Rebus coperture contro aumenti dell’Iva. Faro sul deficit

Giovanni Tria, ministro dell'Economia e delle Finanze. Iva
Giovanni Tria, ministro dell'Economia e delle Finanze. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

ROMA. – E’ quasi una ‘mission impossible’. Dopo le previsioni di Bruxelles, che vedono un ulteriore peggioramento dei conti dell’Italia, si complica ulteriormente il percorso che porterà alla legge di Bilancio. Una manovra che partirà inevitabilmente dai 23 miliardi necessari per fermare gli aumenti Iva e accise e con la quale bisognerà anche trovare le risorse per mantenere la promessa gialloverde di calo delle tasse: almeno 10-12 miliardi per la flat tax immaginata dalla Lega, cui si aggiungerà almeno il finanziamento delle ‘spese indifferibili’, che ammontano a circa 2 miliardi al netto della nuova tornata di spending già prevista nel Def.

Reperire almeno 30-35 miliardi, quindi, sarà l’obiettivo ‘minimo’ per l’autunno, senza considerare l’aggiustamento che Bruxelles potrebbe invocare per coprire la deviazione dalle regole, che, al momento si attesterebbe sullo 0,7% (circa 12 miliardi). La reale entità del ‘buco’ calcolato dalla Commissione si saprà a giugno, quando arriveranno le raccomandazioni Paese per Paese. Difficile che parta subito una richiesta di correzione dei conti, vista la concomitanza con le elezioni europee, ma a settembre si dovrà riaprire la trattativa, se si vorranno cercare nuovi spazi di indebitamento.

L’Italia dovrà poi dare segnali sul debito pubblico, ipotizzato dall’Ue al 135,2%, che si abbatte non solo con l’avanzo di bilancio ma anche con i proventi delle privatizzazioni: il governo ne ha programmate per un punto di Pil, ma al momento non ci sono segnali di dismissioni.

L’arma del deficit, pure invocata dal vicepremier Matteo Salvini, appare spuntata: sforare il tetto del 3% basterebbe infatti a malapena per evitare gli aumenti Iva (al 3,5% secondo la Ue). Rimanere al di sotto di questa soglia, ad esempio al 2,9%, consentirebbe di recuperare un po’ più della metà delle risorse necessarie (circa 14 miliardi) ed eviterebbe di andare allo scontro totale con l’esecutivo comunitario.

Difficile infatti, anche con un rovesciamento degli attuali equilibri europei, che si apra nell’immediato una nuova stagione di revisione del fiscal compact, almeno stando alle dichiarazioni dei partiti sovranisti dei Paesi considerati ‘falchi’, che continuano a predicare il rigore dei conti. Si torna quindi a guardare alla revisione della spesa pubblica, con l’asticella che potrebbe salire di molto rispetto ai risparmi già indicati nel Def (2 miliardi nel 2020 che si aggiungono al miliardo strutturale che deve essere recuperato dai ministeri).

Arduo però raggiungere risultati molto cospicui in poco tempo – hanno avvisato anche le principali istituzioni, dall’Upb alla Corte dei Conti – a meno di non andare a incidere su alcune voci sensibili della spesa pubblica, dai contratti della P.a. alla sanità, alle pensioni.

Proprio sul fronte previdenziale potrebbe però spuntare un ‘tesoretto’: dai due fondi per quota 100 e reddito di cittadinanza potrebbero infatti essere recuperati tra 1 e 3 miliardi se le domande continueranno al ritmo attuale, attestandosi ben al di sotto delle stime iniziali.

C’è poi il grande capitolo delle tax expenditures, gli sconti fiscali (61 miliardi di incassi in meno nel 2018) che da anni i governi promettono di sforbiciare senza mai portare a termine l’operazione. Una delle ipotesi, ripescata più volte anche negli ultimi mesi, resta quella di un taglio lineare (da cui recuperare fino a 4 miliardi), ma si starebbe ragionando anche sul ‘tiraggio’ di alcune agevolazioni, con l’obiettivo di recuperare risorse appostate e poi non effettivamente spese.

Questo “mix di misure”, come l’ha definito il viceministro Massimo Garavaglia, insieme a una nuova trattativa con Bruxelles sul deficit, potrebbe quindi consentire di evitare gli aumenti dell’Iva. Resteranno poi da trovare i fondi per finanziare la flat tax. Impresa tutta in salita, a meno di non puntare a sfruttare i 10 miliardi che oggi coprono il bonus degli 80 euro.

(di Silvia Gasparetto/ANSA)