Cento morti in un attacco in Mali, l’ombra jihadista

Mali: in questa foto d'archivio intervento di truppe francesi con carro blindato a sedare una rivolta
Mali: in questa foto d'archivio intervento di truppe francesi con carro blindato a sedare una rivolta. EPA/JEREMY LEMPIN

ROMA. – Un nuovo orrendo massacro insanguina il Mali centrale: un villaggio dell’etnia Dogon è stato “raso al suolo”, quasi cento i morti, sgozzati, mutilati o bruciati vivi. L’attacco è avvenuto nel villaggio di Sobane-Kou, nella regione di Mopti, nei pressi del confine con il Burkina Faso, trasformatasi negli anni in un teatro di tragedie, con un drammatico record di vittime tra i civili.

In piena notte, una cinquantina di uomini armati è arrivata a bordo di pick-up e moto: dopo aver circondato il villaggio è iniziato il massacro. Gli assalitori, raccontano i superstiti riusciti a fuggire, hanno iniziato a incendiare le case. Poi la loro furia omicida si è abbattuta su chiunque incontrassero, anziani, donne e bambini compresi, a colpi di armi automatiche e machete. Alcuni sono stati sgozzati, altri letteralmente fatti a pezzi o bruciati.

Il bilancio è di almeno 95 morti, ma si cerca anche almeno una ventina di dispersi, in un villaggio che contava meno di 300 anime. Il governo di Bamako ha parlato di un attacco compiuto da “sospetti terroristi”, mentre fonti locali hanno puntato l’indice contro i pastori Fulani, che si sarebbero vendicati per un attacco compiuto contro due loro villaggi lo scorso marzo. I morti furono quasi 160 e sotto accusa finirono proprio i Dogon, etnia di cacciatori protagonista nei decenni di numerosi scontri interetnici con i Fulani.

La principale forze di “difesa civile” dei Dogon, la Dogon Dan Na Ambassagou, venne messa al bando nel Paese perché, secondo i testimoni, i responsabili dell’attacco di marzo indossavano i tradizionali abiti del gruppo, a cui era stata attribuita un’altra strage a inizio gennaio. Ma la milizia ha sempre smentito ogni coinvolgimento, sottolineando il proprio ruolo “unicamente difensivo” e rifiutato di deporre le armi. Il loro leader, Youssouf Toloba, è sotto inchiesta per altri attacchi del 2018.

I Fulani, dal canto loro, etnia a maggioranza musulmana, sono stati accusati di complicità con gli insorti jihadisti che nel 2013 erano sul punto di prendere il controllo di Bamako, venendo poi sconfitti e ricacciati nel Sahara dall’intervento della Francia e di alcuni Paesi della regione. L’ultimo rapporto dell’Onu, del 31 maggio, segnalava che la presenza dei gruppi jihadisti ha “esacerbato” le divisioni e gli scontri interetnici, con tutta la galassia estremista presente nella regione pronta ad approfittarne.

(di Claudio Accogli/ANSA)