Troppe richieste d’aiuto dai migranti, il parroco trasloca

lcuni ospiti africani in cucina preparano la cena a base di Cous-cous e riso nella Parrocchia Maria Ss Madre.
Alcuni ospiti africani in cucina preparano la cena a base di Cous-cous e riso nella Parrocchia Maria Ss Madre. ANSA/DOMENICO OCCHIPINTI

PADOVA. – Una buona dormita val più di qualunque aiuto ai migranti in difficoltà. Ne è convinto don Marco Scattolon, combattivo parroco di Rustega, piccola frazione di Camposampiero (Padova), che pur di difendere il suo diritto al riposo ha deciso di traslocare dalla canonica per spostarsi per qualche ora ogni giorno, cuscino in mano, in quella vicina.

Don Scattolon non fa fatica a indicare i disturbatori delle sue pennichelle: “da un po’ di tempo anch’io mi trovo con stanchezze e malesseri vari – afferma -. Onestamente c’è anche da riconoscere che il viavai di stranieri che chiedono con insistenza aiuti m’impediscono serenità e pace nei momenti di una possibile quiete. Non tutti sono educati e sanno accontentarsi di quanto si può dare loro”.

Il sacerdote si dice certo che nella vicina parrocchia di Camposampiero c’è chi è pronto a ospitarlo a braccia aperte e a vegliare sulle sue ore di sonno. “Don Claudio – taglia corto – mi accoglie volentieri”. Da tempo, in verità, il rapporto tra padre Scattolon e i migranti che bussano alla sua porta non gira propriamente per il verso giusto.

Due anni fa sempre a causa delle “troppe pretese” ha fatto tornare in carcere un migrante marocchino 33enne, Mohammed Taoufik, che stava scontando gli arresti domiciliari in canonica per spaccio di droga. Non avendo una casa, l’uomo era andato a chiedere aiuto a don Marco che all’inizio lo aveva accolto senza problemi. Salvo poi cambiare idea. “Non solo non si accontentava di quello che gli offrivo ma a volte urlava e offendeva dicendo che gli italiani sono egoisti – si è giustificato – La carità è paziente ma almeno sulla terra ha un limite”.

Alle battaglie controcorrente il sacerdote è abituato da tempo. Da quando un anno fa nella sua omelia di Pasqua ha esortato i fedeli a non indulgere nello shopping festivo “perché è peccato”. “Il Diavolo lavora sempre la domenica” ha ripetuto bacchettando i parrocchiani e bollando come “insani” anche i giochi, le lotterie e i falsi miti televisivi.

Aveva fatto particolarmente discutere, l’estate scorsa, l’idea di regalare mille euro a sei donne che avevano inizialmente scelto di abortire. Un’azione che gli è costata le critiche del vice segretario del Pd provinciale di Padova Michela Lorenzato. “L’unica cosa giusta da fare è informare e lasciare che le donne possano scegliere. Impariamo a rispettare le scelte degli altri. Scelte dolorose sempre, sofferte sempre, pensate sempre. Le chiedo solo rispetto”, aveva scritto la donna in una lettera aperta indirizzata al sacerdote.