‘Ndrangheta: decapitati i vertici della cosca Mancuso

Fermo immagine del video della Polizia di Stato relativo all'operazione denominata "Errore fatale", contro la cosca Mancuso della 'ndrangheta.
Fermo immagine del video della Polizia di Stato relativo all'operazione denominata "Errore fatale", contro la cosca Mancuso della 'ndrangheta. ANSA/UFFICIO STAMPA POLIZIA DI STATO

VIBO VALENTIA. – “Non basta svolgere il ‘compitino’ perché altrimenti al posto di un magistrato ci può stare un geometra, che tra l’altro costa meno. Bisogna essere presenti 24 ore al giorno”. La frase é di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro e grande esperto di ‘ndrangheta, nonché scrittore di successo sull’argomento. Poche parole che danno il senso dello “spirito” con cui Gratteri interpreta il suo lavoro. Studiare, approfondire, non lasciare nulla al caso. Perché l’impegno ed il sacrificio di magistrati ed investigatori, alla fine, viene premiato.

É la logica che sta alla base dell’inchiesta condotta dalla Dda di Catanzaro che ha portato all’operazione della Questura di Vibo Valentia e dello Sco che ha consentito di decapitare i vertici della cosca Mancuso della ‘ndrangheta. Quattro arresti, uno dei quali peraltro eseguito con la notifica dell’ordinanza di custodia cautelare nel carcere di Prato, dove é detenuto, al boss Cosmo Mancuso, di 70 anni, attuale capo del gruppo criminale.

Quattro arresti possono sembrare pochi, ma sono in realtà “di peso” perché, come ha affermato il questore di Vibo Valentia, Andrea Grassi, “hanno colpito il cuore dei Mancuso”. Proprio quell’impegno instancabile di cui ha parlato Gratteri ha indotto il Procuratore ed il pool di magistrati ed investigatori che lavorano con lui ad approfondire un episodio risalente al lontano 2003, anno in cui a Spilinga, nel Vibonese, fu ucciso Raffaele Fiamingo e ferito Francesco Mancuso, entrambi esponenti proprio della cosca Mancuso.

Grazie anche alle rivelazioni del primo ed unico pentito della cosca, Emanuele Mancuso, che stanno contribuendo ad intaccare la proverbiale impenetrabilità di uno dei gruppi storici della ‘ndrangheta, con diramazioni praticamente in tutto il mondo, si é scoperto che l’agguato contro Fiamingo e Francesco Mancuso, peraltro nipote di Cosmo Mancuso, fu fatto per punirli di uno “sgarro”, il cosiddetto “errore fatale” che ha dato il nome all’operazione: avere tentato un’estorsione ai danni di una panetteria malgrado si sapesse che il titolare era sotto la protezione di un altro ramo della cosca Mancuso.

Un’altra delle persone arrestate nell’operazione é Giuseppe Accorinti, di 60 anni, detto “Peppone”. Fu lui che il 5 agosto dello scorso anno, a Zungri, tentò di infilarsi tra i portatori della statua della “Madonna della Neve”, Santa patrona del centro del Vibonese. La sua presenza “abusiva” tra i portatori della sacra effige fu segnalata da alcuni cittadini ai carabinieri, che sospesero la processione e bloccarono l’uomo, conducendolo in caserma. La processione, dopo l’allontanamento di Accorinti, riprese regolarmente.

A Tropea poi é stato arrestato Salvatore Poito, di 55 anni, considerato il “braccio armato” della cosca Mancuso e al vertice della cosca alleata dei La Rosa. Il quarto arresto, infine, é stato eseguito a Milano, dove é stato bloccato Antonio Prenesti, di 53 anni, detto “Mussu stortu” (muso storto). Non si esclude che la sua presenza nel capoluogo lombardo sia collegata alla gestione dei traffici internazionali di droga, in cui i Mancuso hanno sempre primeggiato.

(di Ezio De Domenico/ANSA)