Fiducia al Senato, 165 già per il sì ma pesano gli incerti

il Premier Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato.
il Premier Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato. ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – Oltre un anno dopo e con una nuova maggioranza, è ancora il Senato il banco di prova più incerto per il secondo governo di Giuseppe Conte. E’ lì che martedì peserà la sua forza, chiedendo la fiducia. Per ora stando alle dichiarazioni di favorevoli e contrari, avrebbe 165 sì ‘ufficiali’.

Quattro voti in più della maggioranza assoluta che a Palazzo Madama è di 161 senatori (ma la cifra non è un quorum) e tre in più dei 162 scranni su cui può contare sulla carta l’alleanza giallorossa ‘allargata’ a sinistra (107 senatori M5s, 51 Pd, 4 Leu).

Numeri comunque ballerini per via di alcuni apertamente indecisi, di 4 parlamentari ex 5Stelle che non si sa cosa decideranno in un esecutivo senza Lega e ovviamente dei 6 senatori a vita che, da prassi istituzionale, non lasciano trapelare la loro scelta.

Facendo i conti nella maggioranza, gli ok certi sono 161. A defilarsi è stato Gianluigi Paragone dei 5S, contrarissimo al patto con il partito del Nazareno e che quindi non darà la fiducia al Conte 2 (valuterà se uscire dall’Aula o votare no).

In casa Pd potrebbe sfilarsi anche Matteo Richetti: unico ‘no’ alla relazione di Nicola Zingaretti per avviare la trattativa con il Movimento, fa sapere che ci sta pensando ma non ha sciolto la riserva.

Ammettono di essere in dubbio – per ragioni diverse – anche Gregorio De Falco, cacciato dal M5s perché contrario ai decreti sicurezza e al condono a Ischia, e l’avvocato siciliano Mario Giarrusso che nel Movimento ci sta a tutti gli effetti. Il primo deciderà dopo aver ascoltato il premier al Senato.

“Sono un parlamentare, rappresento il popolo e non mi accontento: voglio veder chiara la rotta”, spiega. Per lui i nodi sono le risorse da trovare per la manovra e per l’immigrazione. Giarrusso invece condiziona il suo ‘sì’ al Pd. In particolare, se la prende con Paola De Micheli che ha preso il posto di Toninelli al ministero dei Trasporti, e che in un’intervista alla Stampa è per una revisione delle concessioni autostradali alla società Atlantia e non per la revoca, come il M5s chiede allo sfinimento.

“Darò la fiducia in base alla posizione che avrà il Pd rispetto alle dichiarazioni del ministro o se lei chiarirà”, punta i piedi. E insiste: “Se si inizia subito a martellare l’accordo non ci siamo, sennò restavamo con Salvini”.

Infine, a parte i no delle opposizioni (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia), è nel gruppo Misto che ci sono spiragli per qualche consenso in più. Il socialista Riccardo Nencini e l’ex 5S Paola Nugnes hanno detto che voteranno la fiducia. A favore potrebbero esprimersi pure gli ex M5s passati al Misto (Maurizio Buccarella, Saverio De Bonis Ricardo Merlo e Adriano Cario) mentre due contrari sono Emma Bonino di +Europa e l’ex 5s Carlo Martelli.

Passando alle Autonomie, il nuovo governo avrà l’ok da Pierferdinando Casini e dell’ex sottosegretario renziano Gianclaudio Bressa, mentre i 3 senatori di Svp e Albert Laniece di Union Valdotaine potrebbero astenersi.

(Di Michela Suglia/ANSA)