Tria e Conte: “Cresceremo di più”. Istat vede +0,3% del Pil

Giuseppe Conte e Giovanni Tria, professori universitari al governo. Juncker
Giuseppe Conte e Giovanni Tria, professori universitari al governo.

ROMA. – C’è “ottimismo”, almeno “un po’”, dopo le stime dell’Istat sul Pil di quest’anno, visto al +0,3%. A dirsi fiducioso è il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che finalmente vede il Paese “sulla buona strada”. In effetti anche se l’Istituto di statistica ha tagliato, e di tanto, le previsioni sulla crescita per il 2019 (a novembre l’attesa era per un +1,3%) si tratta comunque di un dato migliore rispetto a quelli usciti più di recente.

Migliore anche rispetto all’indicazione del Governo. “Nel nostro Def abbiamo stimato una crescita prudenziale dello 0,2%”, ricorda il premier Giuseppe Conte, “ma siamo ferocemente determinati a superare questo livello”, assicura prendendo la parola dal palco dell’assemblea annuale di Confindustria. E Conte indica anche la ricetta per centrare l’obiettivo: “possiamo farcela, continuando sulla strada di un franco, virtuoso dialogo”.

A fare la differenza, rispetto agli altri scenari di previsione, la leva degli investimenti, chiarisce lo stesso Istat. Che, però, mette in guardia da “alcuni rischi al ribasso” legati alla frenata del commercio estero e a “un possibile peggioramento delle condizioni creditizie”. Dietro a tutti i pericoli c’è un’unica parola chiave: “l’incertezza”. Ad alimentaria la guerra dei dazi, la Brexit ma anche “la ricostituzione del Parlamento europeo”.

L’Istituto di statistica non vede poi arrivare un grande aiuto alla crescita dai provvedimenti varati dal Governo. Giudica “limitata” la spinta che il reddito di cittadinanza potrebbe dare ai consumi e “contenuto” l’effetto che il decreto crescita eserciterà sugli investimenti, visti sì in aumento (+0,3%) ma comunque in decisa decelerazione a paragone con i risultati degli ultimi anni. Inoltre la frenata del Pil rispetto al 2018, quando era salito dello 0,9%, non potrà non riflettersi sul mercato del lavoro. Ecco che, avverte l’Istat, l’incremento delle retribuzioni si affievolirà, l’occupazione resterà pressoché ferma mentre la disoccupazione salirà al 10,8%.

Ma per Tria “l’occupazione sta tenendo” e si evolverà “in linea con la ripresa dell’economia”. E al momento l’Italia sembra avere agganciato un ritmo, dice il ministro, “meno forte di quanto auspicato ma più forte di quanto atteso”. Molto dipenderà dal contesto internazionale, fa capire il ministro. “Se tutta l’Europa, come previsto, avrà una ripresa nel secondo semente avremmo una crescita maggiore anche per l’Italia”. E non è solo una questione di Pil, visto che deficit e debito vengono calcolati in rapporto al Prodotto interno lordo. E infatti, Tria non manca di far notare come, più si cresce e più il debito scenderà “veloce”.

Le opposizioni leggono i dati dell’Istat in altro modo, per Paolo Gentiloni, presidente del Pd, è un bollettino di guerra: “crescita quasi zero, aumento della disoccupazione purtroppo, caduta degli investimenti”. Secca la conclusione di Mariastella Gelmini, a capo dei deputati di Forza Italia, “di questo passo a Natale troveremo sotto l’albero una pesantissima patrimoniale”.

(di Marianna Berti/ANSA)