Tar con Open Arms: “Vada a Lampedusa”. Scontro con Viminale

Trasbordo di bambini dalla Open Arms ad un natante della Guardia Costiera.
Trasbordo di bambini dalla Open Arms ad un natante della Guardia Costiera. EPA/Open Arms

ROMA. – Si sblocca la situazione dei 147 migranti da due settimane a bordo di Open Arms ma ora la nave rischia di diventare il nuovo terreno di scontro tra gli ex alleati in vista del voto di sfiducia a Conte: il Tar del Lazio accoglie il ricorso della Ong catalana e sospende il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane firmato da Salvini, Trenta e Toninelli.

“Andiamo a Lampedusa”, dice la Ong. Ma l’autorizzazione allo sbarco ancora non c’è e Matteo Salvini, che deve concederla, non ha alcuna intenzione di firmarla. Anzi, il ministro dell’Interno presenta un ricorso d’urgenza al Consiglio di Stato, annuncia la firma di un nuovo divieto d’ingresso e attacca frontalmente il premier Conte per la lettera in cui gli chiede di “mettere in sicurezza” i minori, denunciando il “patto innaturale” tra Pd e M5s non solo per il governo ma anche in chiave immigrazione: “c’è un disegno per tornare indietro ed aprire i porti, per trasformare il nostro paese nel campo profughi d’Europa. Ma io non torno indietro”.

La decisione dei giudici amministrativi arriva dopo quella del tribunale dei minori di Palermo, che ha chiesto chiarimenti ai 3 ministri perché tenere dei minori non accompagnati in mezzo al mare “equivale, di fatto, ad un respingimento”.

Dice dunque il Tar che il divieto d’ingresso va sospeso perché configura la violazione da parte dell’Italia del diritto internazionale in materia di soccorso in mare: “il ricorso in esame non appare del tutto sfornito di fondamento giuridico” in quanto lo stesso Viminale “riconosce” che il gommone soccorso da Open Arms “era in distress e cioè in situazione di evidente difficoltà”.

Motivo per il quale è “contradditorio” sostenere che l’ingresso in acque italiane configura un “passaggio non inoffensivo”. Ma non solo: la nave, dicono ancora i giudici, deve entrare in acque italiane per consentire “l’immediata assistenza alle persone maggiormente bisognevoli” alla luce della “documentazione prodotta (medical report e relazione psicologica)” e “della prospettata situazione di eccezionale gravità ed urgenza”.

Salvini non ci sta e annuncia un nuovo divieto e un ricorso urgente al Consiglio di Stato. Il Viminale sostiene infatti che i giudici non hanno tenuto conto di altri “fatti” che si sono verificati in queste due settimane. Quali? “Open Arms si è trattenuta in acque Sar libiche e maltesi – dice il ministero – ha anticipato altre operazioni di soccorso e ha fatto sistematica raccolta di persone con l’obiettivo politico di portarle in Italia”.

Ma il leader della Lega è infuriato anche con il premier Conte, per la lettera con cui gli ha chiesto di “mettere in sicurezza i minori”; una mossa, dicono da palazzo Chigi, in coerenza rispetto a quanto finora fatto dal governo. “Mi ha chiesto lo sbarco, non capisco perché lo vuole” tuona Salvini che deve guardarsi anche dalle mosse dell’altro ex alleato di governo, Elisabetta Trenta.

Il ministro della Difesa fa sapere che già da 24 ore sta seguendo la situazione, in contatto con il tribunale di Palermo e con “le altre autorità competenti di governo”, e ha ordinato al capo di Stato Maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli di far scortare la Open Arms verso Lampedusa da due navi della Marina in modo da essere pronti – nel caso la situazione dovesse nuovamente bloccarsi – a trasferire i 32 minori a bordo.

Open Arms dovrebbe arrivare a Lampedusa nelle prossime ore e lì si capirà come proseguirà il braccio di ferro. Che presto potrebbe vedere un altro protagonista sulla scena: la Ocean Viking, la nave di Sos Mediterranee e Msf con a bordo 356 persone di cui 103 minori, al momento si mantiene tra Malta e Lampedusa in attesa di una risposta ufficiale alla richiesta di assegnazione di un porto sicuro.

Dalle Ong fanno sapere che il peggioramento delle condizione meteo sta rendendo la situazione a bordo sempre più difficile. E se non arriveranno risposte la strada aperta da Open Arms potrebbe essere la mossa successiva.

(di Matteo Guidelli/ANSA)