Marva Griffin, “Lady Design”: “I giovani sono il futuro”

MADRID – “I giovani sono il futuro. Quando fondai il “Salone Satellite”, non esisteva un’istituzione simile, non c’erano organizzazioni analoghe che si preoccupassero dei giovani designers. A dir la verità, ce n’era una in Germania. Ma per parteciparvi bisognava pagare. I giovani che si dedicano al design, sia italiani, sia stranieri, desiderano poter mostrare le loro creazioni ai fabbricanti. Tutti vorrebbero lavorare con aziende italiane. Sanno che, a prescindere dalle loro dimensioni, cureranno fino all’ultimo dettaglio. Il disegnatore offre creatività, l’azienda know-how. Insieme possono fare qualcosa di meraviglioso”. Parla con l’entusiasmo contenuto dall’esperienza; un entusiasmo che gli anni hanno insegnato a controllare ma non a cancellare. Dalle parole, che scandisce con parsimonia, non solo si nota l’orgoglio giustificato per quel che rappresenta ed è riuscita a costruire, ma anche la tenerezza per i giovani che si affidano al “Salone Satellite”, trampolino per l’ambito successo in una galassia, quella del design, complessa e complicata. Se è difficile raggiungere l’Olimpo dei grandi, assai di più lo è restarvi. Il mondo del design non fa sconti. Marva Griffin Wilshire è la “Signora del Design” o, se si preferisce,“Lady Satellite’”, la regista tenace e appassionata del padiglione più “smart” del “Salone del Mobile” di Milano. E’ la chiave del successo per i giovani talenti con tanta voglia di emergere e comunicare attraverso il loro originalissimo design. Tanti i nomi affermati, che oggi fanno tendenza, e che devono alla Griffin il loro successo. La incontriamo in uno degli eleganti caffè di Madrid a breve distanza dalla “Puerta de Alcalà”.

La Giuria del Concorso “Il Design. Un viaggio tra Italia e Spagna”

La sera precedente è stata protagonista, assieme a Gilda Bojardi, direttrice di “Interni Magazine”, dell’evento “Il Design. Un viaggio tra Italia e Spagna”che si è svolto negli eleganti spazi del Palazzo Amboage, sede della nostra Ambasciata a Madrid. “Il Design. Un viaggio tra Italia e Spagna” è il nome dato alla terza edizione dell’”Italian Design Day”, un concorso, divenuto ormai tradizione, fortemente voluto dal nostro Ambasciatore Stefano Sannino e organizzato in collaborazione con “Interni Magazine”, il “Colegio Oficial de Arquitectos de Madrid” e la “Asociación de Diseñadores de Madrid”. L’interessante manifestazione, in appena tre anni, ha visto crescere la partecipazione di designers emergenti e studenti delle principali università e scuole di design in Spagna. Quest’anno il tema da sviluppare era: “Lo spazio liquido. Tempo e luce nell’habitat del nuovo millennio”

Il 13 dicembre scorso, la giuria, presieduta dall’ambasciatore Stefano Sannino e composta da Gilda Bojardi, Marva Griffin, Luciano Galimberti, presidente dell’Associazione per il Disegno Industriale, Carlos Lahoz, vice presidente del COAM, Mariano Martín, segretario di DIMAD, e Maria Guell, direttrice del Llum Festival di Barcellona, si è riunita a Milano presso la sede di Mondadori per esaminare le numerose candidature pervenute.I progetti vincitori sono stati: la cucina “Loop” di Jesús López de los Mozos, la console “Buffet Capa” di Manuel García Fraile e i porta oggetti modulari “Ness” di Cristina Castillo e Patrizia Lallana, studentesse dell’Istituto Europeo di Design di Madrid. Le loro creazioni saranno tradotte in realtà grazie alla collaborazione delle imprese italiane “Officine Tamborrino”, “Ethimo” e “Ghidini 1961”.Con una menzione speciale sono stati premiati altri interessanti progetti.

– Quella dell’Ambasciatore Sannino – commenta Griffin alla “Voce” – è senz’altro una iniziativa molto interessante. La sostengo al 120 per cento.

