Papa Francesco: “Chiesa senza frontiere, mano tesa a chi ha bisogno”

Papa Francesco durante l'Udienza settimanale. con un gruppo di migranti
Papa Francesco durante l'Udienza settimanale con un gruppo di migranti. ANSA/ETTORE FERRARI

CITTA’ DEL VATICANO. – “Mano tesa sempre”: lo ripete più volte Papa Francesco nella prima udienza generale dopo le sue ‘ferie’ di luglio a Casa Santa Marta. L’appello è quello ad una Chiesa che apra gli occhi, sia senza frontiere, pronta sempre a superare le barriere. Saluta poi i bambini profughi ospiti di Auxilium, la cooperativa che ha accolto anche 50 dei migranti salvati dalla Gregoretti. E indica Edith Stein per aver dato la vita contro “ogni forma di intolleranza”.

Lo sguardo di Papa Francesco torna dunque sugli ultimi e il paralitico mendicante del passo degli Atti degli Apostoli, al centro della catechesi di oggi, diventa, come il pontefice stesso dice, “paradigma dei tanti esclusi e scartati della società”.

E dunque, accanto a quella Chiesa che in Italia sta dicendo ‘no’ alla stretta sui migranti voluta dal governo con il decreto Sicurezza bis, il pontefice pronuncia parole chiare indicando come modello la “Chiesa, che vede chi è in difficoltà, non chiude gli occhi, sa guardare l’umanità in faccia per creare relazioni significative, ponti di amicizia e di solidarietà al posto di barriere”.

E’ la Chiesa, questa voluta da Bergoglio, “senza frontiere”, che “si sente madre di tutti”, che “sa prendere per mano e accompagnare per sollevare”. Una Chiesa la cui ricchezza deve essere solo l’amore per Dio e gli altri. E allora, prendendo spunto dalla condanna dello stesso Gesù ai traffici finanziari che venivano perpetrati al Tempio, il Papa commenta: “Quante volte penso a questo quando vedo qualche parrocchia dove si pensa che sono più importanti i soldi che i sacramenti. Per favore: Chiesa povera! Chiediamo questo al Signore”.

Il messaggio del pontefice contro “ogni forma di intolleranza” è ribadito poi nel ricordo di Santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, compatrona d’Europa, della quale domani si celebra la festa liturgica. Nata ebrea, poi passata all’ateismo, e infine convertita al cristianesimo, fino ad indossare l’abito delle Carmelitane, Edith Stein morì uccisa nel campo di sterminio di Auschwitz.

“Invito tutti a guardare alle sue scelte coraggiose, espresse in un’autentica conversione a Cristo, come pure nel dono della sua vita contro ogni forma di intolleranza e di perversione ideologica”, ha sottolineato Papa Bergoglio.

(di Manuela Tulli/ANSA)