Scatta il divieto di manifestare nell’aeroporto di Hong Kong

Manifestanti ad Hong Kong
Manifestanti all'aeroporto di Hong Kong. (Corriere della Sera)

PECHINO.- Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong fanno un passo indietro e lasciano l’aeroporto dell’ex colonia tornato oggi, dopo due giorni di durissimi scontri con la polizia e la cancellazione di pòtre 300 voli, all’operatività.La notizia, pur positiva, non ha fugato la tensione, sempre altissima visti i ridotti margini di manovra tra le parti.

L’Authority dello scalo, tra i più trafficati al mondo, ha ottenuto un’ingiunzione giudiziaria contro le “persone che ostacolano illegalmente e volontariamente o interferiscono con il corretto” svolgimento delle attività. Ovvero la possibilità di vietare altre manifestazioni.

Le immagini satellitari, invece, hanno mostrato decine di blindati e mezzi corazzati cinesi per il trasporto di unità in uno stadio di Shenzhen, a due passi dal confine con Hong Kong, paventando i preparativi di un blitz della polizia armata.

Tutto lascia pensare alla temibile “Wujing”, messa in campo da Pechino nello Xinjiang per regolare l’irruenza della minoranza uigura.

“Gli Usa sono profondamente preoccupati dai rapporti sui movimenti di unità paramilitari cinesi lungo il confine con Hong Kong”, ha commentato sul punto il Dipartimento di Stato Usa, all’indomani del tweet di Donald Trump sull’informazione fornita dall’intelligence americana in merito allo spostamento di truppe al confine, accompagnata dall’invito a tutti di “stare calmi”.

Pur se le esercitazioni di Shenzhen erano previste da tempo, nella versione ufficiale, resta il fatto che la pazienza di Pechino si stia ormai esaurendo verso quelle che sono giudicate “azioni di terroristi” incoraggiate, è il sospetto, da “forze esterne” individuabili negli Usa.

Un intervento “paramilitare” sarebbe ad alto rischio e con un forte impatto internazionale.

La Cina ha condannato le ultime proteste all’aeroporto che hanno visto la disavventura di due cittadini cinesi malmenati dai dimostranti. Uno dei due, il giornalista Fu Guohao del Global Times, tabloid del Quotidiano del Popolo (la “voce” del Partito comunista cinese) è diventato un eroe temerario sui social media e un “uomo vero”, secondo la tv statale Cctv che ha rimarcato i danni economici e d’immagine subito dall’ex colonia.

Il Quotidiano del Popolo, in un commento della prima pagina dell’edizione internazionale, ha affermato che la vicenda Hong Kong ha raggiunto un punto critico: “Usare la spada della legge per fermare la violenza e restaurare l’ordine è in grande maggioranza la cosa più importante e urgente per Hong Kong”.

L’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao, che fa capo al governo cinese, ha espresso “la più forte condanna di queste azioni da terroristi” definendo inoltre i due uomini feriti “patrioti della Cina continentale”.  I media di Pechino, invece, hanno sollecitato un’azione più decisa per sedare “la rivolta”.

Se la governatrice Carrie Lam è in caduta libera nei sondaggi (gode del sostegno del 27,9%, mentre se ci fosse il sufragio universale solo il 20,4% la voterebbe), quello che costituisce un nuovo grattacapo per la leadership cinese è il gradimento della polizia, crollato ai minimi storici.

L’istituzione su cui Pechino punta di più per riportare l’ordine gode di appena il 39,4% dei favori (dal 61% vantato prima dell’inizio delle proteste sulla legge per le estradizioni in Cina), secondo la ricerca condotta nella prima settimana di agosto da Robert Chung, veterano del settore e capo dell’Hong Kong Public Opinion Research Institute.

“Non è nostra intenzione causare ritardi ai vostri viaggi e non vogliamo causare problemi”, hanno scritto i manifestanti in un messaggio circolato via Telegram volendo offrire le scuse per gli inconvenienti. “Chiediamo la vostra comprensione e il vostro perdono come giovani di Hong Kong che continuano a lottare per la libertà e la democrazia”.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha sollecitato una soluzione pacifica affermando che “tutto deve essere fatto per prevenire la violenza e trovare le possibilità per una soluzione in uno schema di dialogo” sulla base della Basic Law del 1997, la Costituzione dell’ex colonia.

La polizia di Hong Kong, intanto, ha riusato i lacrimogeni in serata per disperdere un gruppo di manifestanti pro-democrazia radunatosi vicino alla Sham Shui Po Police Station, nell’ambito dell’Hungry Ghost Festival, dopo il rifiuto di sgomberare e di fermare l’utilizzo dei laser contro l’edificio.

(di Antonio Fatiguso/ANSA