Nuovo record dell’indice di vecchiaia, primi in Europa

Vecchiaia, un bisnonno con il nipotino in braccio.
Vecchiaia: Asili nido pubblici solo per il 13%

ROMA. – In Italia non c’è partita tra anziani e giovani. Nel 2018 per ogni 100 under 15 si contano 168,9 over65. Un rapporto che gli statistici chiamano indice di vecchiaia e che ci vede primi in Europa. Una conferma, avevamo già superato la Germania, rafforzata dal raggiungimento di un nuovo record nazionale. Di pari passo va l’indice di dipendenza, che misura il carico delle generazioni in pensione su quelle lavorative. E le prospettive non appaiono rosee: per tasso di fecondità in Ue siamo ultimi a pari merito con la Spagna. Solo 1,3 figli per donna. Un valore “sensibilmente” inferiore” alla cosiddetta ‘soglia di rimpiazzo’.

Il quadro demografico che esce dall’ultimo rapporto Istat ‘Noi Italia’ sembra essere una riedizione del precedente, con numeri però ancora più chiari e fenomeni che non accennano a invertire la rotta. Ci si sposa sempre meno: il nostro tasso di nuzialità è tra i più bassi del Vecchio Continente. Il Paese fa fatica a sostenere le famiglie con bambini, visto che, dice l’Istat, “solo” il 13% viene accolto in asili nido pubblici. I giovani continuano a trovare difficoltà sia negli studi: aumenta la percentuale di chi abbandona precocemente; sia nel lavoro: per quanto diminuisca il numero di Neet (fuori dalla scuola e dall’occupazione) restiamo ancora primi in Europa.

Anche la quota di laureati migliora, ma ci vede sempre in fondo alle classifiche. Basti pensare che la percentuale di adulti che al massimo possiedono la licenza media al Mezzogiorno sfiora il 50%.E quando un lavoro c’è sempre più spesso, almeno stando ai dati del 2018, è a termine, soprattutto al Sud. La situazione è ancora più difficile per gli stranieri, ormai arrivati a superare quota 5 milioni. Il loro livello di istruzione è inferiore rispetto a quello degli italiani e il tasso di disoccupazione più alto. In generale, come l’Istituto di statistica aveva già comunicato, c’è un aumento della povertà assoluta, che colpisce quasi il 7% delle famiglie, con disuguaglianze crescenti nelle regioni meridionali (in primis Sicilia e Lazio).

Gli italiani cercano di reagire e spendere qualcosa in più ma i cordoni della borsa rimangono stretti se c’è da comprare un libro o un biglietto per il cinema. “La quota di spesa delle famiglie italiane destinata cui consumi culturali è decisamente inferiore alla media dei Paesi Ue28”, mette in evidenza l’Istat, spiegando come invece questo tipo di uscita sia considerata chiave per lo sviluppo delle condizioni di vita in un Paese. Non c’è però crisi che freni la passione degli italiani per gli autoveicoli: il tasso di motorizzazione non fa che aumentare: con 637 autovetture ogni mille abitanti.

(di Marianna Berti/ANSA)