Folla a Brescia per l’addio alla guerriera Nadia Toffa

Brescia funerale Nadia Toffa, La bara portata a spalla entra in chiesa.
Brescia funerale Nadia Toffa, La bara portata a spalla entra in chiesa. ANSA/SIMONE VENEZIA

BRESCIA. – L’ultimo saluto alla “guerriera” Nadia Toffa, stroncata dal tumore a soli 40 anni, va in scena senza molti dei vip che avevano espresso il loro dolore via social, alla notizia della sua morte. Assenza compensata dalla presenza dei famigliari di Nadia, dai suoi colleghi delle Iene, da una folla di cittadini comuni che, venuti da molte parti d’Italia, hanno voluto testimoniare il loro affetto per quella ragazza dal sorriso irresistibile che, con il racconto della sua malattia, e del tumore che chiamava il “bastardo”, ha cercato di dare a tutti il coraggio di affrontare la vita.

C’erano anche gli amici del minibar di Tamburi, quartiere di Taranto in cui c’è l’Ilva: indossavano una maglietta con la scritta Ie jesche pacce pe te!, in tarantino ‘Io esco pazzo per te!”. Conobbero Nadia quando, durante un servizio, andò nel bagno del baretto a cambiarsi. Vide esposta quella maglietta e ne nacque un progetto attraverso il quale sono stati raccolti 700mila euro con cui è stato aperto un reparto di oncologia pediatrica.

La convinta battaglia ambientalista è stata ricordata anche da chi proviene da un’altra terra martoriata, quella dei Fuochi. Don Maurizio Patriciello, il parroco ‘antiroghi’ di Caivano (Napoli) ha cercato di dare una spiegazione sul perché Nadia Toffa fosse così amata. “Ha messo l’Italia sottosopra – ha detto il sacerdote durante l’omelia – è stata amata da Nord a Sud, dalla Terra dei fuochi a Brescia. E’ entrata nel cuore di tutti perché è stata autentica, cocciuta perseverante, tosta. Ha avuto fame e sete di giustizia”.

“Come si fa a comprendere una ragazza bella che decide di parlare apertamente della sua malattia? – ha aggiunto riferendosi alle critiche che aveva sollevato il volere affrontare pubblicamente il suo calvario -. Più terribile della malattia c’è solo la vergogna di essere malati: non deve esistere. Negli ultimi giorni tutti sapevano che il suo silenzio significava la cosa peggiore. Lei ha avuto il coraggio di chiamare il cancro con il suo nome. Noi nella Terra dei fuochi non ne abbiamo il coraggio, la chiamiamo ‘la brutta malattia’ perché teniamo paura”.

Il vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada ha voluto mandare un messaggio, che è stato letto in Duomo “ai suoi colleghi di lavoro e alle tante persone che l’hanno conosciuta, per rendere onore al suo indomito coraggio, al suo sorriso gentile, alla sua lotta contro la disonestà, ma sopratutto la sua passione per la vita, la vita vera”.

Una delle nipoti ha ricordato come Nadia le chiedesse sempre di “sorridere alla vita”. “Eri molto, molto coraggiosa, Avrei potuto godere più a lungo del tuo amore”, ha detto. Le ha fatto eco un amico e collega: “Nadia era una persona che univa, era magica”, ha detto con la voce rotta dalla commozione. “Mi aveva convinto che ce l’avrebbe fatta, nonostante il suo male fosse incurabile. Ecco, Nadia era capace di convincerti di qualunque cosa”.

In chiesa quasi tutte le Iene. L’ideatore del programma, Davide Parenti, ha deposto sulla bara chiara la cravatta nera, simbolo della redazione. Il presidente di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi ha mandato una corona di fiori. Enrico Lucci, dopo la cerimonia, le ha dedicato un commosso tributo: “Non faceva tutto questo per mettersi in mostra. Detestava l’ingiustizia. Era una rompicoglioni terribile che non staccava mai. Aveva un odio incredibile per le ingiustizie. Una persona autentica e la gente l’ha capito”.

Il feretro di Nadia ha lasciato la cattedrale mentre una voce femminile cantava Halleluja di Leonard Cohen. Fuori la folla che non era riuscita a entrare. Prima che il carro funebre lasciasse piazza Paolo VI qualcuno ha gridato: “Ciao guerriera”. Ed è seguito un interminabile applauso.

(dell’inviato Stefano Rottigni/ANSA)