L’Italia si conferma ultima in Europa per crescita. La manovra sarà una sfida

Il Commissario agli affari economici dell'Unione Europea, Pierre Moscovici. (ANSA)
Il Commissario agli affari economici dell'Unione Europea, Pierre Moscovici. (ANSA)

BRUXELLES. – Una crescita “marginale” per quest’anno e “moderata” nel prossimo, un’economia che non sorprende e non rimbalza e che si fermerà allo 0,1% nel 2019, per poi salire allo 0,7% nel 2020. I dati delle nuove previsioni economiche della Commissione Ue relegano ancora una volta l’Italia in fondo alla classifica del Pil dei 28 Stati membri, confermando la tendenza già fotografata a maggio, e gettando ombre sui rischi collegati alla prossima manovra, che viene giudicata una sfida “particolare”. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria mostra comunque tranquillità e si limita ad osservare che “non cambia nulla rispetto a due mesi fa”.

Per Bruxelles in Italia “non ci si attende che l’attività economica rimbalzi significativamente prima della fine dell’anno”, e “i rischi alla crescita restano pronunciati, specialmente nel 2020, quando le politiche di bilancio affrontano particolari sfide”. La Commissione, insomma, non crede che le misure della manovra aiuteranno il Paese a riprendersi, il Pil a salire e quindi il debito a scendere.

“E’ complesso misurare l’impatto esatto del mix di politiche sulla crescita” ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici, ricordando che le prime decisioni Ue sulla manovra sono arrivate quando “il Governo parlava di una previsione di crescita di 1,5%” mentre “il consenso era per l’1%, e oggi è 0,1%”. Ma le riforme strutturali ci sono, e avranno i loro effetti, sottolinea Tria rispondendo però a una nota di Fitch, nella quale l’agenzia di rating vedeva come solo rinviato il contenzioso con Bruxelles.

La Commissione vede la crescita italiana 2019-2020 “legata soprattutto ai consumi privati, sostenuti da prezzi dell’energia più bassi e dal reddito di cittadinanza”, fattori positivi che però “è probabile vengano attenuati da un mercato del lavoro meno dinamico e dal calo della fiducia dei consumatori associata all’aumento di risparmi preventivi”.

E’ un circolo vizioso secondo la Ue, perché “la debole attività economica” pesa sul mercato del lavoro come indicano i lavoratori in Cig in crescita “e le aspettative delle imprese sull’occupazione, spiccatamente più basse”. Tra l’altro, l’Istat ha certificato un calo annuale della produzione industriale di 0,7% a maggio, sebbene rispetto ad aprile abbia recuperato lo 0,9%.

A causa di tutto ciò l’Italia resta ultima in Europa, mentre Malta è al top nel 2019 (+5,3%), seguita da Ungheria e Polonia (+4,4%), e dall’Irlanda (+4%). In fondo alla classifica, ma prima dell’Italia, c’è la Germania (+0,5%), che però nel 2020 recupera (+1,4%). Per la Ue, le prospettive nel breve termine di tutti “sono offuscate da fattori esterni”, come “le tensioni commerciali globali e una significativa incertezza politica”.

Fattori che “pesano sulla fiducia nel settore manifatturiero, il più esposto al commercio internazionale, e indeboliranno le prospettive sul resto dell’anno”: Non a caso Bruxelles ha lasciato invariato a +1,2% il Pil della zona euro nel 2019, mentre ha abbassato da 1,5% a 1,4% quello 2020. Gli occhi restano quindi puntati sulla prossima legge di bilancio: “Dobbiamo valutare quanto sia solido”, ha detto Moscovici, ricordando che finora la procedura è stata evitata due volte, e “non c’è due senza tre”.

(di Chiara De Felice/ANSA)