Quote latte: nuova sentenza Ue in favore dei produttori

Un' azienda di produzione di latte nel Veneto. (Agronotizie)

BRUXELLES. – L’Italia deve ricalcolare i rimborsi delle multe latte pagate in eccesso dai produttori. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Ue con la seconda sentenza in pochi mesi che indica la non conformità di alcune parti della legislazione nazionale sulle quote rispetto al diritto europeo.

La decisione odierna si riferisce alla campagna lattiero-casearia 2003/2004, nella quale vennero rilevati dei prelievi supplementari (multe) più alti del dovuto. L’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) ne dispose la restituzione, escludendo però alcuni produttori.

Dal ricorso al Tar e al Consiglio di Stato di un gruppo di questi capitanato dal caseificio sociale San Rocco origina la sentenza con cui la Corte rileva che la legge nazionale introduce criteri per i rimborsi (l’aver ottemperato all’obbligo di versamento mensile delle multe, ndr) che non erano previsti dalla normativa Ue.

Per questo i giudici di Lussemburgo, suggeriscono esplicitamente all’Italia a correggere la normativa nazionale.

Come a indicare una via per evitare una pioggia di ricorsi. Anche perché stabiliscono anche che in una situazione come quella oggetto della causa si debba procedere ad una nuova valutazione dei diritti dei produttori.

In giugno i giudici di Lussemburgo avevano censurato un’altra parte della normativa nazionale sulle quote latte, quella che riguarda la ripartizione delle quote latte inutilizzate.

Anche in questo caso, relativo alla campagna 2000-2001, la Corte rilevava che la redistribuzione delle quote in eccesso era stata assegnata secondo criteri di priorità incompatibili con il diritto Ue.

I giudici avevano accolto il ricorso di alcuni produttori contro Agea perché fino al 2003 l’unico criterio di riassegnazione delle quote latte inutilizzate doveva essere quello della proporzionalità, fissato dai regolamenti europei, con i Paesi che non potevano introdurne altri.

Solo con un successivo regolamento, arrivato proprio nel 2003, si è stabilito che i Paesi potessero fissare i criteri di riassegnazione.

(di Angelo Di Mambro/ANSA)