Anniversario amaro per il Papa, sei anni di carcere a Pell

Il cardinale Pell e Papa Francesco.
Il cardinale Pell e Papa Francesco.

CITTA’ DEL VATICANO. – Nella quiete e nel silenzio della Casa del Divin Maestro di Ariccia (Roma), il sesto anniversario di pontificato scorre per papa Francesco nella meditazione e nella preghiera, come d’altronde è dovuto nella settimana di esercizi spirituali del Pontefice e della Curia romana. A fare gli auguri al Papa, di primo mattino subito dopo la messa, è il cardinale più anziano, Giovanni Battista Re, a nome del Collegio cardinalizio e di tutti i presenti.

Ma a sei anni esatti da quel 13 marzo 2013 che vide Jorge Mario Bergoglio salire al soglio di Pietro, mentre messaggi di auguri arrivano al Papa dall’Italia e dal mondo, la giornata è inevitabilmente segnata dalla notizia che giunge già prima dell’alba dall’Australia: la condanna a sei anni di carcere del cardinale George Pell, che è stato anch’egli uno dei principali collaboratori del Pontefice argentino come prefetto vaticano per l’Economia e membro del ristretto “consiglio dei cardinali”, giudicato colpevole di abusi sessuali su minori quand’era arcivescovo di Melbourne negli anni ’90.

E a quanto si apprende, principalmente in conseguenza di tale condanna, nessun festeggiamento caratterizza la giornata del Pontefice ad Ariccia, mentre “il morale è molto basso” fra tutti i cardinali e vescovi presenti nella Casa del ritiro spirituale. Per quanto attesa, e per quanto secondo la legge australiana rischiasse addirittura fino a 50 anni di carcere (dieci per ciascuno dei cinque capi d’accusa), la sentenza a carico di Pell, 77 anni, è comunque uno shock.

Il porporato potrà chiedere la libertà su cauzione dopo tre anni e 8 mesi. Pell è stato giudicato colpevole da una giuria in dicembre di aver abusato sessualmente di due coristi di 13 anni dopo aver celebrato messa nella cattedrale di Melbourne nel 1996 e di aver aggredito sessualmente una seconda volta uno dei due, all’inizio del ’97. Il giudice Peter Kidd della County Court del Victoria, che ha letto la sentenza in diretta tv, ha descritto gli abusi di Pell come “un attacco sessuale alle vittime sfrontato e forzato”.

“Gli atti erano sessualmente evidenti, entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciate durate le molestie. Vi è stato un ulteriore livello di umiliazione che ciascuna delle due vittime deve aver provato nel sapere che l’abuso avveniva in presenza altrui”. Pell ha sempre professato la sua innocenza e i suoi legali hanno presentato appello, fissato al 5 e 6 giugno.

Il giudice ha osservato che gli abusi hanno avuto “un impatto significativo e di lunga durata” su uno dei due minori, chiamato J. “J ha subito una serie di emozioni negative con cui ha lottato per molti anni, aggravate da problemi di fiducia e di ansia. Ho tenuto conto del profondo impatto che i reati hanno avuto sulla vita di J”. E ha aggiunto di non aver avuto il beneficio di una dichiarazione di impatto dell’altra vittima, identificato come R e morto per overdose di eroina nel 2014.

“Tuttavia in base alle dichiarazioni di J. sono in grado di dire che i reati commessi avranno avuto un impatto immediato e significativo su R. Mentre non è possibile quantificare il danno causato o come abbia impattato su R. nel corso degli anni; non ho dubbio che tale impatto sia stato significativo”, ha detto Kidd con le telecamere fisse su di lui, davanti a un’aula strapiena di vittime di abusi, sostenitori e cronisti.

L’appello presentato dalla difesa si fonderà su tre ragioni, fra cui l'”irragionevolezza” del verdetto della giuria lo scorso dicembre perché basato sulle dichiarazioni di una sola delle vittime, non supportato quindi dalle evidenze. Dopo la lettura della sentenza, Pell è tornato nel carcere di massima sicurezza di Melbourne, dov’è detenuto in isolamento come stabilito per le persone ritenute colpevoli di abusi.

Nei giorni scorsi la Santa Sede ha annunciato sul suo conto l’avvio di un’indagine canonica da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)