Il Papa dedica la Messa ai migranti: “Nessuno è straniero”

Papa Francesco accarezza un bambino figlio di migranti durante la Messa.
Papa Francesco accarezza un bambino figlio di migranti durante la Messa. (ANSA)

CITTA’ DEL VATICANO. – Una messa per ricordare la sua visita a Lampedusa, esattamente sei anni fa, ma anche per abbracciare chi dopo tante difficoltà è riuscito ad approdare in Italia. Papa Francesco ha celebrato una messa per 250 tra migranti e soccorritori nella basilica vaticana. E ha ricordato con forza che per Dio “nessuno è straniero”, “nessuno è escluso”. Ha chiesto di considerare i migranti innanzitutto “persone” e non una questione da risolvere e ha richiamato tutti alla responsabilità.

Tra i banchi erano presenti molti profughi arrivati in Italia con i barconi ma anche attraverso i corridoi umanitari. Con loro le istituzioni e le associazioni che quotidianamente si occupano di loro, dal Dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale a Migrantes della Cei, dalla Comunità di Sant’Egidio al Centro Astalli dei Gesuiti.

Nella preghiera dei fedeli si è invocata poi la benedizione per coloro che operano per i soccorsi in particolare nel Mediterraneo: “Signore Gesù, benedici i soccorritori nel Mar Mediterraneo, e fa crescere in ciascuno do noi il coraggio della verità e il rispetto per ogni vita umana”, è stata una delle preghiere recitata da un fedele nel corso della messa nella basilica vaticana celebrata da Papa Francesco.

“I più deboli e vulnerabili devono essere aiutati” e “si tratta di una grande responsabilità, dalla quale nessuno si può esimere”, ha detto il Papa nell’omelia sottolineando che i migranti “sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! Non si tratta solo di migranti. Nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”.

Il Papa ha dunque pregato per loro, gli “ultimi” che “gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono. Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea. Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare”. “Gesù non fa distinzioni: la liberazione è elargita generosamente” a tutti, ha concluso il pontefice.

(di Manuela Tulli/ANSA)