La California sospende la pena di morte, l’ira di Trump

La sala di esecuzione della pena di morte in Oklahoma State Penitentiary. California
La sala di esecuzione della pena di morte in Oklahoma State Penitentiary. (ANSA/AP Photo/Sue Ogrocki, File)

WASHINGTON. – La California sospende la pena di morte, anche se non ne esegue dal 2006 per varie battaglie legali, e riapre il dibattito in vista della campagna presidenziale del 2020. La decisione è stata presa con un ordine esecutivo dal neo governatore democratico Gavin Newsom, nonostante i californiani abbiano confermato nel 2012 e nel 2016 di essere a favore della pena capitale, anche se con una maggioranza risicata.

Donald Trump, che più volte ha auspicato il boia anche per i trafficanti di droga, ha subito cavalcato la mossa: “Sfidando gli elettori, il governatore della California ha bloccato le esecuzioni di 737 di killer spietati. Gli amici e le famiglie delle vittime sempre dimenticate non sono contenti e neppure io!”, ha twittato, lasciando intendere che il tema potrebbe diventare materia di battaglia elettorale in un’America ancora divisa su questo terreno.

Ma Newsom, da anni in prima fila contro la pena capitale, gli ha risposto con determinazione. “Non credo che una società civilizzata possa affermare di essere leader nel mondo mentre il suo governo continua ad autorizzare l’esecuzione premeditata e discriminatoria della sua gente”, ha spiegato il governatore, ricordando le discriminazioni contro “imputati malati di mente, neri o che non possono sostenere le costose spese legali”.

“In breve, la pena di morte non è coerente con i nostri valori fondamentali e colpisce in pieno ciò che significa essere un californiano”, ha aggiunto. Per il governatore, l’esecuzione non è solo immorale e discriminatoria ma anche inefficace, costosa e a volte infondata. Una tesi subito condivisa dalla senatrice – ed ex procuratrice – californiana Kamala Harris, la prima dei candidati presidenziali democratici a schierarsi con Newsom.

La California ha speso 5 miliardi di dollari dal 1978, anno in cui è stata ripristinata la pena capitale, applicata peraltro solo per 13 detenuti, mentre varie persone sono state condannate ingiustamente e in alcuni casi giustiziate: da metà anni ’70 sono 150 a livello nazionale i prigionieri nel braccio della morte scagionati dopo la condanna.

L’ultimo è Vicente Figueroa Benavides, un agricoltore accusato di aver ucciso una ragazza ma liberato lo scorso aprile per una testimonianza risultata falsa dopo 25 anni in attesa dell’esecuzione. Con il suo provvedimento, Newsom sospende sino alla fine del suo mandato (2023) l’esecuzione per i 737 detenuti che attendono nel più grande braccio della morte del mondo occidentale, chiude la ‘camera della morte’ nella prigione di San Quentin e revoca il protocollo per l’iniezione letale.

Una mossa che porta a 21 gli Stati Usa che hanno congelato o abolito il boia ma con tutta la forza trainante della California, leader nel Paese in tutte le principali battaglie progressiste.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)