Pressing Salvini, su manovra e migranti scontro con Conte

Il Primo Ministro Giuseppe Conte (con il Vice Premier e Ministro degli degli Interni, Matteo Salvini, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Il Primo Ministro Giuseppe Conte (con il Vice Premier e Ministro degli degli Interni, Matteo Salvini, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

ROMA. – Manovra, Autonomie, migranti: le tensioni M5S-Lega prima dell’arrivo del fatidico 20 luglio – data oltre la quale si chiude al finestra elettorale di settembre – si orientano su questa triplice direttiva. E in tutti e tre i punti è Matteo Salvini a mettere in campo un costante pressing sia sull’alleato Luigi Di Maio, sia sul premier Giuseppe Conte. Sulla manovra, in particolare, lo scontro tra il leader della Lega e il premier è aspro.

Salvini annuncia un incontro per lunedì prossimo con i principali operatori economici del Paese, facendo pensare a un suo nuovo tentativo di blitz sulla Flat tax. La reazione di Conte non si fa attendere. “La manovra si fa nelle sedi istituzionali con il premier e tutti i ministri”, avvertono da Palazzo Chigi mentre fonti di maggioranza spiegano come Conte si sia fatto sentire direttamente con il vicepremier. Ponendo un tema, già altre volte caro al premier: quello di evitare “sgrammaticature istituzionali”.

“Sono il vicepremier, farò l’incontro”, afferma Salvini parlando poi in una trasmissione televisiva.

Non sono solo i conti a surriscaldare il già bollente luglio giallo-verde. Sui migranti, dopo giorni di botta e risposta tra Salvini e il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, Conte decide di prendere il pallino del gioco e convoca, per mercoledì, tutti i ministri competenti a Palazzo Chigi. “E’ urgente coordinare le iniziative dei ministri competenti per evitare sovrapposizioni o malintesi che danneggerebbero l’azione del governo”, scrive il premier in una lettera inviata ai ministri.

Del resto, sul tema migranti, il pressing di Salvini è altissimo e, non a caso, già in serata il M5S prova ad accelerare sui tempi presentando ufficialmente un suo emendamento per la confisca delle navi al loro primo ingresso – e non più in caso di reiterazione – prevedendo l’uso delle navi sequestrate da parte della Polizia e delle Capitanerie di porto. Domani, però, si rischia che il termine per gli emendamenti, previsto per le 15, slitta: in ballo c’è il nodo delle sanzioni alle navi che soccorrono, che la Lega vuole inasprire ma sul quale c’è più di una contrarietà nel M5S.

A Palazzo Chigi, nel pomeriggio, va in scena l’ennesima riunione-fiume sulle Autonomie. La novità è che, rispetto a qualche settimana fa, M5S e Lega sul tema hanno cominciato davvero a dialogare. Ma i tempi restano lunghi, i nodi sono diversi e la possibilità che la riforma sia emendabile in Parlamento ormai viene presa in considerazione anche dalla Lega.

Alla riunione, nella quale non vengono toccati i temi finanziari (con Giovanni Tria impegnato all’Eurogruppo) è il nodo-scuola ad emergere. La possibilità delle assunzioni dirette dei docenti e di fare concorsi regionali trova un muro, oltre che nei sindacati, anche nel M5S, secondo cui così di creano “scuole di sera A, B e C”. E il sottosegretario Salvatore Giuliano ricorda ai leghisti come la norma sia incostituzionale: già nel 2013, infatti, la Consulta bocciò la proposta contenuta in una legge regionale lombarda.

Più vicina, invece, l’intesa sulle concessioni di Autostrade e Ferrovie. Le grandi reti di trasporto, spiegano dal Mit, dovrebbero restare nazionali così come la proprietà degli asset. E dal Movimento insistono su un punto: i livelli essenziali di prestazione vanno garantiti a tutti, così come va messo in campo il Fondo di Perequazione.

Giovedì, alle 8:30, Conte, Lega e M5S si rivedranno. Ma l’impressione è che neanche questa possa essere la riunione definitiva. “Ci sono passi avanti, si procede a oltranza”, assicura il ministro per gli Affari Regionali. “Si deve fare ma si deve fare bene”, frena Di Maio mentre sulla Lega è costante il pressing dei governatori del Nord e anche di una parte di FI. Giovedì se ne riparlerà, prima di un Cdm dove Salvini potrebbe chiedere di formalizzare la nomina del ministro degli Affari Ue.

E poi c’è la Flat tax, che il Vicepremier promette agli italiani (al 15%, per il ceto medio) con tanto di contratto in tv “alla Berlusconi” e sulla quale il leader leghista difficilmente ammetterà deroghe. Ma le difficoltà non mancheranno. “Sono sempre stato convinto che l’imposizione fiscale vada riequilibrata riducendo la fiscalità diretta a favore delle imposte indirette”, spiega Tria da Bruxelles, accennando ad un tema non nuovo dalle parti del governo: per fare la flat tax che ha in mente la Lega si rischia di aumentare l’Iva.

(di Michele Esposito/ANSA)