Conte stoppa il referendum sulla Tav. Francia in pressing

L'intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso della cerimonia dell'inaugurazione dell'Anno Accademico 2018-2019 della Università Cattolica del sacro Cuore a Roma
L'intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso della cerimonia dell'inaugurazione dell'Anno Accademico 2018-2019 della Università Cattolica del sacro Cuore a Roma, 31 gennaio 2019. ANSA/FILIPPO ATTILI UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI

ROMA. – Il pressing della Francia. L’impegno di Telt a chiudere i lavori nel 2030. La richiesta di Sergio Chiamparino di far pronunciare i piemontesi il 26 maggio. Arriva da più fronti il fuoco di fila sul governo per la Tav. In casa M5s si spera di parlarne il meno possibile, ora che ci si è dati sei mesi di tempo per la scelta finale sull’opera. Ma da Parigi, pur affermando la disponibilità ad “avere colloqui” con Roma, il governo francese twitta che si tratta di “un progetto chiave strategico per la Francia, l’Italia e l’Ue”. E da Torino i Sì Tav – Chiamparino in testa – incalzano. Tanto che Giuseppe Conte e Matteo Salvini devono intervenire a spiegare che il referendum consultivo, a Costituzione invariata, non si può fare.

Il nervo è scoperto per l’esecutivo. Lo dimostra lo scambio a distanza tra Salvini, Luigi Di Maio e lo stesso Conte. Il leader della Lega, in campagna elettorale in Basilicata, rivendica di “pensarla in maniera diversa dagli alleati di governo” M5s sulle “opere pubbliche”: “Bisogna andare avanti” e “i bandi sulla Tav, comunque li si chiami, sono partiti”. “Basta attacchi gratuiti al M5s siamo alleati ed entrambi vogliamo che il governo vada avanti. E andrà avanti”, replica piccato il capo M5s, che a giorni con Conte e Toninelli vedrà Anci e Ance “per sbloccare le opere”.

Ma Salvini ribatte: “Penso a lavorare, non polemizzare”. A mettere i puntini sulle “i” ci pensa Conte che dalla Sicilia fa notare che “non è vero” che il governo ha “bloccato lavori”. Anzi, porterà in Cdm il decreto Sblocca cantieri. Il testo dovrebbe essere varato non questa settimana ma la prossima perché – spiegano dal governo – “è molto complesso”.

Quanto alla Torino-Lione, Conte rinvia agli incontri che avrà la prossima settimana a margine del Consiglio Ue con Emmanuel Macron e Jean Claude Juncker. “L’Europa e la Francia possono dare di più”, incalza Salvini. Mentre il premier precisa di non aver mai “concepito una mini-Tav” perché “nessuno” l’ha mai proposta. Parole accolte con freddezza in casa leghista, dove il progetto è stato lanciato come soluzione per ridurre i costi.

Il botta e risposta a distanza nel governo è l’annuncio di una crisi che nel governo potrebbe riaprirsi quando si arriverà alla decisione finale. A quel punto, insiste la Lega, se non c’è intesa si andrà alla conta in Parlamento (dove i Sì sono in maggioranza). Per non mettere a rischio la vita del governo, Salvini aveva anche accarezzato l’idea di un referendum.

Aveva fatto studiare l’ipotesi ma, spiegano fonti parlamentari leghiste, lo studio condotto aveva portato a concludere che non si può fare un referendum consultivo. Non lo prevede la Costituzione. Servirebbe una legge costituzionale come quella fatta nell’89 per permettere di tenere un referendum consultivo sull’Ue. Ma per una legge costituzionale i tempi sono lunghi. “Non ci sono gli strumenti giuridici, se qualcuno li dovesse introdurre ben venga ma non è all’ordine del giorno”, afferma Conte. “Magari si potesse, ma non si può”, dichiara Salvini.

E così sembra cadere nel vuoto la lettera mandata da Chiamparino al ministro dell’Interno per sollecitare una consultazione. Si tratterebbe, spiega il governatore, non di un referendum ma di un quesito posto ai piemontesi sul tema: lo permette lo statuto dal Piemonte e il ministro dell’Interno deve solo fissare la data. Ma, ribattono dalla Lega, anche quello non si può fare: non è mai stata approvata la legge attuativa. E poi, è la convinzione nella maggioranza, Chiamparino starebbe scavando il solco tra M5s e Lega per rivincere alle regionali di maggio.

Per il governo resta dunque la strada del confronto con Francia e Ue. Il presidente di Telt Hubert de Mesnil fa sapere che ad oggi è stato il 15% delle gallerie totali, 25 km, con l’obiettivo di chiudere per il 2030: l’Ue potrebbe far salire dal 40% al 50% i finanziamenti. E da Parigi fonti di governo precisano che non è vero che la Francia non abbia finanziato l’opera: non solo è centrale nella legge programmatica sulle infrastrutture votata nel 2019, ma è stata già finanziata con 400 milioni, più 55 milioni già pronti per il 2019.

(di Serenella Mattera/ANSA)