Facebook e Google nel mirino, stati Usa avviano indagine

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Sede centrale di Google a Mountain View, Califortnia. ( iStock)

NEW YORK. – Sale la pressione sui giganti della Silicon Valley dopo anni di far west sul web. Già sotto la lente federale, Google e Facebook finiscono nel mirino anche dei procuratori generali di diversi stati americani, da New York al Texas, che vogliono far luce sugli effetti della loro posizione dominante in termini di concorrenza e tutela dei consumatori.

A lanciare l’affondo sul social di Mark Zuckerberg sono otto stati americani più il Distretto di Columbia. Il loro obiettivo è accertare eventuali comportamenti anticompetitivi e capire se la società abbia o meno messo gli ‘amici’ a rischio.

Il primo effetto dell’annuncio è la flessione dei titoli Facebook a Wall Street, dove arrivano a perdere il 2%. “Anche la maggiore piattaforma di social media al mondo deve seguire la legge e rispettare i consumatori.

Useremo tutti gli strumenti investigativi a nostra disposizione per determinare se le azioni di Facebook hanno messo a rischio i dati dei consumatori, ridotto la qualità delle loro scelte o aumentato i prezzi della pubblicità” afferma Letitia James, il procuratore generale di New York a capo della coalizione bipartisan di stati che ha avviato l’inchiesta su Facebook.

A scendere in campo insieme a New York sono il Colorado, la Florida, l’Iowa, il Nebraska, il North Carolina, l’Ohio, il Tennessee e il Distretto di Columbia.

Secondo indiscrezioni lunedì davanti all’edificio che ospita la Corte Suprema un’altra coalizione di procuratori, guidata dal texano Ken Paxton, è attesa sferrare l’attacco a Google annunciando un’inchiesta sull’impatto di Mountain View sui mercati della pubblicità digitale e sui dati dei consumatori.

A scendere in campo contro Google dovrebbero essere una trentina di procuratori, mostrando come l’attenzione è sempre più alta sui giganti tecnologici per i loro ampi effetti sulla società anche in vista delle elezioni presidenziali del 2020.

Proprio nelle ultime ore Facebook e Google hanno incontrato l’intelligence americana e l’Fbi per discutere gli sforzi della Silicon Valley per rendere più sicuro il voto.

Le indagini dei vari stati americani si vanno a sommare all’alta pressione federale sui giganti tecnologici, come dimostrato dalla sanzione da 170 milioni di dollari a Google per la violazione della privacy dei minorenni di YouTube e la stangata da 5 miliardi di dollari inflitta a Facebook sui dati.