M5s si affida a Rousseau ma avverte, con Sì sarà crisi

Matteo Salvini, vice premier e ministro dell'Interno, durante la trasmissione televisiva 'Porta a Porta' in onda su Rai Uno. Rousseau
Matteo Salvini, vice premier e ministro dell'Interno, durante la trasmissione televisiva 'Porta a Porta' in onda su Rai Uno. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

ROMA. – Tensione alle ‘stelle’ nel Movimento e nella stessa maggioranza, sempre più in affanno, a poche ore dalla consultazione online della base pentastellata che stabilirà se Matteo Salvini dovrà andare o meno sotto processo a Catania. Se il leader leghista ostenta massima “tranquillità”, il ricorso al giudizio della piattaforma Rousseau rinfocola invece di attenuare i malumori e le enormi preoccupazioni interne ai Cinque Stelle.

Persino il padre del movimento, Beppe Grillo, ironizza sulla macchinosità del quesito, dove, in effetti, per approvare l’ autorizzazione a procedere bisogna votare ‘no’. Anche l’ esponente dei ‘dissidenti’, la senatrice Paola Nugnes, contesta la scelta di affidare a “una piattaforma privata” una decisione “di interesse generale”, come quella sulla Diciotti. Mentre il senatore Gianluigi Paragone difende la scelta ribadendo la sua contrarietà a processare Salvini perché si trattò di una scelta collegiale di tutto il governo.

Ad aggravare la confusione e il cortocircuito tra base e vertice, l’inusuale decisione dei capi politici dei Cinque Stelle di legare l’esito di questa consultazione alle sorti dell’esecutivo: fonti vicine a questi ambienti, informa l’ANSA, pensano che, in caso di via libera all’autorizzazione a procedere, sarà “molto probabile una crisi di governo”.

Insomma, i simpatizzanti del Movimento, votando lunedì, tra le 10 e le 19, non decideranno solo le sorti del ministro dell’ Interno, ma anche quelle del premier Giuseppe Conte, del vicepremier Luigi Di Maio e del resto della compagine di governo. E con la fine del governo andrebbe in frantumi anche il ‘Contratto’ che è alla base dell’accordo M5s-Lega. Praticamente l’Italia, lunedì, sperimenterà il primo “voto di fiducia online”.

Una scelta che inevitabilmente sta creando ancora più imbarazzo in una base che, forte del principio ‘uno vale uno’, crede ancora nella propria autonomia di giudizio e probabilmente non vede di buon occhio questo tipo di interferenze dall’alto. Ma la mossa dei vertici 5S viene letta anche come una ripicca nei confronti dell’alleato leghista, una reazione di orgoglio, anche per far sentire più forte il proprio peso nelle partite ancora aperte come quelle della Tav, delle nomine e delle Autonomie. Magari anche un modo per alzare la voce dopo il crollo in Abruzzo e in vista delle prossime sfide elettorali, a partire dalla Sardegna per finire alle europee di maggio.

Tuttavia, Salvini, proprio dalla Sardegna ricorda che con i 5s “non sta al mercato”, che non c’è nessuno “scambio di figurine”. “Alle scuole elementari ti davo Baresi se mi davi Collovati. Adesso – chiarisce – non è che io ti do la Tav se mi dai un pezzo di autonomie, però voti No al processo ma mi approvi la legittima difesa”. Assicurando che lui “è tranquillo” e che il governo non cadrà perché lui “ha dato la sua parola”. In questo quadro, le opposizioni hanno buon gioco a infierire sulla tenuta della maggioranza. Enrico Letta definisce lunedì il “D-Day” per i Cinque Stelle.

“Se il movimento stoppa il processo a carico di Salvini perde il suo Dna”, aggiunge l’ex premier. Andrea Marcucci cita perfino una celebre canzone per definire il travaglio 5S: “Come si cambia per non morire”. E mentre Pier Ferdinando Casini parla di “buffonata mondiale”, Monica Cirinnà (Pd) accusa i pentastellati di “votazione fake”.

Durissima anche Forza Italia, a partire dal suo presidente. Silvio Berlusconi, nel salotto tv di Barbara D’Urso, ribadisce che il suo partito, coerentemente alla sua convinzione garantista, voterà contro l’autorizzazione a procedere. “In Italia c’è separazione dei poteri e noi – sottolinea il Cavaliere – non possiamo far decidere gli atti dei politici dai magistrati”.

E va oltre. A suo giudizio, la scelta dei grillini di affidarsi alla piattaforma Rousseau “è una presa in giro per tutti gi italiani”. Berlusconi ricorda che per giorni tutti i componenti 5S della Giunta hanno detto che avrebbero deciso solo dopo aver letto le carte. “E invece lunedì voterà gente che di quelle carte non ha mai letto niente”, osserva. “E ora – incalza – si sono anche presi paura e minacciano crisi”. Anche l’azzurra Deborah Bergamini è convinta che “su Rousseau si deciderà se far cadere il governo o se far cadere Di Maio”.

(di Marcello Campo/ANSA)