Lannutti, indagato per diffamazione e odio razziale

Il sen. Elio Lannutti durante la campagna elettorale con Il M5S.
Il sen. Elio Lannutti durante la campagna elettorale con Il M5S. (Foto archivio)

ROMA. – Diffamazione aggravata dall’odio razziale. E’ il reato che i pm della Procura di Roma contestano al senatore Elio Lannutti in relazione ad un post comparso sul suo profilo twitter il 21 gennaio scorso in cui si faceva riferimento ai “Protocolli dei sette savi di Sion”.

Il parlamentare sul social network aveva pubblicato, nel giorno in cui aveva presentato un suo libro sulle banche, un link di un sito antisemita che cita il documento creato nei prima anni dello scorso secolo dalla polizia segreta dello Zar per alimentare l’odio contro gli ebrei, attribuendo loro un complotto per sottomettere il mondo con la massoneria. Un falso spesso utilizzato poi dall’estrema destra in Europa e Usa.

Sulla vicenda nei giorni scorsi era stata depositata una denuncia della Comunità ebraica di Roma. I pm di piazzale Clodio hanno quindi proceduto alla formale iscrizione del senatore eletto nelle fila degli M5S. Nel post ‘incriminato’ Lannutti fa riferimento al “‘Gruppo dei Savi di Sion’ e Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il Sistema Bancario Internazionale,portò alla creazione di un manifesto: ‘I Protocolli dei Savi di Sion'”.

La pubblicazione del link via tweet, cancellato dopo alcune ore, ha scatenato la reazione indignata della comunità ebraica attraverso il sito dell’ebraismo italiano, “Moked”. “Un delirante post antisemita”, ha scritto senza mezzi termini il sito aggiungendo che “il senatore del Movimento Cinquestelle ha pensato bene di attirare l’attenzione sulla sua ultima fatica letteraria con una squallida trovata promozionale”.

Sul caso era intervenuto anche il presidente della Camera, Roberto Fico, condannando “con forza e vigore l’episodio” e affermando che “l’utilizzo di falsi storici antisemiti ha già fatto molti danni al popolo ebraico”. Lo stesso autore del tweet nelle ore successive era intervenuto per chiedere scusa.

Su Facebook Lanutti ha scritto di avere “pubblicato un link sui banchieri Rothschild, senza alcun commento. Poiché non avevo alcuna volontà di offendere alcuno, tantomeno le comunità ebraiche od altri, mi scuso se il link ha urtato la sensibilità. Condividere un link non significa condividere i contenuti, da cui comunque prendo le distanze. Ci tengo a sottolineare che non sono, ne’ sarò mai antisemita”.

L’iscrizione nel registro degli indagati ha portato il Pd a chiedere l’espulsione dagli M5S del senatore. “Che aspettano i 5 stelle? – si domanda il vicepresidente della Camera, Ettore, Rosato -. Certo, più facile cacciare chi critica i condoni e quelli che pensano che il governo non è sopra la legge. Lannutti non è proprio un signor nessuno, ma un esponente delle istituzioni molto attivo, uno dei più attivi sui social. Dove menzogne e odio rilanciate dai 5 Stelle funzionano meglio”.

(di Marco Maffettone/ANSA)