Arriva il voto dei diciottenni al Senato, sono oltre quattro milioni

Una foto del Senato della Repubblica italiana
Senato della Repubblica italiana

ROMA. – I diciottenni potrebbero votare anche per il Senato oltre che per la Camera, alle prossime elezioni: la prospettiva non è irrealistica, benché occorra una modifica alla Costituzionale. Parte infatti martedì con un approccio bipartisan la legge che equipara l’elettorato attivo di Camera e Senato, per il quale finora votavano i venticinquenni. Una differenza di oltre 4 milioni di elettori che spesso ha provocato due risultati diversi nelle due Camere.

Appare invece più complesso l’iter della legge sul conflitto di interesse sul quale M5s si appresta a presentare una proposta. Nelle ultime elezioni, del marzo 2018, la differenza tra gli elettori della Camera e quelli del Senato fu di ben 4.127.851 unità, analogamente avveniva in tutte le precedenti tornate, in alcune delle quali si sono avuti risultati diversi nei due rami del Parlamento.

La proposta di legge, calendarizzata martedì in Commissione Affari costituzionali dal presidente Giuseppe Brescia (M5s), nasce dopo una polemica con il Pd e con il deputato e costituzionalista Dem Stefano Ceccanti che aveva presentato un emendamento alla legge taglia-parlamentari che abbassava l’età del voto per il Senato a 18 anni.

L’emendamento fu dichiarato inammissibile da Brescia per “estraneità di materia”, tesi contestata dal Pd e da Ceccanti per il quale c’è un nesso tra il numero dei parlamentari e l’elettorato attivo e passivo, oltre che con le funzioni delle Camere. Brescia si era impegnato a incardinare quanto prima un ddl autonomo con questa riforma. Impegno mantenuto presentando un ddl che, appunto inizierà martedì.

Bipartisan l’approccio visto che Brescia ha dato l’incarico di relatore a Valentina Corneli (M5s) e a Ceccanti. “Ho voluto nominare due relatori, uno di maggioranza e di opposizione – ha detto Brescia – per favorire un percorso condiviso” e “un autentico spirito costituente”.

Lo stesso Brescia ha incontrato Trasparency nell’ambito di una serie di confronti per presentare un ddl sul conflitto di interessi. Il testo che M5s sta mettendo a punto conterrà anche norme sull’attività di lobbing. Benché la legge sia invocata anche dai Dem, potrebbe essere motivo di scontro, visto che quella che il Pd, che ha già depositato un testo a prima firma di Emanuele Fiano), vuole estendere le norme alle piattaforme digitali, a cominciare da Rousseau.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)