Commercio in crisi, decimati negozi in centro città

Negozi chiusi in una via cittadina. Commercio
Negozi chiusi in una via cittadina.

ROMA. – Più di un negozio su dieci in Italia è scomparso negli ultimi dieci anni. Confcommercio calcola un saldo di 64 mila chiusure tra il 2008 e il 2018 e un risultato negativo anche per gli ambulanti. L’offerta turistica intanto continua a moltiplicarsi con 45 mila alberghi, bar e ristoranti in più in un decennio. E raddoppiano i numeri del commercio elettronico e porta-a-porta.

Il presidente dell’associazione, Carlo Sangalli, chiede “un piano nazionale di rigenerazione urbana che tenga conto del rapporto strettissimo tra commercio e vivibilità delle città”. I negozi che chiudono di più sono quelli del centro storico, dove il calo raggiunge il 13% in dieci anni, secondo l’analisi “Il ruolo del commercio e del turismo per il rilancio delle città” che contiene un approfondimento su 120 centri di medie e grandi dimensioni, escluse le metropoli “policentriche” di Roma, Milano e Napoli.

Nelle città esaminate ci sono, in centro, sempre meno negozi di vestiti e calzature, ma anche di mobili, ferramenta, libri e giocattoli. Tengono invece le botteghe alimentari e crescono a due cifre le farmacie e i rivenditori di computer e telefoni. L’offerta di alloggio e ristorazione aumenta del 18,6%, con il rischio che i centri diventino “lunapark per turisti”.

All’origine della moria di negozi non ci sarebbe solo la crisi dei consumi, ma “nel 70-80% dei casi le chiusure sono dovute a razionalizzazioni e scelte imprenditoriali dovute all’insufficiente redditività e alla competizione di commercio elettronico, centri commerciali e outlet”, spiega il direttore del Centro studi di Confcommercio Mariano Bella.

Questi dati vengono letti dalle associazioni dei consumatori come un segnale della necessità di non fare marcia indietro sulle aperture festive, un’idea definita dal Codacons, “assolutamente folle”. Il Governo, per l’Unione nazionale consumatori, “invece di dedicarsi a chiudere i negozi, farebbe bene a preoccuparsi di come farli riaprire, rilanciando la capacità di spesa delle famiglie”. Confcommercio ha stilato anche una classifica delle città i cui centri sono più vitali.

Al primo posto c’è Siracusa che vanta una crescita delle attività commerciali sia fisse (+24,2% negli ultimi dieci anni) sia ambulanti (+23,1%) e un raddoppio delle imprese di alloggio e ristorazione (+98,3%). Seguono Pisa, Matera, Grosseto, Lucca, Latina e Avellino.

All’estremo opposto della lista ci sono i comuni “a rischio declino commerciale”. La situazione peggiore è quella dell’Aquila che, nel decennio iniziato con il terremoto, ha perso il 42,9% dei propri negozi e il 20,1% di alberghi, bar e ristoranti. Tra le città con minore vitalità del centro Confcommercio segnala anche Gorizia, Ascoli Piceno, Genova, Chieti, Ancona e Biella.

(di Chiara Munafò/ANSA)