Trump affonda l’ambasciatore britannico, Darroch lascia

L'ambasciatore britannico a Washington, sir Kim Darroch
L'ambasciatore britannico a Washington, sir Kim Darroch. (ANSA)

LONDRA. – Ufficialmente sono dimissioni. Di fatto è come se fosse stato messo alla porta da Donald Trump, con la tacita scrollata di spalle di Boris Johnson: una prima volta umiliante per Londra, nella storia secolare della special relationship fra Usa e Regno Unito. L’ambasciatore britannico a Washington, sir Kim Darroch, getta la spugna e formalizza la rinuncia all’incarico con 5 mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale d’una prestigiosa carriera da feluca e da alto funzionario dello Stato, travolto della bufera innescata dalla divulgazione sul Mail on Sunday di alcune sue note riservate in cui il presidente americano veniva fra l’altro giudicato “inetto” e l’amministrazione della Casa Bianca “disfunzionale”.

Un epilogo inevitabile, dopo la reazione furibonda di Trump a colpi di tweet, il bando imposto a qualunque contatto con lo “stupido presuntuoso” Darroch, le nuove scudisciate riservate alla premier uscente Theresa May e ai suoi flop sulla Brexit. Ma consumatosi ancor più precipitosamente del previsto a causa del contesto politico d’oltremanica. E soprattutto, secondo molti, del rifiuto in un dibattito televisivo dell’ex ministro degli Esteri Boris Johnson – favoritissimo nella corsa in casa Tory per Downing Street sul suo successore al Foreign Office, Jeremy Hunt – di difendere dall’amico Donald il diplomatico finito nel frullatore mediatico per avere in fondo espresso valutazioni soggettive con la franchezza richiesta al ruolo; o anche solo di impegnarsi a garantirgli qualche altro mese di mandato.

Sir Kim, da parte sua, non ha fatto una piega. Ha preso carta e penna e ha annunciato il passo indietro in una lettera al segretario generale del ministero, sir Simon McDonald. “La situazione attuale rende impossibile svolgere il mio ruolo come vorrei, credo che nelle circostanze correnti il percorso più responsabile sia quello di nominare un nuovo ambasciatore”, ha scritto.

McDonald, in un’audizione in commissione parlamentare, ha poi spiegato che a determinare la resa di Darroch è stata la consapevolezza d’essere destinato a “rimanere un bersaglio”. E quindi un ostacolo nei rapporti col grande alleato americano, strategici più che mai in vista dell’uscita del Regno dall’Ue. Dall’altra sponda dell’Oceano non è mancato qualche moto di solidarietà al reprobo, come quello del senatore repubblicano Lindsey Graham. Mentre dalla Casa Bianca il capo di gabinetto del vicepresidente Mike Pence si è limitato a salutare le dimissioni come “la cosa giusta da fare”.

Il vero scossone ha colpito però Londra, dove nella caccia alla talpa colpevole di aver spiattellato i rapporti anti Trump ed esposto Darroch alla burrasca, è stata ora coinvolta informalmente la polizia. La dimissionaria May ha tenuto intanto a rivendicare il sostegno a “sir Kim” e ad esprimere “gratitudine enorme”. Mentre Hunt, che al contrario di Johnson aveva risposto per le rime ai toni “irrispettosi e sbagliati” della reazione di The Donald, ha deplorato un finale di partita “oltraggioso”. E Boris si è affrettato a sua volta a rendere l’onore delle armi a “un diplomatico superbo”.

Le opposizioni, Labour in testa, accusano tuttavia proprio lui d’aver di fatto scaricato l’ambasciatore, veterano di Bruxelles e decisamente eurofilo per gli standard dei brexiteer, mettendo le proprie ambizioni personali davanti alla fierezza nazionale. “Johnson ha dimostrato di non essere pronto ad affrontare Trump, né a difendere gli interessi della Gran Bretagna”, ha tuonato Jeremy Corbyn.

E commenti non meno duri sono arrivati da esponenti conservatori filo Hunt dal dente avvelenato, come l’attuale viceministro degli Esteri Alan Duncan, secondo cui “Boris ha gettato sir Kim sotto un bus”. “Assurdità”, replicano i johnsoniani, denunciando per bocca di Michael Fallon, ex ministro della Difesa, le contestazioni come “una squallida strumentalizzazione politica”. Un tentativo forse disperato di azzoppare la corsa di BoJo verso la vittoria finale del 23 luglio. Ma che potrebbe lasciare tracce.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)