Conte apre il negoziato con l’Unione Europea e lavora ai numeri della manovra

Stretta di mano tra il commissario Ue per gli affari economici Pierre Moscovici (S) e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Stretta di mano tra il commissario Ue per gli affari economici Pierre Moscovici (S) e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. (Archivio ANSA)

ROMA. – Da un lato i dioscuri Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dall’altro la mannaia dell’Ue pronta a far precipitare l’Italia in una situazione “ellenica”. Si gioca molto, forse tutto, il premier Giuseppe Conte nella sua trattativa più difficile con l’Europa. Ha un mese di tempo, il capo del governo, per convincere Bruxelles della bontà delle misure economiche giallo-verdi e per evitare quella manovra correttiva sul quale c’è il netto divieto dei vicepremier. E, nella strategia del premier c’è l’intenzione di portare a Bruxelles già nelle prossime settimane i numeri della manovra d’autunno.

I contatti tra i vari staff di Bruxelles e del governo, raccontano fonti di maggioranza, sono già in corso. E, nelle prossime ore Conte entrerà in partita. Un primo punto di contatto ci sarà venerdì a Malta, in occasione del vertice Europa MED7 che riunisce i Paesi del Sud Europa. Possibile che, a margine, spunti qualche bilaterale a cominciare da quella con il presidente francese Emmanuel Macron.

Meno di una settimana dopo il premier sarà al Consiglio europeo sui top jobs europei. La sua intenzione è arrivarci con uno schema già pronto. La trattativa non si fa a parole, Conte si siederà a un tavolo con i suoi interlocutori e, numeri alla mano, si faranno i conti, spiegano fonti di governo. Con un coefficiente di difficoltà evidente: al momento i numeri dell’Italia e quelli dell’Ue sul deficit del prossimo anno non corrispondono.

Ma sul metodo a Palazzo Chigi non hanno dubbi: serve un dialogo sereno con l’Ue, avendo come primo obiettivo evitare la procedura d’infrazione rispettando le regole vigenti. Ed è un punto sul quale Conte, il ministro del Tesoro Giovanni Tria e il Quirinale sono, fermamente, sulla stessa linea. Il 20 giugno, a Bruxelles, il negoziato sui conti si incrocerà con la partita dell’Italia per le nomine Ue. Concorrenza, Industria o Commercio, sono le commissioni a cui punta il governo. Sui nomi da proporre sarà la Lega a dettare legge.

Io commissario? “Quello che mi chiedono, faccio”, spiega Giancarlo Giorgetti non smentendo che il suo nome è davvero in gioco. Ma un eventuale trasferimento in Belgio del sottosegretario prevede due ostacoli: difficilmente Giorgetti accetterebbe una commissione non di peso (e l’Italia, al momento, non può avere grosse ambizioni) e il suo profilo a Palazzo Chigi, allo stesso tempo, non è facilmente sostituibile. Possibile, quindi che si viri su un’alternativa, sempre interna alla rosa dei ministri leghisti (Gian Marco Centinaio, ad esempio). Fattore, quest’ultimo, che accelererà un rimpasto più generale.

Al ministero per gli Affari Ue è destinato un leghista (Alberto Bagnai resta in pole), ma la nomina non sarà fatta a brevissimo. Mentre sugli altri dicasteri Di Maio attende le mosse leghiste. “Vogliono il Mit? Ce lo chiedano ufficialmente e ci sediamo al tavolo”, spiegano fonti del M5S. A quel punto, però, le possibilità che il ministero retto da Danilo Toninelli vada alla Lega sono alte: con Alessandro Morelli, secondo i rumors di palazzo, possibile sostituto. Resta nell’aria anche un cambio di guardia alla Salute guidata da Giulia Grillo ma qui il pressing della Lega è forse minore.

(di Michele Esposito/ANSA)