Conte a M5s e Lega: “Basta litigi, ora nuovi temi comuni”

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (C) con il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini (D) e il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico e vicepremier, Luigi Di Maio, sui banchi del governo.
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (C) con il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini (D) e il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico e vicepremier, Luigi Di Maio, in una immagine del 06 giugno 2018. ANSA/ETTORE FERRARI

ROMA. – Una cena, con sullo sfondo la partita di Champions League Juventus-Atletico Madrid. Nel “menù”, l’avvio di una nuova fase per la litigiosa maggioranza M5s-Lega. Martedì sera a Palazzo Chigi Giuseppe Conte ha convocato i capigruppo di M5s e Lega, insieme al ministro ai Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro. Un modo per fare il punto, dopo la quasi crisi di governo sulla Tav e a ridosso del varo alla Camera del decretone, misura di bandiera dell’esecutivo su cui potrebbe essere messa la fiducia.

Bisogna adesso – questo, riferiscono gli interlocutori, il senso del discorso del premier – studiare un nuovo metodo di lavoro condiviso e arricchire il contratto di governo con temi nuovi e comuni. C’è il tentativo di un cambio di passo, concordano da M5s e Lega, nell’attesa di una “fase due” e un possibile “tagliando” al “contratto”. L’intesa tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, spiegano dalla maggioranza, sarebbe lasciare le cose come sono fino alle elezioni europee: dopo, si ridiscuterà tutto, da un possibile rimpasto (ma Salvini sostiene che Danilo Toninelli resterà: “Squadra vincente non cambia”), fino al divorzio consensuale.

A innescare la crisi, potrebbero essere la manovra correttiva o, ancora, la Tav: il premier si mostra convinto di poter mediare sul dossier, ma il capogruppo M5s Stefano Patuanelli, all’indomani della cena a Chigi con i colleghi Francesco D’Uva, Francesco Molinari e Massimiliano Romeo, in radio dice che se l’opera resta sul tavolo “non ci sarà più un governo”. Si naviga a vista fino al voto, spiegano fonti ministeriali: poi, se tutto va bene, si aprirà la fase 2. Intanto, Conte – sempre più mediatore – avoca a sé il dossier Sblocca cantieri.

“In via di definizione gli ultimi dettagli. Venerdì avrò incontri con regioni, enti locali, parti sociali e l’Ance: fondamentale e necessaria la sinergia. Siamo determinati a fare presto e bene”, afferma il premier, annunciando il varo del decreto in Cdm la prossima settimana (l’ipotesi è tenerlo tra lunedì e martedì). Ma nel governo c’è chi dubita che la scadenza possa essere rispettata, perché sul tavolo ci sono problemi tecnico-giuridici molto articolati. E possibili nodi politici (servirà forse un vertice di governo). Dai commissari per accelerare i lavori, fino a ribassi di gara e ruolo di Anac.

Salvini e Conte accennano al tema in un colloquio davanti a un caffè, all’uscita da un evento pubblico, ma sono presto interrotti da Vittorio Sgarbi. “Per quanto mi riguarda il testo è pronto. Ma – sillaba Salvini andando via – non convoco io il Cdm, basta che si faccia in fretta”. Secondo fonti M5s ci sarebbe il tentativo leghista di mettere il cappello su misure cui da tempo lavorano Conte, Di Maio e Toninelli. La Lega ribatte che l’obiettivo è abbandonare ogni timidezza e cambiare il codice degli appalti che è, dice Massimo Garavaglia, una “boiata pazzesca”. “Bisogna fidarsi in nome della responsabilità”, dice Salvini chiedendo di alleggerire le norme.

Nel pomeriggio al Senato – dove Forza Italia abbandona i lavori della commissione in dissenso con l’iniziativa del governo – si svolge una riunione sul testo con Toninelli e parlamentari competenti come il presidente della commissione Lavori pubblici Mauro Coltorti (M5s). Si lavora su schemi che toccano i diversi temi, dalla responsabilità civile, penale e contabile dei funzionari pubblici (perché abbiano meno timore nel firmare gli atti), al contenimento dei massimi ribassi di gara. La Lega vorrebbe anche aumentare la soglia (già in parte alzata in legge di bilancio) degli appalti senza gara. E avrebbe posto il tema dei controlli preventivi dell’Anac.

Non sarebbe ancora stato sciolto il nodo dei commissariamenti per accelerare le opere. Non piace al M5s la proposta del leghista Armando Siri di nominare un commissario nazionale. Ma si starebbero studiando altri modelli, dai commissari ad acta, alla possibilità di dare più potere ai sindaci. Prima del Cdm, che potrebbe tenersi lunedì o martedì, servirà con ogni probabilità un vertice di governo sui nodi più politici.

(Di Serenella Mattera/ANSA)