Tango Sí, tango No

BUENOS AIRES – Qualche giorno fa esponenti del “movimento feminista de tango” hanno presentato in un centro culturale di Buenos Aires il primo “Protocolo para Milongas” della storia della capitale argentina. Il documento, secondo quanto riportato dai media, vuole ripulire il tango dal maschilismo “che lo caratterizza”.

“Nel tango l’abilità della donna si riduce a seguire bene un maschio. -dice al quotidiano Clarin Ana Zeliz, una delle redattrici del documento-  Ma é da molto, precisa, che decidiamo noi sole i nostri passi!”.

Argomento appassionante, questo, delle sfumature di maschilismo atavico di cui e intrisa, pare, l’ars amatoria sudamericana.  Il “machismo galante”, ben presente in queste latitudini, é infatti un concetto fluido che mentre ad un estremo degrada in violenza e discriminazioni, dall’altro si innalza  a quel gioco “calido” di seduzione latina spesso invidiato in Europa e non solo. 

E per quanto”ripulire” il Sudamerica dalla violenza di genere resti -senza dubbio di sorta- una priorità sociale, farlo senza necessariamente sterminare le ultime pieghe di galanteria latina sarebbe un’opportunità da tenere in conto. Il punto fondamentale pare quindi essere come eliminare il “machismo” e conservare i “machos latini”? Il tango, di questa questione, è una delle migliori rappresentazioni.

Il famigerato “cabeceo”, prima di tutto:  summa di tutti gli orrori per chi guarda al tango da fuori, parodia della scelta di bestiame al mercato centrale, di arroganza, disprezzo, sultanato. Eppure per gli “iniziati”, per chi scappa in milonga ogni notte incurante del tempo, per chi lascia lavori importanti nel proprio paese, dalla Svezia al Giappone, per trasferirsi in case scalcinate nel quartiere di San Telmo e ballare e ballare fino a che le gambe reggono, il cabeceo e’l’inizio di tutte le delizie: dialogo di sguardi, complicità, incontro a distanza. Un codice “segreto” che protegge, prima di tutto, le donne: con un’ occhiata possono scegliere e invitare il ballerino che desiderano, senza esporsi all’ eventuale gogna pubblica di un rifiuto e sempre solo con lo sguardo possono, senza pressioni, allontanare un pretendente indesiderato.

Ma c’e’ chi il “cabeceo” non lo sa fare: ballerini improvvisati che pensano di potersi avvicinare senza tante storie e portare in pista la preda di turno, villani senza ritegno e senza grazia, che invitano prima di essere invitati. E poi c’é la questione, un po’ banale ma molto utile per spiegare il tango di questi tempi, che alle milongas accorrono circa dieci donne per ogni uomo e quindi hai voglia a dire che scelgono le donne con chi ballare: di fatto sceglie chi é numericamente più scarso. Negli anni ’40 le poche ragazze -timide e accompagnate dalle mamme- che sedevano ai tavolini a lato della pista avevano di che rifiutare inviti su inviti, arrossendo e abbassando lo sguardo, e dei tanti possibili pretendenti restavano in gioco solo i migliori, i più galanti, i più gentili. Ora invece quando una donna in milonga  riceve finalmente un invito a ballare, sa che statisticamente dovrà aspettare almeno altre nove “tandas” (27 balli) perché le ricapiti. E quindi finisce che accetta, senza sottilizzare troppo sui modi. A queste condizioni di inferiorità numerica, vale tutto: ballerini più maldestri che malintenzionati, i quali non sanno che la “marca” é un gesto di ascolto e non di comando. E ballerini furbetti, che approfittano del buio e dell’abbraccio di un ballo come adolescenti al cinema.

Una soluzione costruttiva sarebbe, semplicemente, attirare più ballerini alle milongas: con equità tra “domanda” e “offerta”, i maschi-maschilisti sparirebbero per selezione naturale e rimarrebbero solo i migliori, i ballerini galanti, i “tangueros” DOC che tutte sognano.

Ma in un continente dove il machismo violento e’ stato tollerato per troppi anni, chiedere alle neo rivoluzionarie di accettare che ci sono sfumature pare impossibile. Le forme più estreme del femminismo rischiano di travolgere tutto, furfanti e galantuomini. Intanto, le turiste straniere hanno scoperto che con cento dollari a notte si puo’ “affittare” un taxi boy: elegantemente chiamato “maestro di tango” e paragonato ai maestri di tennis degli anni ’80, e’ di fatto un escort-boy che sa ballare. Ti passa a prendere in albergo, ti accompagna a cena e balla con te, e solo con te, per tutta la notte e, naturalmente, e’ gentilissimo. Sara’ questa l’unica via contro il “machismo latino”? Femminismi estremi e taxi boy? Speriamo di no.

Anna Lanzani

Foto: Martino Rigacci