Sea Watch: Roma attacca i Paesi Bassi, ma scontro Lega e M5S

La Sea Watch davanti al porto di Lampedusa.
La Sea Watch davanti al porto di Lampedusa. ANSA/ELIO DESIDERIO

ROMA. – Un attacco frontale ai Paesi Bassi e il ritorno della tensione tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. La vicenda Sea Watch, al termine di una giornata segnata da strappi e dichiarazioni di fuoco del leader leghista e di Fdi, vede registrare soprattutto questi due elementi, a tarda sera, all’interno del governo.

Il caso Sea Watch arriva infatti a Palazzo Chigi dove è oggetto, a margine del Consiglio dei ministri, di un vertice ad hoc tra il premier Giuseppe Conte, il vicepremier Matteo Salvini, e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Vertice nel quale si prende sostanzialmente atto del fatto che l’Olanda, al momento, non è affatto disponibile ad accogliere i migranti della nave guidata da Carola Rackete.

“Dopo avere preso atto del passo formale compiuto dall’Ambasciatore italiano all’Aja nei confronti del Governo dei Paesi Bassi”, Conte, Salvini e Moavero “hanno concordato di proseguire nelle iniziative formali volte a verificare l’eventuale condotta omissiva di detto Governo”, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi dopo che, tra l’altro, nel pomeriggio il titolare del Viminale definisce “un atto ostile” l’ingresso in acque italiane della Sea Watch, battente bandiera olandese.

Ingresso di fronte al quale, tuona Salvini, “il governo olandese non può far finta di nulla”. E sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei partner europei e di Bruxelles Conte, Salvini e pure Di Maio, sono sulla stella linea. Il premier, raccontano fonti di governo, nonostante l’agenda fitta segue la vicenda della Sea Watch per l’intera giornata. Ma, volutamente, sceglie di non pronunciarsi.

Il momento, e il premier ne è pienamente consapevole, è quanto mai delicato e qualsiasi fibrillazione ulteriore può essere un’ulteriore colpo alla stabilità dei giallo-verdi. Non a caso, a parte qualche dichiarazione di ex M5S (vedi il comandante De Falco) o di membri dell’ala ortodossa (vedi il senatore Matteo Mantero) nessuno, nel Movimento si espone.

Ma l’equilibrio si incrina a sera quando Luigi Di Maio da un lato accusa la Sea Watch di voler sbarcare nell’Italia giallo-verde e non in Grecia o a Malta “per farsi pubblicità” mentre, dall’altro, non risparmia una stoccata all’alleato. “In mezzo a questo palcoscenico che è diventato il Mediterraneo ci sono gli esseri umani. E se dovremo passare tutta l’estate a litigare con le Ong abbiamo già perso”, sottolinea il leader M5S chiedendo corridoi umanitari e più rimpatri ed europeizzando il tema migranti: “L’Europa deve svegliarsi, Dublino va rivista”.

E Salvini, ospite di Porta a Porta, non lesina una dura replica. “Di Maio non è il ministro dell’Interno, si può fare di più, ma le cifre parlano chiaro, i morti sono un decimo di un anno fa”, spiega il leader leghista alzando lo scontro anche sul caso Ilva (“Non ci possiamo permettere che chiuda, avrei lasciato la garanzia legale ad Arcelor Mittal”) e sul tema Autonomia (“Se il M5S continua a dire no è un problema”). Se continuano i no, rinforza minaccioso, “ne trarremo le conseguenze”.

(di Michele Esposito/ANSA)