Casado – Rivera, scontro per il controllo del centro-destra

I candidati per le elezioni in Spagna: Sánchez, Rivera, Casado, Iglesias
I candidati per le elezioni in Spagna: Sánchez, Rivera, Casado, Iglesias

MADRID – E’ stato un dibattito elettorale atipico. E, comunque, non certo quello che attendeva l’elettorato. Infatti, più che preoccupati di presentare i programmi di governo, i candidati, in particolare quelli che si contendono la leadership del centro-destra, hanno speso tempo e parole a screditarsi l’un l’altro. La sfida tra Pablo Casado, del Partito Popolare, e Albert Rivera, di “Ciudadanos”, è stata animata da un continuo botta e risposta tanto sterile quanto insolito.

La campagna elettorale spagnola, fin dall’inizio, ha assunto caratteristiche anomale. Com’è stato d’altronde anomalo e inconsueto il dibattito ospitato dal canale dello Stato, prima, e da “la Sexta”, la sera seguente: due “match” televisivi tra i quattro aspiranti alla presidenza del Governo in appena 24 ore. Un evento che difficilmente si ripeterà.

Se nel centrosinistra è indiscutibile la leadership di Pedro Sánchez, che cavalca i sondaggi, sul versante opposto Pablo Casado e Albert Rivera si disputano l’elettorato di destra. In particolare quella fetta di indecisi che potrebbe sentirsi ammaliato dal messaggio di Vox.

In meno di 24 ore, i candidati a governare il Paese hanno mostrato volti diversi. Nel primo appuntamento televisivo, sono stati più pacati e prudenti; nel secondo più aggressivi e irruenti. Trasgressivi nella gestualità; provocatori nelle parole.

Albert Rivera, che nel primo match televisivo, ha tenuto la battuta e ha imposto il proprio stile fin dall’inizio, pensava di poter strappare l’iniziativa anche nel dibattito successivo. Non è stato cosí. Si è scontrato con un Pablo Casado poco disposto a concedergli spazio e con un Pedro Sánchez più intraprendente. Se l’obiettivo del leader dei “popolari” era quello di mostrarsi più sicuro e dinamico; quello del Segretario Generale del Psoe e capo del Governo era soprattutto di uscire indenne da un dibattito che, per quanto indesiderato, non ha potuto evitare. Ed è comprensibile. Chi ha responsabilità di Governo, e svetta nei sondaggi, ha tutto da perdere e poco da guadagnare in un confronto con i diretti avversari.

Dal canto suo, Pablo Iglesias, di “Podemos”, ha mostrato un aspetto inedito della propria personalità. Infatti, tra i candidati è quello che maggiormente ha riflesso l’immagine che si attende da chi aspira a governare un Paese. Calmo, ragionevole, ponderato, serio. Consapevole che non ha alcuna possibilità di trionfo e che il suo partito comunque dovrà allearsi con il Psoe, ha giocato le sue carte, con la speranza di ottenere una votazione sufficientemente alta da permettergli di condizionare le decisioni dell’unico alleato possibile; una votazione che possa metterlo in grado di negoziare anche qualche incarico di rilievo nel Governo.

Chi si attendeva un fuoco incrociato contro Pedro Sánchez è rimasto deluso. Casado e Rivera, occupati a contendersi la leadership del centro-destra, hanno perso l’occasione di mettere a nudo il leader dei socialisti. E sarebbe stato facile farlo, visto che, a differenza del resto degli aspiranti, lui ha una gestione di governo da diferendere. Sánchez ha addirittura ridicolizzato i due avversari facendo notare che si era al cospetto di un dibattito che sembrava più una “primaria” del centrodestra che una sfida tra candidati per la presidenza del Governo. Più volte ha ricordato la foto di “Plaza Colón”, in cui Casado e Rivera hanno posato accanto a Santiago Abascal.

E’ chiaro che, a prescindere da chi vinca alle urne, il prossimo governo sarà frutto di alleanze. Casado e Rivera in molteplici occasioni hanno accusato il presidente del Governo, e candidato socialista, Pedro Sánchez, di essere ricattabile e di essere disposto a “vendere la propria anima” all’indipendentismo pur di tornare alla Moncloa. Accuse che Sánchez ha rispedito al mittente chiarendo che l’unità della Spagna non è mai stata in discussione.

Meno chiara è la posizione di Casado e Rivera nei confronti di Santiago Abascal. Il leader di Vox, arroccato su posizioni di estrema destra, rappresenta la Spagna nostalgica; quella razzista, xenofoba, timorosa del nuovo e contraria a tutte le conquiste sociali della giovane democrazia spagnola. Nel caso che la matematica lo permettesse, è con questa formazione che il Partito Popolare e “Ciudadanos”, indipendentemente da chi avrà la leadership della destra, dovranno scendere a patti. E’ incerto, a questo punto, quanto peserà la presenza di Vox e cosa potrebbe accadere con i progetti di legge contro la violenza di genere, l’eutanasia e la difesa dell’ambiente. Quest’ultimo, assieme alla politica internazionale e al futuro dell’Unione Europea, è stato uno dei temi trascurati da Casado, Rivera, Sánchez e Iglesias. Il dibattito, fino ad oggi, si è centrato su argomenti di carattere nazionale, mostrando un certo provincialismo della politica, ma l’ombra del Brexit, la minaccia di Trump al commercio internazionale, l’ambizione egemonica di Putin e il ritiro nordamericano dal trattato sul clima peseranno come macigni sul prossimo Governo.

Mauro Bafile