Video web luci rosse, denuncia per revenge porn

Il tabellone con il risultato della votazione sull'emendamento del revenge porn.
Il tabellone con il risultato della votazione sull'emendamento del revenge porn. (ANSA)

GUBBIO (PERUGIA). – Un video di un incontro “a luci rosse” tra due fidanzati che, secondo i protagonisti, doveva rimanere “privato” è invece finito su WhatsApp, sembra di chat in chat. Un caso simile a tanti altri avvenuti in Italia quello che a Gubbio coinvolge una “coppia stabile”.

Che però ha deciso di non rimanere in silenzio ma di denunciare all’autorità giudiziaria quanto accaduto. Ipotizzando anche l’applicazione anche delle norme previste dal revenge porn, l’articolo del codice penale che punisce chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda foto o video a contenuto sessualmente esplicito di una persona senza il suo consenso.

I due fidanzati, tramite il loro legale, l’avvocato Tiziana Zeppa, hanno predisposto due denunce depositate oggi ai carabinieri della città umbra. Proprio nel giorno dell’entrata in vigore della legge Codice rosso, che prevede anche il revenge porn. “Un aiuto concreto alle vittime di violenza. Mai più denunce in giacenza sulle scrivanie” ha sottolineato su Twitter il ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, riferendosi all’intero pacchetto.

A Gubbio orami da qualche giorno in tanti parlavano del filmato. Del quale si sono già occupati anche i mezzi d’informazione locali. Ora però a interessarsene saranno anche i carabinieri, coordinati dalla procura di Perugia. Tecnicamente la coppia ha infatti presentato due diversi esposti contro ignoti anche se lo ha fatto in pratica in maniera congiunta.

“Abbiamo indicato – ha spiegato all’ANSA l’avvocato Zeppa – elementi che a nostro avviso possono essere utili per risalire a chi ha diffuso illecitamente il video. Non un film porno ma un momento privato che doveva restare tale”. In esso i due fidanzati, una coppia definita “stabile e insieme da molto tempo”, sono entrambi riconoscibili, come spiegato dal loro legale.

“E’ stato fatto per loro – ha aggiunto l’avvocato Zeppa – ma è finito su WhatsApp”. E la vicenda ha destato molto clamore a Gubbio dove i due sono stati rapidamente individuati. Nelle denunce viene chiesto l’applicazione delle “misure cautelari più opportune”.

“Il revenge porn non è una norma retroattiva – ha spiegato l’avvocato Zeppa – e quindi non può essere applicata alla diffusione già avvenuta. Questo potrebbe però accadere se il filmato continuasse a circolare (con il rischio di pene che vanno da uno a sei anni di reclusione – ndr). Anche con l’aggravante del ricorso al sistema informatico per la sua diffusione”

“L’obiettivo dei miei clienti – ha concluso l’avvocato Zeppa – è di cercare di individuare chi abbia illecitamente diffuso il video”.