Mondiali donne, ecco il fattore love: “L’Italia già ama le azzurre”

Il poster della Federazione Gioco Calcio della nazionale italiana femminile. In primo piano la capitana Sara Gama
Il poster della Federazione Gioco Calcio della nazionale italiana femminile. In primo piano la capitana Sara Gama

ROMA. – Il fattore ‘love’ invocato da Milena Bertolini si prepara ad essere la dodicesima donna in campo. La vittoria delle azzurre all’esordio nel mondiale femminile di calcio ha scaldato il cuore dei tifosi: la doppietta di Barbara Bonansea contro le australiane favorite dal ranking ha fatto scoprire che l’altra metà del calcio gioca e sa far divertire. E lo dimostrano gli oltre tre milioni di spettatori rimasti davanti alla tv per applaudire la nazionale che dopo vent’anni ha ritrovato la fase finale della coppa iridata. E un torneo decisamente salito di livello.

“Tecnicamente qualcosa va ancora migliorato, ma è certo che l’Italia già ama questa nazionale” ammette Marco Tardelli, il campione del Mundial dell’82. L’azzurro dell’urlo celebre quasi come quello di Munch che in Spagna fece impazzire di gioia un Paese intero: “Stia tranquilla – il messaggio alla ct che dopo l’esultanza per la vittoria aveva chiesto proprio la passione popolare -, non c’è proprio il rischio di carenza d’affetto: erano vent’anni che non andavamo al mondiale con le donne, è chiaro che è scoccata la scintilla. Tecnicamente qualcosa va ancora migliorato, ma l’importante è la dimostrazione di amore per la maglia che è stata data dalla nazionale contro l’Australia”.

Una vittoria che sa di rivincita perché alle australiane sul contratto viene proibito di giocare nel campionato italiano considerato di livello non alto e quindi “poco allenante”. “Visto quello che è successo non mi pare proprio…” sottolinea Tardelli. E anche un altro campione mondiale come Paolo Rossi ammette di essersi “appassionato” a queste ragazze. “Per tantissimi anni le azzurre del calcio sono state come dimenticate – ha detto -, sembra quasi si pensasse che non fosse uno sport indicato per le ragazze. Invece divertono. Ho visto la partita con l’Australia e mi sono appassionato”.

Per delle atlete che contro i detrattori hanno dimostrato di saper stare bene in campo. “Il nostro è uno sport molto fisico, di contatto, nel quale c’è anche durezza. La parte femminile lo ingentilisce e le nostre sono tecnicamente brave”. Con campo e tempi regolari, cioè come quelli dei maschi. “Le ragazze hanno meno forza degli uomini e su grandi spazi ne potrebbe risentire l’intensità di gioco – ribadisce anche la ct Bertolini -. Ma non penso serva attuare modifiche, come abbiamo visto nella partita con l’Australia, con il livello che si alzerà ancora nelle prossime partite, anche con le misure grandi del campo da gioco si può fare un calcio spettacolare”.

Che è piaciuto tanto al ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, grande appassionata ed ex giocatrice: elogi sulla “tenacia” vista in campo, “dote tipicamente femminile”. “Occorre far capire che questo evento va oltre la partita in sé – spiega il ministro -, io sono stata anche giocatrice di basket, era uno sport accessibile ai bambini e alle bambine, ai miei tempi era invece difficilissimo fare calcio per le bambine. C’era il pregiudizio e una enorme diffidenza. Ora le ragazzine hanno una grandissima opportunità, hanno allenatori e campi in cui giocare. Diventa una grande occasione anche nella battaglia infinita per emancipazione e crescita delle pari opportunità tra uomo e donna”.

Dopo la conversazione con l’ANSA Bongiorno ha chiamato la ct azzurra per complimentarsi e nella telefonata si è convenuto sulla necessità di portare la nazionale al Sud per far sì che il movimento femminile cresca anche nel Meridione. “Le donne non valgono meno degli uomini” il messaggio. Un altro passo contro i pregiudizi. E l’operazione ‘amore’ va avanti.