Plenaria Cgie, Collevecchio chiede l’apertura di un’indagine

Piazzale della Farnesina.
Piazzale della Farnesina.

ROMA – Cittadinanza, elezioni dei Comites, servizi consolari, coinvolgimento dei giovani, cultura e lingua italiana. La plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, ospitata nella Sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina, sembrava destinata a svolgersi senza grosse polemiche se non le consuete alle quali i consiglieri ci hanno abituato. Sì, senza dubbio si attendevano analisi sulle realtà delle nostre Comunità all’estero e sulle loro necessità e, soprattutto, un dibattito sul prossimo appuntamento per il rinnovo del Comites. In particolare, sulle modalità del voto: per posta o digitale? L’intervento del Consigliere Nello Collevecchio, quindi, è caduto come un fulmine a ciel sereno.

Nella prima sessione dei lavori dell’Assemblea Plenaria, il Consigliere, come già fatto in altre occasioni, ha ricordato la preoccupante situazione che vive oggi il Venezuela, paese travolto da una crisi politica, istituzionale, economica e sociale di proporzioni dantesche, e il dramma quotidiano degli italiani che vi risiedono. Quella del Venezuela, dopo le comunità dell‘Argentina e del Brasile, è la più numerosa dell’America Latina.

Il consigliere Collevecchio, nel suo intervento, ha lodato l’Ambasciatore Placido Vigo, rilevando che da subito si è reso disponibile al confronto e che ha iniziato a visitare le nostre comunità residenti nella provincia senza perdita di tempo. Un tour de force che sicuramente gli permetterà di conoscere la nostra laboriosa collettività. Soprattutto, di toccare con mano i tanti problemi che deve affrontare oggi; problemi comuni e allo stesso tempo assai diversi da provincia a provincia. Non è lo stesso vivere a Caracas, centro dell’attività politica, finanziaria e diplomatica, che a Barinas, San Cristóbal o Maracaibo. Se ne rese conto anche l’Ambasciatore Mignano nel corso degli incontri sostenuti con le nostre comunità della provincia.

Il Consigliere Collevecchio, nel suo intervento, invece di esporre i problemi di una Collettività le cui seconda e terza generazione emigra in cerca di un futuro migliore, percorrendo a ritroso il cammino di genitori e nonni; di analizzare le difficoltà che affronta chi, invecchiando, ha bisogno di medicine e servizi medici accessibili nel Paese solo per chi può pagarli in moneta straniera e di proporre iniziative, idee, progetti e programmi che, coinvolgendo anche un Comites svincolato  ormai dalla nostra Comunità e più interessato ad un libro sulla vita degli italiani e dei loro discendenti che ai problemi che devono affrontare oggi, possano orientare e  contribuire a risolvere le difficoltà delle famiglie, soprattutto delle meno abbienti, ha sferzato un inatteso attacco contro l’Ambasciatore Silvio Mignano, che ha appena concluso la sua missione diplomatica, lanciando gravi accuse, basate pare più su speculazioni che su fatti reali.

– Denuncio in questa sede le penose sofferenze a cui siamo stati sottoposti noi tutti italiani in Venezuela a seguito delle disattenzioni alle nostre problematiche da parte dei precedenti governi italiani, delle istituzioni in Italia e di quelle operanti in Venezuela – ha detto Collevecchio dimenticando i tanti viaggi sostenuti dal sottosegretario Mario Giro ma anche la delegazione presieduta dal Senatore Claudio Micheloni, le continue visite dell’On. Fabio Porta, la presenza del Senatore Pier Ferdinando Casini, la video-conferenza con il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, l’incontro  della Collettività con il Direttore Generale Maria Luigi Vignali e quelli con l’allora On. Ricardo Merlo, oggi sottosegretario agli Affari Esteri. E pure i dossier inviati alla Farnesina dall’Ambasciatore Mignano che in più occasioni, a Roma, è stato ascoltato da politici e responsabili di Commissioni in Parlamento.