L’Ambasciatore Stefano Sannino con i vincitori del concorso “Il Design. Un viaggio tra Italia e Spagna”

Lei, che si considera la “mamma di tutti i designers” e, come suole confessare ai mass-media, si commuove ancora quando apre un giornale e scopre che uno di loro è diventato famoso, non solo sostiene con entusiasmo l’opportunità che offre la nostra Ambasciata, attraverso il concorso, ai giovani disegnatori spagnoli, ma apprezza anche la partecipazione di aziende italiane che si sono rese disponibili a dare forma e trasformare in realtà le proposte dei giovani.

– La stragrande maggioranza dei progetti premiati è stata realizzata da giovani disegnatrici. Viene da pensare che, nella galassia del design, le donne abbiano una sensibilità particolare.

– No, non è così – afferma subito. Poi, dopo un attimo di riflessione, prosegue:

– Sono tante le donne presenti nel mondo del design. Ad esempio, una delle maggiori esponenti è proprio una giovane spagnola: Patricia Urquiola. E’ l’unica oggi a competere con disegnatori della taglia di Philippe Starck e Piero Lissoni. Sensibilità e creatività. Anche in passato c’erano donne che si dedicavano a questa professione. Molte studiavano, si laureavano all’Università, promettevano molto ma poi si sposavano e non esercitavano più la professione. Oggi è assai diverso.

– L’architettura si insegna. Si può fare altrettanto con la creatività? E’ un qualcosa d’innato o, a suo avviso, in qualche modo si può orientare e stimolare?

Scuote il capo mentre sostiene categorica:

– Si può imparare la teoria. La insegnano all’Università. Ma la creatività… quella si ha o non si ha. Si è o non si è creativi. Ad esempio – prosegue mostrandoci la tazzina col caffe e uno schizzo di latte che disegna un cuoricino -, anche come offrire il caffè può diventare una manifestazione di creatività. C’è chi la esprime in un modo, chi in un altro. Ma è necessario averla.

– Come influisce nella manifestazione del proprio estro, della propria fantasia l’ambiente che ci circonda? Ad esempio, il grigio e freddo nel nord-Europa, il sole dei paesi mediterranei o i colori vivaci del tropico?

– Ognuno esprime la creatività secondo il proprio habitat – spiega facendo intendere implicitamente che la creatività non appartiene solamente a determinate regioni -. I paesi scandinavi sono stati i primi a dedicarsi al design.

Marva Griffin, “Lady Design”

Si sofferma, quindi, a parlare dell’importante Scuola di architettura, arte e design di Bauhaus, ideata da Walter Gropius che quest’anno compie cent’anni. Erede delle avanguardie dell’anteguerra, fu un punto di riferimento fondamentale per tutti i movimenti che rivoluzionarono design e architettura.

– Tanti architetti – commenta – cominciarono a disegnare oggettistica. Oggi sono famosi e presenti in tutti i musei del mondo. I giapponesi creano cose incredibili, dalle linee estremamente pulite. Ed ora stanno arrivando anche i cinesi. Nel 2005, abbiamo aperto il Salone del Mobile a Mosca, per esigenze di pubblico, e 3 anni fa a Shangai. In queste città, allestisco piccoli “Saloni Satelliti”. A Mosca, per i giovani russi e dei paesi dell’ex Unione Sovietica.

– Il fondatore dell’Apple, nel commentare i suoi Iphone disse in un’occasione che nel disegnare i telefonini non seguiva tendenze ma le creava, non si adattava ai gusti del consumatore ma ne creava di nuovi. In che modo le “tendenze” incidono sul design?

– Non credo in tendenze – è categorica -. La tendenza la crea la vita stessa e quanto avviene attorno a noi. Accade nella moda, accade nell’alta cucina, accade nel design. La creatività può essere condizionata da un film, da qualcosa che sta accadendo, dalla natura…

– E la tecnologia come incide?

E’ convinta che sia parte del nostro futuro e che, quindi, dovremo imparare a convivere con essa. Anche così, ritiene che la mano dell’uomo sarà sempre imprescindibile.

