussioni sulla tenuta interna dei 5 Stelle.

(dell’inviato Michele Esposito/ANSA)