Il Consigliere Collevecchio, poi, ha sostenuto che “sono stati violati sistematicamente, ne abbiamo le prove, i nostri diritti di cittadini italiani: quello alla salute e alla vita, e ai servizi consolari”.

Il Consigliere Collevecchio, quindi, ha formalmente chiesto “alle autorità competenti l’apertura di un’indagine per verificare “l’operato delle istituzioni italiane in Venezuela dal 2015 al 2019; l’uso e la destinazione dei fondi destinati dallo stato italiano al Venezuela dal 2015 al 2019; la legittimità degli appalti sottoscritti per sicurezza, assistenza medica, chirurgica farmaceutica”.

E, dimenticando di commentare che il Comites – fatta eccezione ovviamente per alcuni suoi membri – non è mai stato così distante dalla nostra Comunità come oggi, che da anni non è all’altezza del ruolo che è chiamato a svolgere e che le sue assemblee sono fatte in sordina e alla carbonara, ha recriminato ad Ambasciata e Consolato il non “coinvolgimento degli organi di rappresentanza”.

Tra le accuse mosse da Collevecchio anche quella della chiusura, durante tre mesi, del consolato di Maracaibo, senza, a suo avviso, informare i connazionali; una chiusura che avrebbe comportato a suo giudizio “un danno psicologico e materiale”. Fermo restando che sia il Consolato Generale, nel suo sito ufficiale, che il nostro giornale ne diedero notizia, anche in questo caso, non si sa se volutamente, il consigliere ha dimenticato le responsabilità delle autorità Consolari e Diplomatiche. Come si ricorderà, il “black-out” che mantenne per giorni senza elettricità l’intero Paese, paralizzò per settimane lo Stato Zulia, uno dei più violenti e pericolosi del Paese. Sarebbe stato irresponsabile mantenere aperta una struttura all’interno della quale non era possibile assicurare ai funzionari e, soprattutto agli utenti, un minimo di sicurezza.

Collevecchio, comunque, ha almeno accennato alla buona gestione del Console Generale di Caracas, Enrico Mora, e “all’impegno e al sacrificio” di tutto l’attuale organico.

Nonostante ciò, l’attacco che ha sferrato contro l’Ambasciatore Silvio Mignano, ha colto di sorpresa gli assistenti all’Assemblea Plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Sapevano che tra l’Ambasciatore Mignano e i nostri rappresentanti eletti – leggasi Comites e Cgie – c’era una certa ruggine, in particolare dopo che il nostro Ambasciatore li aveva spogliati di alcuni privilegi e ridimensionato il loro ruolo, riconducendolo nuovamente a quanto disposto dalla Legge ma nessuno, a Roma, si aspettava una tale reazione. A Caracas, invece, ci si chiedeva quando i nostri eletti si sarebbero tolti il sassolino dalla scarpa.

Niente di nuovo sotto il cielo della collettività italo-venezuelana. Il cammino della nostra emigrazione, dagli anni del dopoguerra ad oggi, è segnato da episodi in cui i professionisti dell’emigrazione hanno badato ben più ai propri, piccoli, interessi, che a quelli della comunità. Ma che ciò si ripeta in una situazione come l’attuale, in cui gli italiani del Venezuela al pari del resto della società stanno attraversando una delle peggiori crisi della loro vita, è davvero imperdonabile. In un momento in cui bisognerebbe lavorare uniti per perseguire obiettivi reali, concreti, certi protagonismi appaiono a dir poco patetici.

Per fortuna tanto l’ambasciatore Mignano come l’ambasciatore Vigo hanno sufficiente carriera alle spalle e sufficiente esperienza umana per uscire indenni da certe manifestazioni che oscillano tra la codardia e la piaggeria.

Sanno entrambi che il lavoro da portare avanti è molto più serio e difficile e che la collettività merita ben altra attenzione.

Mauro Bafile