Bambini e tecnologia, crociata della Silicon Valley

Ragazzi seduti per terra giocano a 'Pokemon Go' con i loro smartphones.
Ragazzi giocano a 'Pokemon Go' con i loro smartphones. EPA/RUNGROJ YONGRIT

ROMA. – Nessun telefono prima di una certa età, tempo limitato sugli schermi dei dispositivi, tanti libri da leggere. Non sono i consigli di psicologi e pediatri sull’uso della tecnologia da parte di bambini e adolescenti, ma lo stile di vita imposto ai figli da parte di chi ha fatto lo storia della Silicon Valley, come Steve Jobs e Bill Gates, ma anche di tanti ex manager di Twitter e Facebook.

“Limitiamo la quantità di tecnologia che i nostri figli utilizzano a casa”, ha spiegato Steve Jobs al New York Times nel 2010 dopo il lancio del primo iPad, dispositivo che per sua stessa ammissione, i suoi ragazzi non conoscevano. Stessa linea adottata da Bill Gates, co-fondatore di Microsoft, e dalla moglie Melinda. Quando la figlia da bambina ha iniziato a sviluppare una dipendenza da un videogioco, hanno programmato un limite di tempo davanti allo schermo e non hanno permesso ai loro figli di avere i telefoni cellulari fino al compimento dei 14 anni.

“Solo Dio sa cosa sta succedendo al cervello dei nostri piccoli”: è la recente presa di coscienza di Sean Parker, fondatore di Napster e primo presidente di Facebook, in riferimento all’uso del social. “Non ho figli ma ho un nipote a cui ho messo dei paletti. Ci sono delle cose che non permetto, non voglio sia sui social network”: così, come uno zio di altri tempi si è espresso Tim Cook, attuale amministratore delegato di Apple.

E la lista dei pionieri della Silicon Valley schierati contro l’abuso di tecnologie è corposa. Evan Williams, fondatore di Twitter, e sua moglie Sara Williams hanno circondato i figli di libri e non di tecnologia. Mentre Chris Anderson, ex direttore della rivista Wired e ora a capo della società di droni 3D Robotics, ha istituito un limite ai dispostivi usati in casa: “I miei figli accusano me e mia moglie di essere intransigenti. Ma ho visto in prima persona i pericoli di un abuso della tecnologia e non voglio che questi si riflettano sui miei figli”.