Google come Apple, nelle app stop a vendita marijuana

Scaffale di un negozio con prodotti derivati dalla cannabis.
Scaffale di un negozio con prodotti derivati dalla cannabis.

ROMA. – Google mette al bando la vendita di marijuana nelle applicazioni che distribuisce dal suo negozio virtuale, il Play Store, sugli smartphone e i tablet Android. In una svolta che la allinea ad Apple, la compagnia californiana ha aggiornato le regole destinate agli sviluppatori: ora sono ‘fuorilegge’ le app che commerciano o “facilitano la vendita” di marijuana e prodotti derivati contenenti il Thc, cioè la sostanza stupefacente che è uno dei principi attivi della cannabis.

Il divieto si applica “indipendentemente dalla legalità”, si legge nelle nuove norme. In altre parole, non importa se in alcuni Stati – da Washington alla Florida per rimanere negli Usa – la marijuana sia legalizzata: sul Play Store non dovrà più esserci nessuna applicazione per rifornirsi di cannabis. Gli sviluppatori avranno 30 giorni di tempo per modificare le app in modo da renderle conformi alle nuove disposizioni.

Un portavoce di Google ha tuttavia precisato che, per mettersi in regola, basterà eliminare la possibilità di acquistare all’interno dell’applicazione, come già avviene da anni con le app di Apple per iPhone e iPad. In pratica la compravendita dovrà avvenire fuori dall’applicazione, indirizzando i clienti a un sito esterno.

Tra le app coinvolte c’è Eaze, specializzata nella vendita di cannabis terapeutica in California, che non ha preso bene la novità. “La decisione di Google è uno sviluppo deludente che serve solo a far prosperare il mercato illegale”, ha dichiarato un portavoce dell’azienda.

La marijuana non è l’unico prodotto a cui Google ha posto un freno. Le regole mettono al bando anche le app che facilitano la vendita di tabacco – incluse le sigarette elettroniche – o che incoraggiano un uso irresponsabile di sigarette e alcolici. Divieti analoghi sono applicati anche da Apple.

(di Laura Giannoni/ANSA)