Mostre: alla Morgan disegni del Rinascimento italiano

Leonardo Da Vinci (disegno). Mostre
Leonardo Da Vinci (disegno)

NEW YORK. – Le origini del primato di Raffaello attraverso un disegno preparatorio che l’artista ancora adolescente realizzò per gli affreschi della Biblioteca Piccolomini di Siena. Che Bernardo Pinturicchio, uno dei maestri più affermati del tempo, avesse delegato la composizione delle scene a un apprendista molto più giovane è un eccezionale tributo al genio precoce dell’artista della Scuola d’Atene.

Datato 1502, il bozzetto raffigura il cardinale Enea Piccolomini che presenta Eleonora del Portogallo a Federico Terzo: è uno dei 90 disegni del Rinascimento italiano in mostra da questo fine settimana alla Morgan Library. Opere di Mantegna, Filippo e Filippino Lippi, Botticelli, Leonardo, Raffaello, Correggio, Fra Bartolomeo e Andrea del Sarto raccontano come la pratica del disegno si sviluppò e cambiò radicalmente nel ‘400 e primo ‘500.

La mostra, aperta fino al 19 maggio, celebra un capitolo importante per il museo: la pubblicazione del primo catalogo, frutto di venti anni di ricerche, dedicato ai circa 800 disegni di quel periodo nelle sue collezioni, il 40 per cento proveniente dalle raccolte del fondatore, il banchiere J.P. Morgan.

La mostra è divisa in nove sezioni, alcune dedicate ai cambiamenti storici nella pratica del disegno rinascimentale, altre alle differenze tra le diverse tradizioni regionali: Raffaello a Roma e dintorni, Leonardo in Lombardia, il Veneto, Correggio, Parmigianino e altri in Emilia e Lombardia, il manierismo toscano e Michelangelo. Fin dai tempi del Vasari si diceva che gli artisti dell’Italia centrale erano preoccupati con il “disegno”, mentre in Veneto tutto quel che contava era il “colore”.

“La collezione della Morgan è una delle più vaste in America, in particolare per gli artisti nati prima del 1500”, ha detto John Marciari, capo del Dipartimento disegni e stampe del museo che ha curato la rassegna, una cui versione nel 2020 andrà a Firenze e presenterà i capolavori del museo americano accanto a esemplari degli Uffizi.

A New York intanto è possibile intravedere le trasformazioni socio-culturali che portarono allo sviluppo del disegno italiano. La carta più disponibile e a buon mercato, gli artisti entusiasti di esplorare nuove tecniche, l’uso del gessetto e della penna d’oca.

Nel medioevo era pratica comune copiare modelli standard, ora si preferiva disegnare dal vivo, dentro e fuori la bottega. Era cambiata anche la posizione dell’artista della società: non più artigiano ma apprezzato intellettuale. Nasceva inoltre una nuova classe di collezionisti e conoscitori in grado di apprezzare il disegno come forma artistica autonoma.

(di Alessandra Baldini/ANSA)