Mariani dopo il Coordinamento Consolare: “Difficoltà per la crescita della Collettività”

MADRID – L’opinione generale è che sia stato un incontro positivo molto ben organizzato fino all’ultimo dettaglio. La riunione del coordinamento consolare, svoltasi nello splendido palazzo sede del “Gabinete Literario” nel centro storico di Las Palmas de Gran Canaria, ha avuto il merito di riunire attorno ad un unico grande tavolo l’Ambasciatore Stefano Sannino; la Cancelliera Consolare di Madrid, Cristiana Cuneo; la Console Generale di Barcellona, Gaia Lucilla Danese; i consoli onorari, i membri dei Comites i rappresentanti del Cgie e i nostri eletti all’estero: il senatore di Forza Italia, Raffaele Fantetti; la senatrice del Partito Democratico Laura Garavini, e i deputati Angela Schiró e Massimo Ungaro, del Partito Democratico; Elisa Siragusa, del Movimento 5 Stelle e Simone Billi della Lega.  Non ha assistito, per impegni pregressi, il sottosegretario Ricardo Merlo, e la sua assenza è stata assai commentata.Tanti i problemi che interessano la nostra crescente comunità, affrontati nel corso della riunione. E, di questi, parliamo con Pietro Mariani, presidente del Comites di Madrid, che ha assistito all’incontro svoltosi a porte chiuse.

– Noi del Comites – spiega alla “Voce” che gli chiede di tracciare un bilancio della riunione alla quale ha partecipato – abbiamo illustrato le difficoltà che derivano dalla crescita esponenziale della comunità italiana in Spagna. Mi pare che siano evidenti. La nostra Collettività cresce a un ritmo di circa 2mila unità al mese. A Barcellona, s’iscrivono all’Aire suppergiù 800 connazionali al mese. A Madrid, forse un po’ meno. In totale, parliamo di circa mille, mille 200 connazionali. Il problema è che non sono solo gli iscritti all’Aire a esigere i servizi consolari ma anche chi non lo è. Se si calcola che i connazionali regolarmente registrati sono circa 200mila, ce ne saranno altri 150mila che non lo sono.

Sostiene che si assiste alla “crescita esponenziale della comunità italiana e, al contempo, alla riduzione graduale del numero di funzionari nelle sedi consolari”.

– Il numero dei dipendenti nei nostri consolati, oggi – precisa -, è inferiore a quando gli italiani in Spagna erano 100 mila. La responsabile della Cancelleria Consolare di Madrid, Cristiana Cuneo, e la Console Generale di Barcellona, Gaia Lucilla Danese, hanno esposto, con dovizia di dettagli corredati da statistiche e cifre, la realtà che tocca loro affrontare.

Mariani commenta che la Cancelliera e la Console hanno presentato un panorama esaustivo e un insieme di elementi “che permettono un analisi attento del fenomeno migratorio italiano che oggi interessa la Spagna”. E prosegue:

– Hanno fatto presente la necessità di rafforzare l’organico. Dal momento che sono stati realizzati dei concorsi lo scorso anno ed è stata fatta una selezione per l’assunzione di impiegati a contratto, è stato chiesto ai parlamentari presenti, di intervenire, di spezzare una lancia a loro favore per accelerare i tempi e non  lasciarsi sfuggire questa opportunità.

In altre parole, si teme che si possa perdere il tram giacchè, per salire sul prossimo sarebbero necessari vari mesi. E’ il tempo utile che richiederebbe pubblicare i bandi di concorso, fare nuovamente la selezione dei candidati, realizzare le interviste ed esaminare le prove scritte. Un percorso burocratico già fatto, un lavoro che, se dovessero passare altri mesi, sarebbe stato inutile.

– Altri problemi…

– Il più urgente è la mancanza di personale – afferma alla Voce -. La situazione è abbastanza critica. Se Madrid è sul filo del rasoio e fa fatica a rispondere alla domanda crescente di servizi, Barcellona è già in panne. Fanno il possibile ma se continua a crescere il numero degli italo-venezuelani che arrivano in Spagna e ad aumentare quello di chi viene dall’Italia, il collasso sarà inevitabile. C’è bisogno di rafforzare l’organico.

Ma le difficoltà non terminano qua. In sofferenza è anche tutta la rete dei consolati onorari. Chiediamo proprio per questo al presidente del Comites di Madrid:

– Quali sono state le difficoltà illustrate dai consolati onorari?

– Il loro portavoce è stato il console di Malaga Marcello Memoli – commenta -. Ha spiegato che i consolati onorari non sono nati come uffici aperti al pubblico. Le loro funzioni, in passato, erano altre. Il graduale trasferimento di competenze, tra cui anche il rilascio dei passaporti con i dati biometrici, li ha collocati sull’orlo del collasso. I consoli onorari hanno chiaramente detto che il fondo annuale assegnato loro per sostenere le spese, non è più sufficiente. Non copre neanche il 30 per cento dei costi che derivano dai servizi che sono loro richiesti. Hanno bisogno di circa 20, 25 mila euro l’anno.

– Si è parlato del rilascio dei passaporti e dei ritardi? Molti ne fanno richiesta a più di un consolato, nella speranza di averlo al più presto.