– Nel “Salone Satellite” del 2013-2014 – afferma – organizzai seminari con artigiani. Ricordo che ne invitai uno che aveva oltre 90 anni e lavorava il legno. Vi erano artigiani che fabbricavano tessuti a mano, altri che lavoravano la ceramica e così via. Parteciparono anche dei giovani che lavoravano con il “trade-printing”… Ma c’è sempre bisogno della mano dell’artigiano. Il giovane arriva con un disegno, con un’idea. S’incontra con l’azienda e inizia ad analizzare la realizzazione del progetto. Il produttore, l’artigiano consiglia come trasformarlo in realtà.

– Si può essere autodidatti?

– Certamente – afferma convinta. E, qualora ci fossero dubbi, commenta:

– Conosco giovani, eccellenti creatori, che non hanno mai messo un piede in una scuola di disegno. E’ il caso dei fratelli Campana, Umberto e Fernando. Oggi sono famosi. Fernando è architetto ma Umberto era avvocato. Ebbene, Umberto si è cimentato con grande successo nel disegno di mobili.

– L’Italia è famosa per il suo design. Perché si è trasformata nella culla del disegno e della moda?

– Perché ha avuto grandi artisti – è la risposta immediata -. Michelangelo, Leonardo Da vinci… il rinascimento italiano… Non c’è un altro Paese che abbia dato tanto all’arte. Quest’anno si commemorano i 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, che visse a lungo a Milano. Nel “Salone di Milano” avremo due grandi eventi dedicati a Leonardo Da Vinci. C’è un luogo a Milano che si chiama “Le chiuse di Leonardo”. Sono state trascurate per tanti anni. Le stiamo riaprendo. Di questo si tratta il nostro evento.

Non poteva mancare una domanda di carattere personale: come ha potuto una giovane giornalista di El Callao, un piccolo paesetto del Venezuela,  diventare una delle donne più influenti del mondo del design, ammirata da artisti ormai famosi e venerata dalle nuove generazioni?

– Mio padre – ricorda – nacque in un’isoletta dei Caraibi, un’ex colonia inglese. La mia bisnonna, da parte di mia madre, nacque in un’altra isoletta dei Caraibi, ex colonia francese. El Callao, ai miei tempi, era un paesetto cosmopolita. Ebbi la fortuna di poter studiare all’estero. Mi recai in Italia, a Perugia, dove frequentai l’Università, per perfezionare l’italiano e imparare a scriverlo bene.

Afferma con orgoglio di essere sempre stata giornalista. Ha collaborato con le riviste più autorevoli del mondo dell’arredamento: Vogue Decoration, Maison & Jardin e House and Garden.

– Ho lavorato come interprete per il presidente della C&B, nota azienda del mobile. Ho viaggiato tantissimo – ci dice -. Lavoravo a Venezia, nel Salone del Tessile, quando mi telefonò il Ceo del Salone del Mobile dicendo che mi voleva nel suo team. Accettai.

L’idea di un Salone solo per giovani disegnatori venne più tardi. Spiega che tutti volevano partecipare al “Salone del Mobile” di Milano, la più grande fiera del mobile al mondo con oltre 2mila 500 espositori. Non tutti i produttori, però, vi avevano accesso. Allora, le aziende che ne restavano fuori, nella stessa data, affittavano locali e vi esponevano le loro produzioni. Rappresentava l’occasione per farsi conoscere, per mostrarsi anche se in maniera trasversale.

– Gilda Bojardi– precisa – ebbe l’idea di porre ordine al caos che imperava a Milano ogni qualvolta la città ospitava il “Salone del Mobile”. Nacque, così il Fuori Salone.

L’evento si svolge in concomitanza con il “Salone del Mobile” e, insieme a questo, caratterizza la “Milano Design Week”, l’appuntamento più importante a livello mondiale per quanto riguarda il settore del disegno e, in particolare, dell’arredamento.

– Così venne l’idea di uno spazio dedicato ai giovani – conclude -. Negli anni, il Salone Satellite si è trasformato in una vetrina importante, in un trampolino per i nuovi talenti.

E lei, Marva Griffin, nella “mamma di tutti i designers”.

Mauro Bafile