Diffusi messaggi tra Moro e Pubblico ministero, ombre sul processo a Lula

Giudice anticorruzione Sergio Moro attuale ministro Giustizia e Sicurezza ini Brasile.
A guidare la lista dei personaggi più popolari, con il 60%, c'è il ministro della Giustizia e della Pubblica sicurezza, Sergio Moro, ex magistrato anti-corruzione. EPA/Antonio Lacerda

SAN PAOLO. – Glenn Greenwald, l’uomo che aiutò a diffondere i documenti segreti del Nsa rubati da Edward Snowden, colpisce ancora. Questa volta l’avvocato americano ha pubblicato sul suo sito di news The Intercept una serie di scambi di messaggi fra Sergio Moro – ex magistrato anticorruzione e attuale ministro della Giustizia di Jair Bolsonaro – e i pm dell’inchiesta Lava Jato di Curitiba. Messaggi che, secondo il sito, dimostrano che Moro avrebbe orientato le indagini sulla Mani pulite brasiliana che ha portato alla condanna per corruzione dell’ex presidente Inacio Lula da Silva.

Il sito ha pubblicato una selezioni di messaggi inviati sulla app Telegram fra il 2015 e il 2018, principalmente fra l’allora giudice Moro e il coordinatore della task force della Lava Jato, Deltan Dallagnol, ma anche quelli tra altri magistrati del gruppo, responsabili di un’indagine anticorruzione senza precedenti, che ha portato dietro le sbarre anche alti dirigenti politici e delle più grandi aziende del Brasile.

Presentando le intercettazioni – e precisando che si tratta solo di una parte di un materiale ben più vasto “inviato da una fonte anonima” – The Intercept sottolinea che nel sistema brasiliano “le figure di chi accusa e di chi giudica”, cioè di pm e magistrati, “non possono mescolarsi”, mentre i messaggi dimostrano che Moro “si è intromesso nel lavoro della Procura, il che è proibito, agendo informalmente come un ausiliare dell’accusa”.

Moro e i pm della Lava Jato, segnala il sito, sono “considerati da molti come eroi dell’anticorruzione” ma accusati da molti altri di essere “ideologi clandestini della destra, travestiti da uomini di legge apolitici”. I messaggi diffusi ora dimostrerebbero insomma che hanno “abusato del loro potere con l’obiettivo politico di evitare che Lula tornasse alla presidenza e di distruggere il suo Partito dei Lavoratori (Pt)”.

E infatti gli avvocati di Lula – che sconta dall’aprile del 2018 una condanna per corruzione e riciclaggio impostagli in primo grado dallo stesso Moro – hanno subito annunciato che i messaggi rivelati da The Intercept costituiscono una “causa sufficiente perché l’ex presidente sia liberato”, giacché confermerebbero “quello che abbiamo sempre detto, cioè che questo è un caso di persecuzione politica, ideata per ritirare l’ex presidente dalle elezioni dell’anno scorso”.

La Procura Federale ha respinto la pubblicazione dei messaggi, definendola un “grave attacco contro l’attività dei pm e la loro sicurezza personale”, mentre la task force della Lava Jato ha denunciato che “molte conversazioni, fuori dal loro contesto, possono portare ad interpretazioni erronee”.

Moro, da parte sua, ha detto che i messaggi resi pubblici “non mettono in evidenza nessuna anomali né alcun orientamento delle attività dei pm, malgrado siano stati estrapolati dal loro contesto e dal sensazionalismo con il quale sono state pubblicate queste notizie, ignorando il gigantesco piano di corruzione rivelato dalla operazione Lava Jato”.

Flavio Bolsonaro, figlio del presidente brasiliano, denuncia che la loro diffusione fa parte di “un attacco organizzato contro la Lava Jato, con l’obiettivo di compromettere le inchieste”. Secondo il sociologo Celso Rocha Barros, sebbene “le conclusioni generali della Lava Jato sul modo in cui un cartello di aziende finanziava tutti i grandi partiti politici restino in piedi”, e “nulla nei messaggi filtrati prova che Lula sia innocente”, resta il fatto che “ci sono forti segnali che indicano che il processo (di Lula) non si sia svolto normalmente”, perché “Moro sembra aver oltrepassato linee cruciali” nell’iter che ha portato alla condanna dell’ex presidente.