Di Maio gioca in difesa, ma resta dissenso nel M5s

Il vice-premier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio.
Il vice-premier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. (ANSA)

ROMA. – Il Movimento non è morto, anzi continua a dare battaglia al “sistema”. Ma per andare avanti, specie dopo il flop alle regionali, serve una nuova organizzazione e in particolare serve applicare a livello locale il modello vincente alle politiche. E’ la strategia di Luigi Di Maio che alla domanda se il M5s tiene risponde secco: “E’ vivo e vegeto e lotta contro il sistema”.

Ma tanta sicurezza non basta a spegnere i focolai interni. Restano i dissidenti noti e si aggiungono i perplessi, ma è la tensione il sentimento più diffuso tra i 5S. E il primo banco di prova potrebbe essere il ddl sulla legittima difesa che martedì torna alla Camera dopo il rinvio chiesto dalla Lega. Il provvedimento non convince del tutto il M5S, molti lo vedono come un altro cedimento all’ alleato di governo (che invece punta a chiudere la partita con una legge entro marzo) e al Senato c’è il rischio che i numeri non siano sufficienti per l’approvazione.

E’ mare mosso insomma nel Movimento. Dopo le correnti innescate dalla debacle elettorale in Abruzzo e Sardegna, si cercano ripari sperando che tengano lontano anche il fermento interno o peggio il fuoco amico. Da qui la mossa del leader che alza la voce difendendosi e difendendo i ‘suoi’, con l’obiettivo di ricompattare il Movimento in chiave anti-sistema. Molte però le critiche e l’ironia delle opposizioni, specie sui social. Come la battuta di Mara Carfagna: “Il sistema sei tu”.

Intanto Di Maio chiarisce: “Non siamo e non saremo mai un partito che, per noi, significa una struttura iperverticista dove decidono in pochi”. E si difende: “Alle politiche ho cambiato lo schema. Ho scelto i candidati per i collegi uninominali, la squadra di governo, i responsabili della campagna”. Ma ammette gli errori fatti in Comuni e Regioni: “Siamo fermi a un modello base che voglio cambiare perché mi sono stufato di perdere”.

Secondo i ‘ribelli’, però sul calo di consensi ha inciso l’alleanza con la Lega, sempre più asfittica per i pentastellati. Lo dice apertamente la senatrice Virginia La Mura (“Il problema è riuscire a far emergere i valori del M5s, a portarli avanti nonostante la presenza ingombrante di un contraente molto lontano da noi”) che bacchetta il contratto di governo: “Racchiudeva dei rischi, ne eravamo consapevoli. Oggi abbiamo certezza che sono concreti e stanno minando fortemente la nostra identità”.

Ma lo sbandamento più forte si avverte in commissione Giustizia della Camera, orfana della presidente 5S Giulia Sarti che si è dimessa perché coinvolta in un caso di mancati rimborsi di stipendio. La vicenda lascia perplessi i componenti grillini che intanto devono tappare il buco. Un sostituto verrà eletto martedì alle 12. In corsa ci sarebbero Francesca Businarolo e Angela Salafia, ma la prima sembra avere più chance. In ogni caso, la presidenza della Giustizia dovrebbe restare in casa M5s, ripetono in coro escludendo l’ipotesi di uno ‘scippo’ da parte della Lega che della stessa commissione ha ora la vicepresidenza.

(di Michela Suglia/ANSA)