– E’ vero – ammette Mariani -. Per evitare doppioni e perdite di tempo, è stato deciso che chi ne fa richiesta a Madrid deve venire a Madrid a ritirare il passaporto e chi, invece, ne fa richiesta al consolato onorario dotato della macchina per i dati biometrici, deve recarsi a quella sede. Tutto questo per evitare di aprire due fascicoli sulla stessa richiesta.

– Quanto tempo impiegano i Consoli Onorari a riconsegnare il passaporto?

Il presidente del Comites indugia.

– La tempistica sui passaporti è superiore ai 90 giorni – ci dice -. E’ per questo che si consiglia di iniziare la procedura almeno 6 mesi prima della scadenza. Per quanto riguarda la Carta d’Identità, sia Madrid sia Barcellona hanno un  solo impiegato. Mi pare di ricordare che le richieste di questo documento siano circa 8, 9mila a Madrid e altrettante o forse un po’ di più a Barcellona. Il numero dei passaporti, più o meno, è lo stesso. C’è stato un incremento. A Barcellona, se non ricordo male, del 50 per cento lo scorso anno.

– E i tagli al budget dei Comites? Se n’è parlato?

– No, non se n’è parlato – afferma -. Devo dire che la riunione si è svolta in maniera anomala.

Lamenta che l’intervento dei rappresentanti del Comites sia stato programmato per ultimo, saltando il consueto protocollo. A suo avviso, aver fissato l’intervento dei rappresentanti del Comites dopo quello dei senatori e deputati, che erano lì per ascoltare, ha lasciato poco, troppo poco tempo a disposizione per esporre la problematica dell’istituzione che presiede a Madrid.

– Infatti – precisa dispiaciuto -, sono stato interrotto dopo appena 3 minuti di intervento. Ho protestato perché non ho potuto esprimere tutto ciò che volevo dire. Il collega di Barcellona ha recuperato col suo intervento ma il danno era stato fatto.

– Come hanno risposto i Deputati?

– In generale – commenta -, erano tutti all’oscuro della situazione. Non avevano gli elementi che sono stati esposti nella riunione. Si sono impegnati a capire, tornati a Roma, se sarà possibile accelerare le assunzioni in Consolato. Ma non hanno preso impegni. Hanno cercato di dare un’immagine di unità. Hanno garantito che l’azione, al di là delle sigle politiche, sarebbe stata unitaria.

Il presidente del Comites sottolinea che oggi l’attenzione della politica italiana è rivolta alle problematiche del Brexit. Anche così, ha apprezzato la volontà  di ognuno di essi di cercare una soluzione; soluzione che, ha detto Mariani, sarà condizionata  dalle “limitazioni della finanziaria”.

Per quel che riguarda, invece, l’incontro con la collettività, Mariani sostiene che  “è stata interessante anche se è mancata l’altra emigrazione: quella dei giovani”.

– L’età media dei partecipanti – afferma – era molto elevata. C’erano tanti pensionati. Quindi con necessità proprie della loro età.  E’ mancata la nuova emigrazione. Comunque, è stata una riunione molto produttiva… queste riunioni quando si fanno tra persone che non si conoscono danno sempre risultati positivi e utili per il prosieguo. Rappresentano una porta per altri incontri. L’organizzazione è stata ineccepibile sotto ogni punto di vista. Ora bisogna stare dietro a questi signori perché non dimentichino di quello che hanno detto. Nei 5 anni trascorsi da quando partecipo a queste riunioni non avevo mai visto una presenza così numerosa di parlamentari eletti all’estero. C’è interesse e sensibilità verso la Spagna.

Il presidente del Comites accompagna la prudenza, acquisita negli anni, con la fermezza di chi affronta quotidianamente le problematiche che riguardano la comunità. Motore di tante iniziative, dentro e fuori il Comites, non nasconde l’amarezza che deriva dalla sensazione che a Roma si tenda a sottovalutare il lavoro svolto dal Comites che presiede.

– Abbiamo presentato il nostro Vademecum ai deputati e senatori – ci dice -. E sono rimasti favorevolmente impressionati. Hanno elogiato il Comites di Madrid non solo per il Vademecum ma anche per l’applicazione del cellulare. Insomma, per tutto quello che abbiamo fatto. Ho comunque la percezione che a Roma si ritenga che il Comites di Madrid sia inattivo mentre quello di Barcellona sia particolarmente laborioso – sottolinea -.  Penso che questa considerazione erronea sia legata al fatto che probabilmente abbiamo un rappresentante del Cgie che non fa bene il suo lavoro, non mette in evidenza nell’ambito del Cgie tutte le attività che realizziamo e che voi conoscete. Abbiamo illustrato la difficoltà che derivano della riduzione del finanziamento. Nel 2019, il nostro budget è stato decurtato del 50 per cento.

Assicura d’aver protestato per questo taglio di cui i deputati e senatori non erano a conoscenza.

– Ho notato che non esiste un collegamento informativo tra i nostri deputati e senatori all’estero e quello che accade nei Comites – conclude -. Le informazioni sono filtrate dal Cgie. I parlamentari sanno molto bene che i tagli lineari non sono produttivi. E’ necessario analizzare le attività dei singoli Comites prima di decurtare i budget. Con i tagli lineari alcuni Comites saranno premiati e altri, invece, castigati.

Mauro Bafile