Calenda lancia suo partito. Malumori renziani nel Pd

Carlo Calenda durante il programma tv Rai "Uno mattina estate" condotto da Roberto Poletti e Valentina Bisti presso gli studi di Saxa Rubra
Carlo Calenda durante il programma tv Rai "Uno mattina estate" condotto da Roberto Poletti e Valentina Bisti presso gli studi di Saxa Rubra, Roma, 25 giugno 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA. – La battuta già gira: Carlo Calenda fonda un partito e subito pensa di uscirne. Colpa di una breve, intensa e contrastata storia tra il Pd e l’ex ministro, che 18 mesi dopo aver preso la tessera dem all’indomani del disastro delle politiche lancia il suo movimento. “Liberal-progressista”, lo definisce.

“Non possiamo lasciare i riformisti senza una casa”, spiega. Una scelta sofferta, ma convinta, a pochi giorni dall’abbandono della direzione dem, di fatto l’uscita dal Pd a causa dell’alleanza con M5S. Che ha cercato di impedire in ogni modo, ma che da tempo confessava essere sicuro sarebbe arrivata.

Nel Pd intanto c’è insoddisfazione sia in alcune aree di maggioranza che di minoranza per la composizione della squadra. Qualche renziano più critico si spinge a parlare di un governo “debole”, con il Pd “fuori da Palazzo Chigi e con molti più oneri che onori nei ministeri”.

E tornano così anche a circolare le voci di una possibile scissione renziana in autunno, nonostante le dichiarazioni pubbliche di stima per il governo giallorosso di Matteo Renzi (che ha anche uno scambio di tweet, dopo tanto tempo, con Paolo Gentiloni).

L’idea sarebbe quella di scindere i gruppi e restare a sostenere il governo, da azionisti di minoranza. Sarebbe il preludio a una scissione dal partito, favorita dal nuovo progetto di legge elettorale proporzionale. Ma remano contro non solo l’intenzione dei parlamentari di Base Riformista, guidata da Luca Lotti e Lorenzo Guerini, di restare nel Pd, ma anche i regolamenti parlamentari: una ipotetica separazione dei gruppi appare difficile al Senato e le voci fatte girare servono forse per tenere ora tutti sulla corda.

A Calenda risponde il vicesegretario dem Andrea Orlando, che prova a tenere le porte aperte. “Con l’indicazione di Paolo Gentiloni come commissario l’Italia torna in Europa a testa alta – twitta -. Il riformismo è questo, Carlo Calenda, ottenere il meglio nelle condizioni date. La sua casa è il Pd. La tua casa”.

Calenda plaude alla scelta dell’ex premier e twitta “ci ritroveremo in Europa”. Ma il dado è tratto. “Nei prossimi giorni depositeremo il cambio dello Statuto trasformando Siamo Europei in un movimento politico – scrive Calenda ai sottoscrittori del manifesto che alle europee gli ha portato 280 mila voti -. Ragioneremo sull’opportunità di cambiare nome”.

Chi aderirà al movimento potrà avere anche la tessera di un altro partito, Pd in primis. “Per quanto possibile aiuteremo il governo con idee e proposte – dice Calenda -. I pop corn non ci sono mai piaciuti”. Riferimento a Renzi, che da quando ha proposto l’alleanza con M5S è diventato un bersaglio grosso. Impossibile ora un partito insieme – “lui non ascolta nessuno”, ripete Calenda -, il nuovo movimento guarderà ai liberali riformisti, ai cattolici, all’ecologismo rappresentato da Legambiente (“i verdi buoni” li chiama Calenda).

(di Luca Laviola/ANSA)